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Una svolta necessaria se si vuole costruire il domani

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costruire il domani

Ricreiamo un circuito di partecipazione consapevole

In questi anni, una sorta di recrudescenza ostracistica, ha investito partiti, istituzioni e anche personaggi singoli.

Si tratta di un qualunquismo esasperato, che si cela dietro grida iconoclastiche e allarmistiche, del quale sono espressione alcune autorevoli figure che hanno padronanza dei mezzi d’informazione e della politica del Paese.

Vi è questa riviviscenza distorta della pratica dell’ostracismo, un’auto compiacenza nel sentirsi tutori di una pretesa morale pubblica che da altri sarebbe stata dimenticata.

Per cui ecco l’abuso falsamente ingenuo di importanti canali di pensiero della società, attraverso i quali si offre una generalizzazione di tutto e di tutti e, di conseguenza, si crea sfiducia su tutto.

Ieri, si affannavano tutti a sostenere che la destra era una calamità e che mai avrebbe mai dovuto governare, per questioni essenzialmente ideologiche. Oggi che le cose sono cambiate lo stesso metodo viene osservato nei confronti della sinistra.

Troppo gratuite sono le voci che si levano a decretare la povertà e il declino di questi partiti e della loro poca qualità di rappresentare un modello diverso dai dogmi della finanza.

È vero che la sinistra quanto ha governato è stata fautrice di un neo liberismo che ha deregolarizzato l’intero sistema socio-economico.

Noi crediamo che sia fondamentale, proprio per sviluppare il contenuto di democrazia della società, che la critica, il confronto e, quindi, la conoscenza vengano affrancati da quelli accenti così massimalistici e manichei, che ci ricordano lontane epoche di inquisizione, dove chi esercitava il dominio della conoscenza, ben poco giudicava giudicandosi, ma perpetrava un’intolleranza che aveva le vesti della soppressione del vero.

Queste denunce, questa esasperazione dello sfascio determinano una tale sfiducia nei confronti del sistema politico, che spesso porta il cittadino a convincersi di poter esautorare le istituzioni, attraverso una propria giustizia privata e a difendersi da solo.

Nei confronti della sinistra, infatti, ogni giorno, con regolarità impressionante, qualche commentatore dei fatti economici e politici, sui mass media, non fa altro che parlare, con soddisfazione della presunta sua fine. Tra l’altro, la sinistra è in grado di sbagliare da sola non ha bisogno di essere contestata!

Anche nei giudizi vi è una dilatazione fra chi ha l’esigenza di interpretare a modo suo la società e chi l’ho fa, da presunto intellettuale, perché riesce solo a svolgere la funzione del bastian contrario.

La sinistra per uscirne, avendo l’ambizione di voler ritornare a governare, deve applicare la ricetta che può essere considerata banale e cioè: in passato l’autorità della sinistra si fondava sulla sua capacità di leggere correttamente la evoluzione del contesto economico-sociale, sapendo rappresentare sia il mondo del lavoro e sia i bisogni di chi stava indietro nella società. Era un modello di società in cui si cercava di migliorare le condizioni di tutti, anche attraverso il welfare state.

In generale, sulla sua realtà attuale e sul suo futuro essa deve fare un’analisi al proprio interno, molto più ampia, per dargli soprattutto una strategia riformista, socialista e laica.

Vanno, inoltre, approfonditi i criteri per formare i gruppi dirigenti; vanno trovati nuovi modelli organizzativi, ma soprattutto vanno privilegiati i caratteri di una solidarietà vera che da sempre è l’essenza della sinistra riformista.

La inconsistenza della politica ha influito sui governi passati di entrambi gli schieramenti e sulle loro scelte economiche. Scelte tutte regressive e penalizzanti per i lavoratori e i cittadini che non hanno certo dato una mano a risolvere le questioni economiche e sociali, e con discutibili interventi, in qualche caso addirittura con decisioni simili a un colpo di Stato, hanno sostituito la politica rimasta con tecnici e governi eletti con persone dell’establishment economico.

Gli intellettuali si sono caratterizzati spesso per essere in un assordante silenzio. Gli economisti vantavano la globalizzazione, la finanziarizzazione dell’economia e la politica di austerity come le uniche panacee per rilanciare l’economia.

E allora si sono determinate condizioni di crisi profonda; destabilizzazione del lavoro a tempo determinato; licenziamenti. Morti sul lavoro e interventi economici assurdi, come l’inserimento del fiscal compact nella Costituzione, oppure i tagli allo stato sociale che hanno allargato di più la povertà in Italia.

La sinistra, pertanto, deve riprendere un’azione per definire i contenuti di una società dove siano salvaguardati la persona e i diritti di cittadinanza in tutti gli aspetti: dal diritto al lavoro al diritto alla vita; dalla sicurezza sociale e sul lavoro ad un salario e una pensione adeguata, ripristinando il potere di acquisto; dal ripristino del diritto alla sanità all’assistenza alla persona.

Una svolta è necessaria, anche culturale, per continuare a far pensare alla necessità di interrogarsi su come costruire il domani; su come, qualsiasi scelta che si debba fare, possa presupporre un’evoluzione positiva.

Ricreare un circuito di partecipazione consapevole, che ridia speranze e certezze per un avvenire diverso e di crescita anche per le nuove generazioni, oltre che per gli anziani ed i lavoratori.

È possibile farlo, riprendendo il gusto del confronto a tutto campo sulle idee e sulle proposte. Si competa liberamente, ognuno con il suo modello di società, economico e sociale, senza criminalizzazione e con regole elettorali dove i cittadini possono scegliere i propri rappresentanti.

Solo cosi si può rilanciare una vera dialettica democratica in cui il cittadino si riconosca nel sistema politico!

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