
di Giuseppe Augieri
“All eyes are on her” – tutti gli occhi su di lei, dice Claudio Cerasa, citando la stampa internazionale che guarda così a Meloni ed al “suo” G7, in particolare dopo la solidità della sua leader-ship, confermata dalle elezioni europee. Cerasa evidenzia che il difetto ed il pregio di Meloni è quello di essere un camaleonte che cerca di mettere assieme politiche apparentemente incompatibili. E fa una serie di esempi, estremamente interessanti.
In verità non ho capito se si tratta di una critica o di un complimento. Con i tempi che corrono, può essere un vantaggio. Ed io sarei attento, come poi infine lo stesso Cerasa sostiene, a guardare con attenzione a quale sarà l’impatto di questo atteggiamento con “le acrobazie che devono compiere i populisti quando dopo aver seminato zizzania si ritrovano a fare i conti con la realtà.”. Ma, di converso, anche sul metodo della “maschera che nasconde il vero volto”: può essere utilizzato da molti estremismi ed essere davvero pericoloso.
Io credo però che Meloni si sia immaginata e ritagliata un ruolo di mediazione tra tendenze che, da troppo tempo, hanno dimenticato dialogo, confronto, compromesso a livello internazionale. Un compito immane che forse non è della misura di Meloni, perché troppo grande anche rispetto ai desideri del suo super-ego. Ma che la Premier ha fatto emergere in questo G7.
Il tentativo c’è. Un aspetto che mi sembra sottovalutato, oltre alla proposta tutta italiana di avvio di una forma più concreta di dialogo con l’Africa, sono le due frasi con la quali si sono aperti i lavori. La prima: «Non accetteremo mai la narrativa che vuole l’Occidente contro gli altri. Sappiamo che possiamo affrontare le sfide globali che stiamo affrontando solo se siamo in grado di cooperare con rispetto». Ancora di più, la seconda: «il G7 ha confermato di non essere una sorta di fortezza chiusa, che deve difendersi da qualcosa o da qualcuno, ma un’offerta di valori che si apre al mondo, che vuole costruire sviluppo e crescita condivisi». Dire questo mentre continua il posizionamento di tutte le Nazioni del mondo su due blocchi – G7 e BRICS+6 – che non escludono nessun tipo e nessun livello di scontro tra loro, e contemporaneamente invitare al G7 India, Argentina, Brasile e Emirati Arabi, (e cioè il nerbo dei BRICS e del suo allargamento che vede altri 20 Paesi, soprattutto africani, interessati a farne parte) significa qualcosa.
Soprattutto considerando che questi sono tra i Paesi meno propensi a “schierarsi per scontrarsi”. Un invito ad assumere essi un ruolo di cuscinetto? Le occasioni di bilaterali dicono di un tentativo – o quanto meno un invito – al dialogo che si è avviato. Può morire senza produrre effetti, ma è intanto nato. Una riflessione in più su questo aspetto io la farei: anche alla prova dei fatti che accadranno tra poco, compreso i risultati delle elezioni in UE ed in USA.
Certo il G7 – leggendo le 36 pagine del documento finale – sembra davvero concludersi senza nerbo. Roazzi definisce il tutto vago e, secondo me, ha ragione. Ma devo dire che non mi aspettavo molto di più. Tutte le questioni che sono sul tappeto devono essere discusse, ancora e fino in fondo. Il disegno di un futuro mondiale, che manca ancora di nuovi riferimenti non avendo ancora accettato del tutto che quelli precedenti sono tramontati – ma che intanto, come unica cosa chiara, mostra la decisione di un serio riarmo – ha bisogno di tempo. Che però non può essere molto lungo, visto l’abbrivio. Ed invece la fase attuale non è quella del confrontare reciproche chiare posizioni e poi…. io spero dialogare per trovare un compromesso. Siamo ancora al “non so bene cosa voglio”. Un discorso sul contratto sociale in atto nei Paesi dei due schieramenti forse aiuterebbe a capire complessità ed importanza di quanto si va elaborando.
In ogni caso, ci sarebbe da dire che, prima donna o comprimaria, l’Italia c’è stata. Un ruolo l’ha svolto. Un progetto di politica c’è. Potrebbe perdonarsi persino un pizzico di orgoglio.
Poi rivedi le risse in Parlamento, ascolti o leggi i commenti: e ti cadono le braccia.





