
C’è il green della disperazione europea, sul quale l’Unione Europea con alcuni volonterosi ha deciso di suicidarsi e c’è putting green, quella parte di un percorso di golf caratterizzata dal tappeto erboso accuratamente rasato per permettere il rotolamento della palla, all’interno della quale si trova la buca e dove il giocatore conclude il gioco di quel passaggio.
Il green dell’Unione Europea è ormai la pietra al collo con la quale gli europei che non si sganceranno da Bruxelles, da Parigi, da Londra e da Berlino affonderanno, in fila dietro il Napoleone di Francia, pupillo dei Rothschild (perdenti dietro le quinte).
Gli inglesi, a quanto pare, stanno affondando da soli e i tedeschi, con una politica semplicemente folle (armi più soldi ai Verdi) sono avviati verso il disastro. Disastro che potrebbe persino configurarsi con una spaccatura del Paese.
Donal Trump ha deciso che con l’Unione Europea non parla, non tratta, non ha nulla da dire. Non ha nulla da dire alla baronessa von der Leyen, un fantasma che si aggira per l’Europa sparando cifre a vanvera e non ha nulla da dire ai 30 mila burocrati che stanno a Bruxelles che, se fossimo negli Usa, avrebbe già licenziato, liberandoci in un colpo solo da una cappa di piombo ormai simile a quella dell’Unione Sovietica.
Donal Trump, invece, parla mentre gioca sul green del golf e lo fa con il presidente della Finlandia. Sul putting green si è parlato del fatto che la Finlandia produrrà tutti i rompighiaccio per gli Stati Uniti, creando una flotta artica di cui gli Stati Uniti hanno bisogno.

La Finlandia confina con Svezia, Norvegia e Russia ed è uno Stato membro dell’Unione europea, dell’ONU e della NATO.
Il confine della Finlandia con la Russia ha una lunghezza di 1.340 km e un accordo tra Usa e governo finlandese relativo ai rompighiacci, ossia alle navi che consentono le rotte artiche, ha una valenza strategica sia per i commerci, sia per il controllo dell’accesso della Russia al Baltico, dove Washington punta ad avere voce in capitolo per i suoi rapporti diretti con Mosca.

Gli Usa, quindi, stanno già cominciando a fare accordi a livello di singoli stati sui ruoli che ciascuno di essi potrebbe svolgere in futuro.
Come sostiene Roberto Mazzoni, giornalista che informa dalla Florida, “gli Stati Uniti avranno politiche diverse a seconda dell’area geografica all’interno dell’Europa, pertanto non ci sarà una politica unificata nei confronti dell’Unione Europea. Trump e i suoi ministri, infatti, hanno finora rifiutato qualsiasi contatto da parte dei funzionari dell’Unione Europea. Dal punto di vista di Washington, l’Unione Europea è solo un peso e non esiste come interlocutore, mentre invece esistono i singoli stati. Nell’ambito artico scandinavo ci sarà una politica di un certo tipo, nel centro Europa un’altra politica, con i francesi un’altra ancora e nel Mediterraneo una politica diversa a seconda degli interessi mutevoli degli Stati Uniti in queste specifiche aree”.
E qui arriviamo agli interessi italiani, che vanno curati ormai con larga indipendenza da quelli di Francia, Inghilterra e Germania.
L’Italia è proiettata sul Mediterraneo e con il Piano Mattei ha, con intuito eccellente, attivato politiche di iuntervento in Africa e nel Medio Oriente, con accordi di partenariato in campo energetico e con possibili svuiluppi anche nel settore delle materie prime.
L’area di interesse italiano è, pertanto il Mediterraneo, non certamente l’Est Europa e tanto meno il Nord Europa.
Ovviamente una politica di proiezione mediterranea, medio orientale e africana non comporta solamente interventi diplomatici, commerciali, di partenariato energetico, ma anche presenza militare.
E’ pertanto possibile che nell’ambito di accordi con gli Stati Uniti si rafforzi anche un partenariato militare che è già solido e strutturato e che va implementato nel settore navale e in quello aereo, essendo l’Italia poco interessata a quello di terra. Ovviamente una politica militare non può che tenere in debito conto le comunicazioni e l’intelligence, con la conseguenza che andrebbe chiusa in positivo la vicenda dei satelliti.
L’industria italiana degli armamenti è in buone condizioni, con Leonardo, Fincantieri e molte aziende minori del settore di alta qualità. Il velivolo F35 è assemblato (unico esempio in Europa) presso lo stabilimento di Cameri in Piemonte.
Nei giorni scorsi si è tenuta la cerimonia di taglio della lamiera, presso lo stabilimento Fincantieri di Riva Trigoso (Genova), per la prima delle due fregate di nuova generazione di Fregate FREMM in versione “EVOLUTION”, denominate “FREMM EVO”. La consegna della prima fregata è prevista per il 2029, mentre la seconda sarà completata nel 2030.
Il contratto per la realizzazione delle due FREMM EVO è stato firmato nel luglio 2024 tra Orizzonte Sistemi Navali (OSN) – joint venture tra Fincantieri (51%) e Leonardo (49%) – e OCCAR (Organisation Conjointe de Coopération en matière d’Armement). L’iniziativa rientra nel programma pluriennale FREMM, finalizzato al rinnovo della flotta della Marina Militare con unità di ultima generazione.
Le fregate Fremm forniscono un esempio di come siano intrecciati i rapporti delle aziende europee (in questo caso italo francesi) con gli Stati Uniti.
Le fregate FREMM (Fregate Europee Multi-Missione) costruite dall’Italia sono, infatti, una famiglia di navi militari multiruolo sviluppate nell’ambito di un programma di cooperazione italo-francese, coordinate dall’organizzazione OCCAR (Organisation Conjointe de Coopération en matière d’Armement). In Italia, queste fregate sono state progettate e costruite principalmente da Fincantieri, in collaborazione con Leonardo per i sistemi di combattimento, e appartengono alla classe “Bergamini”. Il programma è nato dall’esigenza di rinnovare la flotta della Marina Militare italiana, sostituendo le vecchie fregate delle classi Lupo e Maestrale.
Fregate FREMM italiane per la Marina Militare
L’Italia ha pianificato inizialmente la costruzione di 10 fregate FREMM, suddivise in due varianti principali:
- 6 in versione GP (General Purpose): ottimizzate per la flessibilità operativa e la lotta di superficie.
- 4 in versione ASW (Anti-Submarine Warfare): specializzate nella lotta antisommergibile.
L’elenco delle fregate FREMM costruite per la Marina Militare italiana comprende:
- Carlo Bergamini (F 590) – Varata nel 2011, consegnata nel 2013 (GP).
- Virginio Fasan (F 591) – Varata nel 2012, consegnata nel 2013 (GP).
- Carlo Margottini (F 592) – Varata nel 2013, consegnata nel 2014 (ASW).
- Carabiniere (F 593) – Varata nel 2014, consegnata nel 2015 (ASW).
- Alpino (F 594) – Varata nel 2014, consegnata nel 2016 (ASW).
- Luigi Rizzo (F 595) – Varata nel 2015, consegnata nel 2017 (GP).
- Federico Martinengo (F 596) – Varata nel 2017, consegnata nel 2018 (GP).
- Antonio Marceglia (F 597) – Varata nel 2018, consegnata nel 2019 (GP).
- Spartaco Schergat (F 598) – Varata nel 2019, inizialmente destinata alla Marina Militare ma venduta all’Egitto nel 2020 (GP). Ribattezzata Al-Galala (FFG-1002).
- Emilio Bianchi (F 599) – Varata nel 2020, inizialmente destinata alla Marina Militare ma venduta all’Egitto nel 2021 (GP). Ribattezzata Bernees (FFG-1003).
A seguito della cessione delle ultime due unità all’Egitto, l’Italia ha deciso di rimpiazzarle con le due nuove fregate FREMM nella versione aggiornata FREMM EVO (Evolution), ordinate nel 2024.
Oltre alle unità per la Marina Militare, l’Italia ha costruito e venduto fregate FREMM ad altre marine internazionali:
- Egitto:
- Al-Galala (FFG-1002) – Ex Spartaco Schergat, consegnata nel 2020.
- Bernees (FFG-1003) – Ex Emilio Bianchi, consegnata nel 2021. Inoltre, l’Egitto ha un’opzione per altre due unità di nuova costruzione, potenzialmente in versione ASW.
- Stati Uniti: La US Navy ha selezionato una variante delle FREMM italiane per il programma FFG(X), dando vita alla classe Constellation. La prima unità, USS Constellation (FFG-62), è in costruzione presso i cantieri Fincantieri Marinette Marine (Wisconsin), con consegna prevista nel 2026. Il programma prevede fino a 20 fregate.
- Indonesia: Nel 2021, Fincantieri ha firmato un contratto per la fornitura di 6 fregate FREMM nuove, più l’ammodernamento e la vendita di 2 fregate classe Maestrale usate, per un totale di 8 unità.
Anche i nostri interessi nel campo degli armamenti, come si vede, sono e dovrebbero essere volti al cielo a al mare.
Riguardo al cielo, Leonardo S.p.A. è un leader globale nel settore aerospaziale, della difesa e della sicurezza, con una divisione dedicata agli elicotteri che rappresenta uno dei suoi punti di forza. La Divisione Elicotteri di Leonardo progetta, sviluppa, produce e commercializza un’ampia gamma di elicotteri per usi commerciali, di pubblica utilità, di sicurezza e militari. Questi velivoli coprono tutte le principali categorie di peso, dal monomotore leggero da 1,8 tonnellate al trimotore pesante da 16 tonnellate, e sono noti per la loro versatilità e tecnologia avanzata.
Tra i modelli più noti sono:
- AW139: un elicottero bimotore di medie dimensioni, ampiamente utilizzato per missioni di trasporto offshore, ricerca e soccorso, e servizi di emergenza medica.
- AW169: un elicottero leggero-intermedio, progettato per flessibilità operativa in ambiti come il trasporto VIP, le forze dell’ordine e il soccorso.
- AW189: un bimotore di categoria superiore, ideale per missioni a lungo raggio, come il trasporto offshore e operazioni di salvataggio in condizioni estreme.
- AW109: un elicottero leggero, apprezzato per la sua velocità e agilità, spesso impiegato in missioni di trasporto executive e di polizia.
- AW101: un elicottero trimotore pesante, usato principalmente in ambito militare per missioni di combattimento, ricerca e soccorso, e trasporto tattico.
- NH90: sviluppato in collaborazione con Airbus Helicopters e Fokker nell’ambito di NHIndustries, è un elicottero militare multiruolo impiegato da diverse forze armate nel mondo.
Leonardo è leader nella progettazione e costruzione di trasmissioni per elicotteri e ha capacità autonome nello sviluppo e nell’integrazione di sistemi avionici avanzati. I suoi elicotteri sono impiegati in oltre 150 paesi e sono prodotti in stabilimenti situati principalmente in Italia (come Vergiate e Cascina Costa), Regno Unito, Polonia e Stati Uniti. Inoltre, l’azienda offre servizi completi di assistenza tecnica e addestramento, con centri specializzati come la “A. Marchetti” Training Academy a Sesto Calende, in provincia di Varese.
Leonardo sta sviluppando soluzioni come elicotteri a propulsione ibrida/elettrica e sistemi a pilotaggio remoto, come il Falco Xplorer, oltre al convertiplano AW609, che combina la versatilità di un elicottero con la velocità di un aereo a turboelica (fino a 500 km/h), destinato a rivoluzionare il mercato.
Gli elicotteri Leonardo sono un simbolo dell’eccellenza tecnologica italiana, con una forte presenza internazionale e un ruolo chiave in programmi strategici per governi e operatori privati.
L’Italia, pertanto, anche in un possibile programma rivolto agli armamenti, ha la sua da dire e lo dovrebbe fare sempre più concentrandosi sulle sue eccellenze che alimentano una filiera a monte dove le industrie italiane non hanno eguali nel mondo (esempio: macchine utensili).
L’aspetto politico del problema è che va tolto di mezzo definitivamente il pesante cappello green che soffoca l’industria europea. Il green è fallito e solo la testardaggine di chi lo ha voluto, sottoponendo l’Europa ad una vessazione senza precedenti, continua a tentare di sostenerlo.
Il motivo per il quale Trump non parla con l’Unione Europea è anche qui. Il Green è una follia, una barriera, una pietra al collo che non può avere alcuna considerazione in un quadro economico che si sta sviluppando a livello mondiale.
Solo i pazzi possono continuare a marciare verso l’abisso. Un abisso verde marcio dal quale l’Italia deve togliersi in fretta.





