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IL MITO LINGUISTICO DI ERMES E APOLLO

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di Filippo M. Leonardi

Fra gli inni omerici ve ne è uno che narra il mito di Ermes, di quando ancora bambino rubò la mandria di buoi di Apollo nascondendola con vari espedienti, poi inventò la lira a sette corde che costruì con un guscio di tartaruga e con budella di vacca. Quando Apollo riuscì a scovarlo, meravigliato da questo nuovo strumento musicale, accettò la lira in cambio della mandria. Questo mito, riportato anche da Apollodoro, suscita diversi interrogativi. Dobbiamo constatare che finora nessuno ha mai capito che si tratta di un mito linguistico, eppure basta osservare alcuni indizi per trovare la chiave di interpretazione.

Per prima cosa bisogna considerare che il bue o la vacca, nel simbolismo tradizionale, rappresentano il linguaggio nel suo aspetto fonetico, in particolare sotto forma di scrittura mediante alfabeto. Questa interpretazione ci è suggerita da vari esempi:

1. Nella tradizione nordica la vacca rappresenta il potere creativo della parola. Si narra infatti che la vacca Auðhumla avesse creato il primo essere, il gigante Buri, sagomando le rocce ghiacciate con il movimento della sua lingua.

2. Nelle lingue indoeuropee c’è un evidente legame etimologico tra le parole che designano la voce e la vacca. In latino vox e vacca, in sanscrito vāc e vaśā.

3. Anche la radice indoeuropea gw* che indica il bue o la vacca (sanscrito go, ted. kuh, ingl. cow) in latino poi labializzata in bos/bovis, probabilmente in origine, in quanto composta dai fonemi più gutturali, designava appunto la gola (lat. gula), poi utilizzata per indicare l’animale con il collo più robusto. Ancora oggi si dice “collo taurino” per indicare un collo possente.

4. Nello schema tradizionale che correla le costellazioni alle parti del corpo umano, il segno zodiacale del toro corrisponde alla gola, cioè il punto in cui sono posizionate le corde vocali mediante le quali è prodotta la voce umana.

5. L’alfabeto semitico, da cui derivano tutti gli altri alfabeti, inizia con la lettera aleph, il cui nome significa “bue” ed è rappresentata graficamente come la testa di un bue.

6. La scrittura greca arcaica, potendosi scrivere indifferentemente da sinistra a destra o da destra a sinistra, ma con un andamento alternativo avanti e indietro, era appunto detta bustrofedica, cioè simile al movimento di buoi che arano il terreno tirando l’aratro da un estremo all’altro del campo.

7. Nell’indovinello veronese, databile tra il VIII e il IX sec., la scrittura è paragonata ancora una volta all’aratura mediante buoi: «se pareba boves, alba pratàlia aràba, et albo versorio teneba, et negro semen seminaba».

Tenendo conto del significato simbolico dei buoi, che rappresentano la lingua parlata o la scrittura fonetica, il furto della mandria di Apollo da parte di Ermes deve essere interpretato con riferimento alla linguistica. Ora è abbastanza ovvio che Ermes, nella sua funzione di messaggero degli dei, rappresenta proprio la comunicazione che è la funzione principale del linguaggio parlato. Ma non è l’unica. Infatti il linguaggio ha anche una funzione cognitiva che nel mito è rappresentata da Apollo, dio della profezia. Nel mito le due divinità sono in competizione fra loro e il racconto in cui Ermes si appropria della mandria di Apollo sta a significare che l’uso convenzionale del linguaggio, su cui si basa la comunicazione, tende a prevaricare il carattere imitativo e naturale, su cui si basa invece la cognizione.

Questo è affermato nel primo principio della Fonosemantica. Il linguaggio umano ha due funzioni complementari: cognitiva e comunicativa. Di conseguenza il linguaggio ha anche due caratteri antitetici: uno imitativo e naturale che è più adatto alla cognizione, l’altro arbitrario e convenzionale che prevale nella comunicazione.

Le due funzioni del linguaggio umano agiscono nella selezione del lessico con strategie antitetiche. La funzione cognitiva sfrutta l’imitazione come espediente per conseguire la conoscenza di qualcosa di ignoto, mediante ciò che si conosce già. A tale scopo, quanto più il significante è simile al significato, tanto più sarà facile cogliere l’analogia e acquisire il nuovo significato.

L’uso convenzionale invece presuppone già la condivisione di un lessico fra più interlocutori, perciò tende ad ottimizzare la comunicazione, riducendo gli errori di trasmissione e decodifica. A tale scopo è più conveniente utilizzare significanti tanto più diversi, quanto più sono simili i significati, per non confonderli fra loro. Perciò l’uso convenzionale agisce in funzione antitetica all’uso cognitivo, applicando una strategia opposta per un diverso scopo.

Nel primo stadio di sviluppo del linguaggio, la funzione cognitiva agisce nella formazione dei nomi mediante l’imitazione del significato con il significante. Ma nell’uso pratico della lingua, da parte di una massa di individui, prevale la funzione comunicativa, per cui si ha una generale tendenza delle lingue umane, durante il loro sviluppo, a perdere progressivamente il carattere imitativo in favore di quello convenzionale. Questo principio è rappresentato nel mito sotto forma di contrapposizione tra Apollo ed Ermes.

Secondo il racconto Ermes, per depistare Apollo, si sforza di cancellare le tracce degli zoccoli della mandria con diversi espedienti: facendola transitare su terreno sabbioso, camminando a ritroso e facendogli calzare dei sandali di vimini per nascondere le tracce degli zoccoli. Questi trucchi rappresentano simbolicamente tutte le alterazioni che modificano il linguaggio umano oscurando il suo carattere naturale originario.

Una volta scoperto, Ermes, per farsi perdonare del furto, dona ad Apollo una lira realizzata con il guscio di una tartaruga e con le budella di pecora o di vacca. In effetti le corde di minugia, siano esse di ovino o bovino, da secoli sono utilizzate per la fabbricazione di strumenti musicali e preferite, rispetto a quelle metalliche, proprio perché il loro suono meglio imita la voce umana. In greco il termine χορδά denomina le budella ma è usato anche per le “corde” vibranti degli strumenti musicali o le “corde” vocali. Si consideri poi che le sette corde della lira corrispondono alle sette note, ovvero alle sette vocali dell’alfabeto greco. Qui il mito vuol significare che il linguaggio parlato e scritto, in quanto esternalizzazione della facoltà cognitiva, nell’uso pratico tende a perdere la sua valenza cognitiva originaria in favore di quella comunicativa. Apollo perde la mandria in cambio della lira. Ciò significa che il carattere naturale ed imitativo del linguaggio permane solamente nella lirica, cioè nel canto e nella poesia. Anche questo è un fatto linguistico verificato: il fonosimbolismo è prediletto dai poeti per la sua espressività, ma trascurato dai più nell’uso corrente.

Per pascolare la mandria, Ermes costruisce un flauto con una canna. Apollo, volendo ottenere anche questo strumento musicale, cede ad Ermes la sua verga dorata e l’arte della divinazione mediante i ciottoli. Questi ciottoli erano usati nell’antichità per contare o per calcolare (il greco ψήφων corrisponde al latino calculus). Nella divinazione erano tirati a caso per ottenere un responso. Ma si tenga conto che in greco tra la mantica e la semantica c’è solo una lieve sfumatura, consistendo entrambe nell’interpretazione dei segni.

Perciò il mito suggerisce che la prevalenza dell’uso convenzionale del linguaggio, comporta anche la sostituzione della precognizione con il calcolo, ovvero della conoscenza intrinseca delle cose con la loro elaborazione ed interpretazione, con conseguente rischio di fraintendimento. Ermes fu infatti nominato messaggero degli dei, ma conservò un carattere ambiguo e ingannatore, fu dunque patrono dei commercianti ma anche dei ladri. Ermes rappresenta l’ambiguità intrinseca del linguaggio, da cui la necessità di interpretazione che dal suo nome fu detta appunto ermeneutica.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:

– Inno a Ermes > The Homeric Hymns and Homerica with an English Translation by Hugh G. Evelyn-White. Homeric Hymns. HH 4, 68-153. Harvard University Press Cambridge (MA); William Heinemann Ltd, London, 1914.

– Apollodoro, Biblioteca > The Library, with an English Translation by Sir James George Frazer, F.B.A., F.R.S. in 2 Volumes. Harvard University Press, Cambridge (MA); William Heinemann Ltd, London, 1921.

– Snorri Sturluson, Gylfaginning > Edda, Adelphi, Milano, 1975.

– Wilhelm Gesenius, Ausführliches grammatisch-kritisches Lehrgebäude der hebräischen Sprache, 1817 > Gesenius’s Hebrew Grammar, translated by B. Davies, Warren F. Draper, Andover, 1880.

– Pio Rajna, Un Indovinello Volgare Scritto alla Fine del Secolo VIII o al Principio del IX, in Speculum, Vol. 3, No. 3 (luglio 1928).

– Arthur A. Macdonell, Sanskrit-English dictionary, Longmans-Green & Co., London, 1893.

– Leslie Threatte, The grammar of Attic inscriptions, W. de Gruyter, Berlin, 1980.

– Filippo M. Leonardi, Il primo principio della Fonosemantica, academia.edu, 2016.

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