
Ieri mattina 28 settembre nella sede della Regione Emilia – Romagna si è svolto il primo round per la Marelli, la quale ha deciso di non ritirare la procedura e di andare avanti con la chiusura dello stabilimento di Crevalcore.
Così hanno detto i sindacati al termine dell’incontro in Regione con i vertici dell’azienda e le istituzioni.
I vertici di Marelli, lasciando la sede della Regione, non hanno rilasciato alcun commento.
Con troppa superficialità e leggerezza si è continuato a gridare green, green da parte delle forze politiche e con sottolineature insensate anche dal mondo sindacale, compresi gli stessi metalmeccanici che oggi la vicenda dello stabilimento dei 230 lavoratori dell’azienda di Crevalcore li riguarda.
Va però sottolineato che la vicenda riguarda direttamente tutti i lavoratori italiani e dei Paesi europei.
Il blocco delle auto termiche, voluto dall’Europa, fa chiudere la storica fabbrica della Magneti Marelli: questo è solo il segnale iniziale di un drammatico inizio della stagione dei licenziamenti .
Si può ben sottolineare che a rischio ci siano ben 3.100 imprese in Italia e 268 mila occupati.
Oggi, anche nel mondo sindacale, se vi fosse saggezza e buonsenso sarebbe utile recuperare una seria riflessione critica per affrontare la leggerezza politico culturale che troppe volte ha visto il gruppo dirigente sindacale – a corto di uffici studi seri – al traino di una cultura che trovava le sue aspirazioni e radici nel mondo astratto dei banchieri e nei movimenti del mondialismo di Davos .
Scambiare gli auspici dei trafficanti del monte Davos – che controllano oltre 200 deputati del parlamento Europeo e la maggioranza degli ottimati della Commissione europea – con l’impatto con la dura realtà che si va delineando nel mondo del lavoro per il sindacato rischia una totale perdita della poca autorevolezza rimasta.
Il punto centrale di tale regressione deriva dalle modalità di come si forma una lettura anche dalla politica economica dei fatti in veloce evoluzione.
E così che andando a rileggere i documenti di un congresso nazionale di un sindacato dei metalmeccanici emerge nel dicembre 2022 un documento votato all’unanimità dove si auspicava su quale scenario si andava a collocare l’azione sindacale in Italia. Il documento sottolineava i seguenti punti:
– rivedere e migliorare il sistema degli ammortizzatori sociali;
– salvaguardare l’occupazione e soprattutto la buona occupazione contrastando la precarietà;
– apportare le modifiche necessarie al sistema pensionistico per tenere conto che “i lavori non sono tutti uguali”;
– affermare la parità di genere nel mondo del lavoro e nella società ;
– affrontare le sfide dell’industria del futuro, con la transizione ecologica e digitale che cambieranno il nostro mondo, sia nel modo di produrre e di vendere, sia nei prodotti stessi che saranno messi in commercio;
– quindi una politica industriale costruttiva che consenta la valorizzazione di tutta la filiera manifatturiera italiana
– avviare una riflessione sulla riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario come strumento di contrasto alla disoccupazione e di sostegno alla transizione ecologica e digitale .
Il giorno della dura realtà green è arrivato puntuale e con esso la dura “verifica “ di un esame di realtà che non corrisponde agli auspici declamati all’unanimità -e non è un giorno rosa -anche se ci sono sindacalisti con ruoli significativi dei metalmeccanici che viaggiano con la macchina elettrica della Tesla per fare “gli influencer” del nuovo corso .
Nello stabilimento Magneti Marelli di Crevalcore (Bologna) si producono collettori di aspirazione aria e pressofusi di alluminio, componenti essenziali per i motori endotermici, peccato che questi motori siano in via di estinzione: un de profundis intonato dall’Ue, che non ha voluto sentire le ragioni di chi proponeva di stabilire i limiti antinquinamento da raggiungere lasciando libertà sul modo di arrivarci e quindi non imponendo l’obbligatorietà dell’elettrico.
Di fronte alla disperazione di tante famiglie si stanno mobilitando istituzioni e sindacati e le contraddizioni drammaticamente esplodono, ma la maxi finanziaria americana Kkr, che controlla l’azienda, risponde che la transizione energetica rende queste linee produttive ormai inservibili.
Il punto è che oggi è tutta l’Europa che dovrebbe interrogarsi, proprio a cominciare da quanto sta avvenendo in questa fabbrica di Crevalcore che chiude.
Sì, perché le conseguenze saranno drammatiche e non solo per questi lavoratori .
In Europa l’auto significa 460 miliardi di euro di fatturato e 4 milioni di occupati. Se essa andrà verso un graduale declino si passerà da una quota di mercato globale del 26% al 12% nel 2040, cedendo il passo alla concorrenza asiatica e americana.
Dice Adolfo De Stefani Cosentino, presidente di Federauto (la federazione che raggruppa i concessionari di auto): “In Italia vi è un parco circolante di 39-40 milioni di vetture di cui 1 auto su 5 ha superato i 20 anni.
Il 3 ottobre si terrà al ministero delle Imprese e del made in Italy un summit convocato dopo l’annuncio della chiusura della Magneti Marelli.
Governo, istituzioni e parti sociali si confronteranno sugli scricchiolii della Motor Valley. “Non si può scaricare sui lavoratori- dice Luigi Sbarra, segretario Cisl- il peso della transizione green e digitale del settore”.
Aggiunge il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini: “Non trovo giusto e coretto che di punto in bianco in una regione attrattiva come l’Emilia-Romagna un colosso come Kkr decida di andarsene”.
Ma business is business.
Tra l’altro il fondo Kkr sta trattando per il controllo (insieme al Tesoro) di una parte della rete di Tim, ma non sembra disponibile a fare marcia indietro sulla Magneti Marelli, anche perché è palese una sua strategia di uscita dalle auto endotermiche se permarranno le forche caudine europee.
Sono molti che incomincia ad avere dubbi sull’ evitare di fare regali alla Cina.
La chiusura di questo stabilimento della Magneti Marelli la dice lunga su cosa succederà nella componentistica italiana e europea.
I 230 lavoratori stanno presidiando la fabbrica. Si stanno svolgendo in giro per l’Europa tanti convegni sul futuro green, che se però viene gestito in termini ideologici rischia di avere un altissimo costo sociale.
Valerio Veronesi è il presidente della Camera di Commercio di Bologna e dice: “E’ un errore clamoroso che ha fatto l’Europa, che sarà l’unica nel 2035 a smettere di avere le auto a combustione. Cina, Asia, Stati Uniti potranno continuare ad averle”.
Noi che avevamo la migliore tecnologia del mondo buttiamo al vento una supremazia tecnologica senza possedere materie prime.
Secondo un dossier elaborato da Clepa (European association of automotive suppliers: “In Italia sono a rischio immediato 450-500 aziende di componentistica con 70mila lavoratori.





