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Anche l’Oman è per le tariffe per il transito a Hormuz

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transito a Hormuz

A cura di Agenzia Nova

New York Times: Anche l’Oman spinge per un sistema di tariffe per il transito nello Stretto di Hormuz

L’eventuale attuazione del piano rappresenterebbe un cambiamento significativo rispetto allo status precedente al conflitto nello strategico corridoio marittimo

Anche l’Oman, alleato degli Stati Uniti, sta spingendo assieme all’Iran per un piano volto a riscuotere i pagamenti dalle navi in transito nello Stretto di Hormuz, nonostante le obiezioni pubbliche di Washington.

Lo riporta il New York Times, citando una fonte iraniana e quattro diplomatici a conoscenza del dossier.

Secondo il quotidiano statunitense, l’eventuale attuazione del piano rappresenterebbe un cambiamento significativo rispetto allo status precedente al conflitto nello strategico corridoio marittimo, segno di come la decisione statunitense e israeliana di attaccare l’Iran il 28 febbraio abbia trasformato il Medio Oriente in modi profondi e imprevisti.

Prima della guerra, lo Stretto di Hormuz era una rotta di navigazione internazionale attraversata liberamente dalle navi, ma durante i combattimenti Teheran ne ha di fatto imposto il blocco, facendo impennare i prezzi dell’energia.

L’Oman ha recentemente presentato agli Stati Uniti e ad altri alleati occidentali una proposta formale che prevede il pagamento di tariffe di servizio da parte delle compagnie di navigazione per l’utilizzo dello stretto, secondo quanto riferito dal funzionario iraniano e da un diplomatico regionale; una fonte a conoscenza della posizione statunitense ha confermato che i negoziatori USA hanno ricevuto la proposta omanita e intendono discuterne le criticità con le autorità di Mascate.

La proposta si ispira in parte al modello adottato negli stretti di Malacca e Singapore, dove una fondazione privata raccoglie contributi volontari per la sicurezza della navigazione.

Secondo il diplomatico regionale, le eventuali tariffe per Hormuz sarebbero su base volontaria, mentre il funzionario iraniano ha sostenuto che i pagamenti sarebbero obbligatori.

Il 29 giugno, il viceministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, ha dichiarato che la priorità di Teheran resta raggiungere un’intesa con l’Oman, ma che in caso di indisponibilità omanita a definire un quadro congiunto per la gestione dello stretto, l’Iran procederà in autonomia, secondo quanto riportato dalla televisione di Stato iraniana.

Il presidente statunitense, Donald Trump, aveva minacciato a maggio di bombardare l’Oman se il Paese non si fosse comportato “come tutti gli altri”, e la scorsa settimana aveva definito “inaccettabile” l’ipotesi di riscuotere pedaggi o tariffe per il transito nello stretto.

L’accordo quadro di pace firmato questo mese da Stati Uniti e Iran, che ha posto fine al conflitto, prevedeva il passaggio sicuro e gratuito delle navi commerciali, ma solo per un periodo di 60 giorni in attesa di definire i dettagli, stabilendo che Iran e Oman avviassero un dialogo sul futuro della rotta di navigazione una volta scaduto tale termine.

Secondo la fonte vicina alla posizione statunitense, il team negoziale USA attribuisce grande valore al partenariato con l’Oman e si dice fiducioso di poter risolvere a livello tecnico le divergenze sulla proposta omanita.

Il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato la scorsa settimana in Bahrein che gli Stati Uniti si opporranno a qualsiasi scenario in cui l’utilizzo dello stretto venga monetizzato in qualsivoglia maniera, ribadendo la necessità di tornare alla situazione precedente al conflitto.

Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha tuttavia affermato questo mese che lo Stretto di Hormuz non tornerà al regime di passaggio gratuito antecedente alla guerra. Gharibabadi ha annunciato che Iran e Oman avvieranno colloqui nel corso della prossima settimana per discutere gli assetti dello stretto, compresa la riscossione di tariffe dalle navi in transito e modifiche alle rotte di navigazione esistenti.

L’Oman, dal canto suo, è stato più cauto nelle dichiarazioni pubbliche: in un’intervista alla radio arabofona “Monte Carlo Doualiya”, il ministro degli Esteri Badr al Busaidi ha respinto l’ipotesi di tariffe per il mero transito, definendola illegale, distinguendo però tra “tariffe di transito” e tariffe per i servizi forniti dai Paesi rivieraschi, e citando come precedente il modello degli stretti di Malacca e Singapore, dove una fondazione privata giapponese gestisce contributi volontari di governi, aziende e associazioni di settore per la sicurezza della navigazione.

Il segretario generale dell’Organizzazione marittima internazionale (IMO), Arsenio Dominguez, ha affermato che eventuali pedaggi o sistemi che interferiscano con il principio della libertà di navigazione nelle acque internazionali non sarebbero conformi al diritto internazionale, pur ritenendo fattibile un fondo volontario per lo Stretto di Hormuz, e ha riferito di aver avuto colloqui con le autorità omanite sulla gestione dello stretto, citando anch’egli l’esperienza di Malacca e Singapore come modello di riferimento.

La proposta omanita rischia di suscitare contrarietà tra gli altri Paesi arabi del Golfo, che dipendono dallo Stretto di Hormuz per le proprie esportazioni di petrolio e gas: il ministro degli Esteri saudita, il principe Faisal bin Farhan, ha affermato che lo stretto deve tornare allo status quo precedente al conflitto, chiedendosi perché si debba accettare un nuovo assetto imposto come conseguenza di un conflitto.

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  • Redazione

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