L’appello di Papa Leone: “Tornate sui vostri passi”
“Vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi! Vi esorto a considerare attentamente il bene spirituale dei fedeli, perché l’atto scismatico che compireste li priverebbe della ricezione lecita e in taluni casi persino valida dei Sacramenti che essi amano e cercano per la propria santificazione”.
Così Papa Leone in una lettera al Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X (lefebvriani).
Trentotto anni dopo lo scisma di Lefebvre, che ha segnato una delle pagine più dolorose della storia recente della Chiesa cattolica, la vicenda legata all’arcivescovo Marcel Lefebvre continua a rappresentare una spina nel fianco della Chiesa Cattolica perché mette in discussione il delicato equilibrio tra fedeltà alla tradizione, obbedienza al Successore di Pietro e ricerca dell’unità ecclesiale.
Le radici della crisi risalgono agli anni successivi al Concilio Vaticano II. Marcel Lefebvre, già missionario in Africa e figura autorevole dell’episcopato francese, contestava alcune delle principali riforme conciliari, in particolare quelle riguardanti la liturgia, l’ecumenismo, il dialogo interreligioso e la concezione della libertà religiosa.
Convinto che la Chiesa stesse attraversando una grave crisi dottrinale, nel 1970 diede vita alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, con l’obiettivo dichiarato di preservare la liturgia tradizionale secondo il Messale del 1962 e la formazione sacerdotale precedente al Concilio.
I rapporti con la Santa Sede si deteriorarono progressivamente. Dopo anni di tensioni e tentativi di dialogo, il punto di non ritorno arrivò nel 1988. Pur avendo sottoscritto inizialmente un accordo con il cardinale Joseph Ratzinger, Lefebvre ritenne insufficienti le garanzie ricevute per la sopravvivenza della Fraternità e decise di procedere unilateralmente.
Il 30 giugno 1988, nel seminario di Écône, in Svizzera, consacrò quattro nuovi vescovi – Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Richard Williamson e Alfonso de Galarreta – senza il mandato pontificio richiesto dal diritto canonico.
La Santa Sede giudicò quelle consacrazioni un atto gravissimo di disobbedienza che configurava uno scisma e dichiarò la scomunica automatica dei protagonisti dell’ordinazione.
Con il motu proprio Ecclesia Dei, Giovanni Paolo II denunciò l’atto come una ferita all’unità della Chiesa e invitò i fedeli legati alla liturgia tradizionale a rimanere in piena comunione con Roma.
Joseph Ratzinger, divenuto Papa con il nome di Benedetto XVI, fece della riconciliazione una delle priorità del suo pontificato. Convinto che la divisione non dovesse diventare permanente, nel gennaio 2009 decise di rimettere la scomunica ai quattro vescovi consacrati da Lefebvre, senza tuttavia riconoscere automaticamente alla Fraternità una piena posizione canonica nella Chiesa.
Leone XIV ha scritto: “la Chiesa è disponibile a un percorso di dialogo e di intesa che lo Spirito Santo può rendere possibile e fecondo. Prego per voi – ha aggiunto – , perché lacerare la Tunica inconsutile di Cristo è un peccato di estrema gravità. Il Signore illumini le vostre coscienze e risvegli i vostri cuori. Per l’autorità ricevuta da Cristo, con animo addolorato, ma ancora pieno di speranza, sento il dovere di chiedervi di desistere dal vostro intento e affido queste intenzioni al Cuore Immacolato di Maria, Madre del Buon Consiglio”.
L’appello di Leone avviene alla vigilia delle annunciate ordinazioni episcopali da parte della Fraternità sacerdotale San Pio X, fondata da monsignor Marcel Lefebvre.
I quattro nuovi vescovi saranno ordinati, salvo decisioni dell’ultima ora, a Ecône, in Svizzera.





