Il grande originale pensatore fondatore del Club di Budapest è morto il 29 giugno a Cecina
Ervin László è morto il 29 giugno a Cecina (Livorno), in quella Toscana che aveva scelto come sua seconda casa.
Nato a Budapest il 12 giugno 1932, László è stato uno dei pensatori più originali e interdisciplinari del secondo Novecento e dell’inizio del XXI secolo.
Filosofo della scienza, teorico dei sistemi e “teorico integrale”, ha incarnato una rara sintesi tra rigore scientifico, visione olistica e impegno umanistico.
La sua traiettoria intellettuale parte dalla musica e approda a una grande narrazione unificata del cosmo, della vita e della coscienza.
Prodigio del pianoforte (primo concerto a nove anni con l’Orchestra Sinfonica di Budapest), László abbandona la carriera concertistica intorno ai 35 anni per dedicarsi alla ricerca di senso. Questa transizione non è casuale: la sensibilità musicale per le armonie e le strutture complesse si traduce nella ricerca di pattern unificanti nella realtà.
Il suo punto di partenza è la teoria generale dei sistemi di Ludwig von Bertalanffy. László ne diventa uno dei principali esponenti e la evolve in una vera e propria filosofia dei sistemi (systems philosophy).
Non si tratta solo di un metodo scientifico, ma di una visione del mondo in cui la realtà è composta da sistemi gerarchicamente organizzati (dal quantistico al cosmico, dal biologico al sociale). Questi sistemi sono aperti, auto-organizzati e in continua co-evoluzione. Il tutto è più della somma delle parti e mostra proprietà emergenti.
In opere come Introduction to Systems Philosophy (1972) e The Systems View of the World (1996), László propone un superamento sia del riduzionismo meccanicista sia del dualismo cartesiano, in favore di un approccio olistico e relazionale.
László ha sviluppato una teoria generale dell’evoluzione che integra biologia, fisica, società e cultura. L’evoluzione non è casuale ma “informata”: i sistemi evolvono verso livelli crescenti di complessità e coerenza attraverso fasi di caos e riorganizzazione (biforcazioni).
Concetto chiave è il Macroshift: siamo in una fase critica di transizione planetaria, in cui l’umanità può precipitare verso il collasso o “saltare” verso una società sostenibile, etica e cosciente.
Libri come Macroshift (2001), The Chaos Point (2006) e Quantum Shift in the Global Brain (2008) analizzano questa finestra di opportunità, sottolineando il ruolo della coscienza e dei valori umani nel determinare l’esito.
Nella fase matura del suo pensiero, László propone l’Akashic Field (o A-field), un campo informativo cosmico che funge da “memoria dell’universo” e substrato della realtà.
Ispirato alla fisica quantistica (non-località, entanglement), alla cosmologia e alle tradizioni orientali (Akasha = etere nello hinduismo), questo campo: spiega la “sintonizzazione fine” dell’universo per la formazione di galassie e vita, rende l’evoluzione un processo informato, non puramente darwiniano e fornisce una base per la continuità della coscienza oltre il cervello.
Science and the Akashic Field (2004) è considerata da molti la sua summa.
László arriva così a una “integral theory of everything”, teoria integrale di ogni cosa, che unisce scienza, spiritualità e coscienza quantistica. Stanislav Grof lo ha paragonato a Ken Wilber, notando che mentre Wilber ha delineato cosa dovrebbe essere una teoria integrale, László ne ha effettivamente creata una.
Il pensiero di László non è mai stato puramente speculativo. Ha fondato il Club of Budapest (1993) come controparte “umanistica” del Club di Roma, per promuovere l’evoluzione dei valori e della coscienza globale. Ha lavorato con l’ONU (UNITAR), è stato consulente UNESCO e ha promosso reti di ONG per lo sviluppo sostenibile.
La sua etica deriva direttamente dalla visione sistemica: “reverenza per i sistemi naturali” e responsabilità verso la co-evoluzione dell’umanità con il pianeta.
L’opera di László rappresenta il tentativo ambizioso di superare le fratture moderne (scienza versus spiritualità, uomo versus natura, individuo versus cosmo) attraverso una visione sistemica-integrale.
Il suo pensiero è ottimista ma non ingenuo: riconosce il pericolo del caos attuale, ma vede nella crisi anche l’opportunità di un “salto quantico” della coscienza planetaria.





