
di Angelo Giubileo
E’ sempre molto difficile risalire la corrente e andare a ritroso nel tempo. Infatti, per noi esseri umani, è senz’altro molto più facile restare fermi al presente e augurarsi un futuro finanche migliore. E tuttavia: il passato è certamente stato e altresì continua ad essere nel presente attuale.
Nei miti e nelle religioni, in tutti loro, il Signore del mondo, non ha il potere di cancellare il passato; può in qualche modo porvi “rimedio”, ma, assolutamente, non può cancellarne l’e-sito. Perfino Jahvè – che dice Roberto Calasso “è l’unico a pensare che l’esistenza sia un peccatum” – sceglie di offrire se stesso, o meglio il proprio Figlio consunstanziale, al fine di “ristabilire le proporzioni cosmiche”.
E dunque e-siste pur sempre la Necessità, in qualche modo, secondo l’“Essere” di man-tenere – come conclude Martin Heidegger nei suoi Sentieri interrotti – o secondo il “Tempo” di ristabilire le proporzioni cosmiche “dell’inizio e di ogni inizio che è”.
Quando le medesime proporzioni non sono mantenute, l’acqua o il fuoco si abbatte e precipita sul mondo, e quindi il clima cambia. Nella storia della natura, ciò accade continuamente, è sempre accaduto continuamente e, presumiamo, accadrà ancora…
Eppure, soltanto a partire dagli ultimi dieci anni circa quasi ovunque s’in-siste, in modo incessante, sul fenomeno cosiddetto del “cambiamento climatico”. Il primo grido allarmante, “vox clamantis in deserto”, il 5° Rapporto del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, è del 2013. Nel Rapporto in questione si dice che, con un trend di crescita lineare, dal 1880, il riscaldamento globale maggiore è stato di 0,85 °C nel periodo compreso tra l’inizio del secolo e il 2012. Nel 2023, il 7° Rapporto dice, in estrema sintesi, che a rimediare il fenomeno non ci sarebbe più tempo e resterebbe un’ultima finestra utile per fermare l’attuale tasso di riscaldamento globale a 1,5 °C.
E dunque, ricapitolando, i dati dal 1880 a oggi registrano una misura quasi doppia del fattore di rischio nell’ultimo decennio circa rispetto al decennio circa precedente; e, nell’ultimo ventennio circa, una misura del fattore di “rischio del cambiamento climatico” in continua e progressiva crescita. Tale da rendere in qualche modo necessario un “rimedio” o un “ristabilimento delle proporzioni cosmiche” che hanno pre-ceduto questo stesso inizio.





