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Il fattore Vannacci e i 4×4 con il riporto di 1

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fattore Vannacci

Ma il centro è già occupato, dice Renzi – Calenda: il PD non ha il DNA dei riformisti – La trazione integrale è per scalare il Colle

I sondaggi, per quel che valgono, indicano Futuro Nazionale in volata per superare non solo la Lega, ma Forza Italia.

Il “fattore Vannacci” ha alimentato le speranze della sinistra regressista di poter superare il centrodestra in virtù del fatto che i figli di Berlusconi non accetterebbero di stare in coalizione con il generale.

Può essere che i figli tradiscano il padre, ma, come ho scritto ieri, Silvio Berlusconi ha avuto un ruolo centrale nello “sdoganamento” della destra italiana, portandola per la prima volta al governo nazionale nella Seconda Repubblica.

https://www.nuovogiornalenazionale.com/nel-vecchio-continente-cresce-la-destra-ma-potere-rimane-rosso-verde/

Se il papà ha portato al Governo Fini, “costituzionalizzando” la destra, come ha detto lui stesso, per quale motivo i figli dovrebbero escludere Vannacci? E poi: siamo sicuri che i due figli siano in grado di dettare legge in Forza Italia? Problema di soldi? No. Silvio Berlusconi era un leader e uno statista, mentre Marina e Piersilvio Berlusconi sono degli imprenditori dei media, punto e a capo. C’è una sostanziale differenza.

Pertanto, non è da escludere che Vannacci stia perfettamente dentro ad una coalizione di centro destra, dopo aver determinato alcuni elementi significativi del programma.

Non a caso cominciano a scemare gli annunci di elezioni anticipate e si sono aperti i tavoli del progressismo regressivo, nelle sue componenti del tavolo con centrino e del tavolo del “Campo largo”.

Il formato è 4×4 con il riporto di uno, perché Matteo Renzi, che gioca libero, sta fuori. “Sceglieranno gli elettori”, ha detto.

Al tavolo del “Campo Largo” c’erano i leader del primo blocco della coalizione progressista: Elly Schlein (PD), Giuseppe Conte (M5s), Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni (AVS).

campo largo

Ora è partito il tavolo del “centrino”. Ad annunciarlo è stato Alessandro Onorato, fondatore di Progetto civico. L’obiettivo è mettere insieme i “centrini” sparsi. Al tavolo ci saranno anche il segretario di Più Europa Riccardo Magi, quello del Psi Enzo Maraio e il fondatore dei comitati Più Uno Ernesto Maria Ruffini.

Quattro pizzi centrini

 

All’appello del tavolo centrista manca il presidente di IV, Matteo Renzi. Che ha già lanciato la sua sfida ai concorrenti: “Noi ci siamo – ha detto – se altri del centro vogliono fare una cosa diversa lo facciano. Chi rappresenta questo mondo lo decideranno gli elettori”.

Il centrino è frutto della disperazione.

L’approvazione in Commissione alla Camera di un emendamento alla legge elettorale ribattezzato “anti Vannacci”, di fatto mette i bastoni fra le ruote anche e soprattutto a Più Europa, imponendole una difficoltosa raccolta firme per presentarsi alle elezioni.

Per Futuro Nazionale, dato il successo attuale, raccogliere le firme per presentare il simbolo non dovrebbe essere un problema.

Il problema riguarda altri, ossia i possibili cespugli centrini e sinistrini.

Renzi non ha problemi di firme è, pertanto, se Più Europa non potesse correre alle prossime politiche il senatore di Scandicci avrebbe un concorrente in meno. Maggi, più che centrino, risulterebbe scentrato. Poco male per l’Italia, visti i rapporti con Soros.

“Arriveremo rapidamente a una sintesi – ha detto Onorato – Creiamo un nostro contenitore”.

Un test saranno le primarie. Se va in porto la nuova legge elettorale “il centrosinistra le farà – ha detto Onorato – Noi non siamo per partecipare al dibattito fra Schlein o Conte, metteremo in campo un nostro o una nostra candidata”. Non c’è due senza tre.

Oltre alla casa riformista di Renzi e al nascituro coordinamento, al centro ci sono forze, come Azione o lo Spazio pubblico di Pina Picierno, intenzionate a costruire un polo a sé stante rispetto a centrodestra e centrosinistra.

“L’obiettivo resta battere la destra sovranista di Giorgia Meloni – ha detto Picierno – la storia, però, insegna che la destra non si batte inseguendo gli estremismi di sinistra, ma mobilitando le energie della società libera”. Chi sono gli estremisti? Proviamo a immaginare: M5S, AVS? Bingo.

Prendiamo il Campo Largo (quello con dentro gli estremisti).

I principali elementi che dividono PD, AVS e M5S sono soprattutto di politica estera, ma anche su temi economici, infrastrutturali e di approccio istituzionale non c’è unità. Nonostante l’accordo recente (giugno 2026) per correre insieme alle politiche e lavorare a un programma comune, le differenze restano marcate e richiedono continue mediazioni.

La politica estera, con focus su Ucraina e disarmo, è la frattura più profonda. Il PD (Schlein) mantiene una linea atlantista ed europeista, sostenendo gli aiuti militari all’Ucraina e la necessità di una difesa comune europea. M5S (Conte) e soprattutto AVS (Fratoianni e Bonelli) sono molto più critici: contrari al riarmo NATO al 2% (o 5% del PIL), chiedono di fermare l’invio di armi e spingono per una soluzione diplomatica immediata. Hanno votato contro alcuni decreti Ucraina.

Al riguardo del Medio Oriente (Gaza/Palestina/Israele) c’è maggiore convergenza sul riconoscimento dello Stato palestinese e sul cessate il fuoco, ma toni diversi: AVS e M5S più radicali nella condanna di Israele, PD più cauto per non rompere con alleati europei e USA.

Se passiamo al reddito di cittadinanza, il M5S lo difende strenuamente, il PD è più orientato a misure di inclusione con condizionalità (lavoro, formazione) e AVS è vicina alle posizioni M5S, ma con enfasi ecologica e redistributiva.

M5S e AVS hanno una tradizione “no” su grandi opere. Il PD è generalmente più favorevole a sviluppo e investimenti (anche se Schlein ha spostato il partito a sinistra).

Green Deal e transizione ecologica: AVS è la più radicale (decrescita selettiva, stop a certi progetti). PD e M5S più pragmatici, ma con accenti diversi.

Queste differenze si riflettono su leadership (primarie si, primarie no, chi è il premier), allargamento del campo (a Renzi, a Calenda?).

La Schlein si è portata a casa l’appoggio di Mario Draghi e di Romano Prodi, ossia dei due che hanno contribuito, con le loro idee e con le loro politiche, a disastrare l’Italia e l’Europa.

Del programma dei centrini per ora si sa poco. E Calenda?

Il 24 giugno 2026, a Bruxelles (durante la presentazione del suo libro Difendere la libertà. L’ora dell’Europa), il leader di Azione e europarlamentare ha detto testualmente: «Il PD oggi non ha assolutamente più nulla di liberaldemocratico. Soprattutto, non ha la gravitas e la consapevolezza di dire le cose come stanno. Continua a fare dei proclami utopici, ma quando c’è da costruire una difesa… Il PD oggi dice sempre no, ma il “no” non è il DNA dei riformisti».

Calenda ha criticato in particolare l’atteggiamento del PD su temi concreti come difesa (riarmo), energia (ruolo del nucleare) e piani industriali, accusandolo di essere diventato un partito di opposizione puramente ideologica e utopica, senza sostanza riformista.

Calenda ha lasciato il PD nel 2019 proprio perché contrario all’alleanza con i 5 Stelle, e da allora ha sempre posizionato Azione come forza liberale, riformista, europeista e pragmatica (oggi nel gruppo Renew Europe).

Se guardiamo a cosa si muove nel centrodestra, il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, secondo La Verità e Askanews, alla domanda se Vannacci sia più una risorsa o un pericolo per il centrodestra ha detto: «La risposta la darà probabilmente lo stesso Vannacci in questo prosieguo di legislatura. […] Molte delle cose che dice già le dicono anche i partiti politici del centrodestra. Ora, al di là delle formule che come slogan politici sono molto efficaci, se remigrazione significa rimpatriare degli irregolari, noi stiamo facendo uno sforzo immane, con un trend crescente di oltre il 20% annuo. Capire se Vannacci sarà all’interno o meno del perimetro del centrodestra dipenderà dal fatto di che cosa lui intenderà fare: vale a dire se le sue proposte politiche sono fatte per fare concorrenza ai partiti di centrodestra o, viceversa, per dare un contributo integrativo e aggiuntivo ai partiti politici del centrodestra. Se dovesse in qualche modo presentarsi come opportuno contributo a un’integrazione dell’offerta politica di centrodestra, credo che chi di dovere saprà fare le giuste valutazioni».

Se i partiti dell’attuale centrodestra seguiranno la linea di Silvio Berlusconi, Futuro Nazionale non dovrebbe avere problemi a far parte della coalizione.

Comunque sia, in discussione non c’è solo chi governerà l’Italia dopo le elezioni del 2027, ma chi sarà eletto a sostituire Sergio Mattarella.

E qui, la sinistra (quella democristiana, sia chiaro) farà di tutto per poter eleggere qualcuno che risponda ai suoi disegni di potere. In questo senso, il 4×4 potrebbe marciare insieme per scalare il Colle, considerato che non è tanto la figura istituzionale del Presidente della Repubblica che interessa, ma il mantenimento del potere dei sacerdoti del dio Quirino, ossia qual nucleo di funzionari e consulenti che hanno in questi anni diretto, in vario modo, buona parte del potere nel Bel Paese.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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