di Sergio Restelli
Siamo creature del futuro, sempre pronte a trasformare l’incertezza in possibilità.
Noi, l’essere umano, e’ spesso chiamato “Homo sapiens” per la presunta saggezza che lo, contraddistinguerebbe, ma recenti scoperte scientifiche suggeriscono che una descrizione più accurata perché potrebbe essere “Homo prospectus”.
Questo nome, mette in evidenza la nostra peculiare capacità di proiettare la mente nel futuro e,rivela una caratteristica fondamentale della nostra natura: non siamo fatti per vivere nel presente, al contrario, ciò che davvero ci distingue è la nostra capacità di immaginare e progettare il futuro in modi complessi e consapevoli.
Il Futuro come Natura Intrinseca dell’Uomo
Per comprendere questa affermazione, è necessario esplorare come il cervello umano, a livello neurologico e psicologico, si sia evoluto per essere principalmente orientato verso il futuro.
Mentre molte specie animali mostrano comportamenti di “anticipazione”, come il raccogliere cibo per l’inverno o cooperare per costruire tane, queste azioni sono principalmente guidate dall’istinto e dalla programmazione genetica come per lo scoiattolo, che non seppellisce le noci perché non immagina consciamente l’inverno che verrà, ma perché rispondono a un impulso evolutivo.
L’essere umano, invece possiede una capacità unica di contemplare consapevolmente il futuro perché non solo anticipa ciò che potrebbe accadere, ma lo fa attraverso scenari mentali complessi che elabora continuamente nel nostro cervello che, anziché essere semplicemente un archivio del passato, è un meccanismo attivo che rielabora costantemente le esperienze precedenti per immaginare e prevedere ciò che accadrà.
Questo processo di immaginazione ci permette di prendere decisioni, pianificare e agire in modi che vanno oltre il semplice istinto.
Memoria e Previsione: Strumenti per il Futuro
La memoria umana non funziona come un deposito statico di ricordi, ma come uno strumento dinamico che riorganizza e riconfigura le informazioni passate per applicarle a situazioni future.
Questo concetto è stato dimostrato dalla ricerca neuroscientifica, che ha rivelato come la stessa parte del cervello coinvolta nel ricordare il passato l’ippocampo sia anche responsabile della costruzione di simulazioni del futuro.
Ad esempio, quando richiamiamo alla mente un evento passato, non stiamo semplicemente riproducendo un ricordo,ma stiamo ricombinando le informazioni su cosa è accaduto, dove e quando, per generare una previsione di ciò che potrebbe avvenire.
Questa abilità di proiettare il passato nel futuro è ciò che ci permette di preparare risposte a nuove situazioni, quindi il nostro cervello non è dunque orientato verso il presente come fine ultimo,ma utilizza il passato come una base per costruire scenari che ci guidano verso il domani.
Anche le nostre emozioni, che spesso percepiamo come reazioni istintive e immediate al presente, sono in realtà fortemente orientate verso il futuro.
Le emozioni non sono solo risposte agli stimoli attuali, ma guide per il comportamento futuro perché ci aiutano a navigare nel mondo e a prendere decisioni, che, in ultima analisi, hanno lo scopo di migliorare il nostro benessere in tempi successivi.
Ad esempio, la paura non si limita a proteggerci da un pericolo imminente, ma ci induce a evitare situazioni future che potrebbero metterci a rischio.
Allo stesso modo, la felicità e la soddisfazione derivano spesso dalla sensazione che stiamo costruendo un futuro desiderabile, piuttosto che del semplice godimento del momento presente.
La Prospettiva del Futuro.
La nostra abilità di anticipare e immaginare il futuro è così centrale alla nostra natura che influenza direttamente la nostra salute mentale.
Gli approfondimenti dimostrano che le persone più felici e psicologicamente sane tendono a pianificare attivamente il proprio futuro mentre al contrario, chi soffre di depressione o ansia spesso ha una visione distorta del futuro, immaginando scenari negativi o avendo difficoltà a prevedere esiti positivi.
Questo collegamento tra la visione prospettica e il benessere è cruciale. Pianificare il futuro ci dà un senso di controllo e organizzazione che riduce lo stress e l’ansia.
Ciò significa che il nostro cervello è naturalmente orientato a costruire scenari futuri, non solo per sopravvivere, ma per prosperare.
Le emozioni negative come l’ansia, sebbene scomode, sono spesso un riflesso di questa stessa capacità prospettica: ci segnalano che qualcosa nel nostro futuro ipotetico potrebbe non andare per il verso giusto, e ci motivano ad agire di conseguenza.
Il Futuro come Costruzione Collettiva
La capacità di pensare al futuro non è solo un vantaggio individuale, ma è anche fondamentale per la costruzione della società umana, poiché tutto ciò che caratterizza le civiltà complesse il linguaggio, la tecnologia, l’economia e persino la religione si basano sulla nostra abilità di immaginare e prevedere il futuro.
La cooperazione umana, in particolare, è resa possibile dal fatto che possiamo immaginare ciò che altri faranno in tempi futuri e coordinarci per raggiungere obiettivi comuni.
Prendiamo l’esempio dell’economia: fare acquisti, prenotare un ristorante o investire denaro sono tutte attività che presuppongono la fiducia nel futuro e la previsione del comportamento altrui.
Questo genere di pianificazione collettiva è unico nella specie umana. Le formiche possono cooperare per costruire un formicaio, ma lo fanno in base a programmi genetici prestabiliti.
Noi, al contrario, creiamo scenari sociali basati su aspettative comuni riguardo al futuro, anticipando azioni, reazioni e conseguenze che modellano la nostra realtà collettiva.
La Mente Come Simulatore Permanente del Futuro
Nel cervello quando sembra che stiamo “riprendendoci” da un compito mentale, ”Lui” è impegnato nel **default mode network**’un circuito neurale è attivo quando la mente divaga, ed è fortemente implicato nell’immaginazione del futuro, quindi anche quando non stiamo pianificando consapevolmente qualcosa, il nostro cervello continua a simulare potenziali scenari futuri, creando una sorta di palestra mentale per affrontare sviluppi inattesi e ciò spiega perché, quando ci si trovi di fronte a una scelta improvvisa, possiamo rispondere rapidamente, attingendo a simulazioni precedentemente elaborate, piuttosto che riflettere a lungo su ogni dettaglio.
Nonostante questa forte orientazione al futuro, non siamo ossessionati dalla morte per via della teoria classica secondo cui gli esseri umani evitano di pensare al futuro per paura della mortalità: questa teoria è stata messa in discussione da studi che dimostrano come le persone passino pochissimo tempo a pensare alla propria morte perché invece, preferiamo concentrarci su ciò che possiamo fare nel tempo che abbiamo a disposizione.
Questo orientamento pragmatico verso il futuro è ciò che ci permette di gestire la nostra esistenza senza essere sopraffatti dalla paura del nulla.
In definitiva, non siamo fatti per vivere nel presente, perché la nostra vera forza, la nostra “saggezza”, risiede nella capacità di guardare avanti, di anticipare, di proiettare noi stessi in un domani che ancora non esiste, ma che possiamo costruire con le nostre azioni, decisioni e cooperazioni.
Noi siamo la specie che è riuscita a dare un senso al tempo futuro, e questa abilità ha plasmato la nostra evoluzione, il nostro benessere e la nostra civiltà.
Siamo creature del futuro, sempre pronte a trasformare l’incertezza in possibilità.




