Consacrati quattro vescovi – Scattata automaticamente la scomunica latae sententiae – La rottura è ufficiale
Tra la Chiesa cattolica apostolica romana e la Fraternità Sacerdotale San Pio X (lefebvriani) è scisma.
Con la consacrazione di quattro nuovi vescovi (senza il mandato pontificio), è scattata automaticamente la scomunica latae sententiae, ufficializzando quindi la rottura con la Chiesa cattolica.
I quattro vescovi ordinati, contro la volontà del Papa, sono: Pascal Schreiber (Svizzera, 53 anni), Michael Goldade (Stati Uniti, 46 anni), Michel Poinsinet de Sivry (Francia, 42 anni) e Marc Hanappier (Francia, 36 anni).


Lo scisma odierno non è cosa da poco, in una situazione della Chiesa cattolica apostolica romana che con il pontificato di Jeorge Mario Bergoglio è sempre più diventata relativista e più simile a un’associazione sociale che ad un’entità ecclesiale che diffonde e vive il messaggio di Gesù Cristo.
Se guardiamo alle posizioni del cardinale Marx e del Sinodo tedesco o a quella del cardinale Matteo Zuppi e della CEI, è chiaro che per i lefevriani si apre uno spazio considerevole di azione e di raccolta di quei fedeli che intendono vivere il cristianesimo in chiave spirituale e non in chiave politico sociale o, peggio, come avviene in Italia, in appoggio ad uno schieramento politico.
Le basi per essere una potenza mondiale ci sono già.
La Chiesa dei Lefebvriani (nota come Fraternità Sacerdotale San Pio X) ha, secondo le statistiche ufficiali più recenti (fine 2025 – inizio 2026): circa 733 sacerdoti (esclusi i vescovi), 184 case e priorati (le residenze dei sacerdoti, tipicamente comunità di almeno 3 preti), più alcune comunità affiliate. In totale si parla di 159 – 175 priorati a seconda delle fonti.
La Fraternità Sacerdotale San Pio X opera in 77 Paesi, con 17 distretti, più case autonome, 5-6 seminari internazionali e centinaia di cappelle – missioni (circa 760 – 800 luoghi di Messa totali, inclusi affiliati). I priorati sono le “sedi” principali dove risiedono i sacerdoti.
Secondo alcune stime, sono circa 600.000 i fedeli in tutto il mondo che si rivolgono regolarmente alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, frequentando le loro Messe e cappelle.
A questi fedeli vanno aggiunti circa 2.000 membri del Terz’Ordine. Alcune stime più ampie arrivano fino a 800.000 aderenti o simpatizzanti, a seconda se si includono solo i frequentanti regolari o anche chi partecipa occasionalmente.
In Italia e in Europa (soprattutto Francia) la presenza è significativa, ma la maggioranza dei fedeli è distribuita tra Europa, Americhe e altri continenti.
Il Distretto d’Italia dei lefevriani ha una presenza consolidata, ma non enorme rispetto ad altri Paesi come la Francia e consiste in 4 priorati (le residenze stabili dei sacerdoti), circa 23 cappelle (luoghi di culto serviti regolarmente), 3 centri di esercizi spirituali (ritiri), 7 scuole legate alla Fraternità.
Riguardo ai fedeli non ci sono statistiche ufficiali recenti pubbliche. La stima è di qualche migliaio di fedeli regolari (probabilmente tra i 3.000 e i 10.000 a seconda delle definizioni), concentrati soprattutto al Nord e Centro Italia, con cappelle sparse in varie regioni. La comunità è attiva e stabile.
Il Distretto Italiano ha un sito ufficiale (fsspx.it) con l’elenco aggiornato delle cappelle e degli orari delle Messe. Il Superiore attuale è don Louis Sentagne.
Tutto si è ripetuto esattamente come 38 anni fa, quando l’arcivescovo francese Marcel Lefebvre ordinò quattro vescovi della Fraternità, che diede il via al primo scisma. Ieri a Écône, in Svizzera, la scena è stata la stessa. A nulla è valso l’appello di Papa Leone per evitare la frattura, a “non lacerare la Tunica inconsuntile di Cristo”, “peccato di estrema gravità”.
Come nel 1988, il Superiore Generale della Fraternità, don Davide Pagliarani, nell’omelia durante la celebrazione, ha parlato dello “stato di necessità” delle ordinazioni, cardine dell’intera costruzione canonica della Fraternità.
Nonostante i quattro nuovi vescovi non riceveranno alcuna giurisdizione territoriale e non costituiranno una gerarchia parallela, la consacrazione resta un atto scismatico, a prescindere delle intenzioni.
Durante l’omelia, don Pagliarani ha sottolineato che ci si trova davanti a un dilemma: la fede o la separazione dalla Chiesa.
“Non dobbiamo entrare in questo dilemma perché non possiamo scegliere tra la fede e la Chiesa. E questo non questo non è una opinione, sensibilità, opzione ma necessità”.
“Veniamo accusati di non amare il Papa, di non rispettarlo. Ma è proprio perché amiamo il Papa come vicario di Cristo e Capo della Chiesa – ha sottolineato -, che non vogliamo più vedere il Papa umiliato e messo sullo stesso piano dei falsi profeti”, “umiliazione questa che ricade su tutte le Chiese”.
Pagliarani ha poi spiegato che la Fraternità non viene capita perché il linguaggio è differente: “Noi parliamo il linguaggio della fede, della tradizione e davanti a noi ci troviamo il linguaggio che si colloca in un altro livello, di altre cose, inclusione, dialogo, accompagnamento. Noi vogliamo la fede, poi è ovvio accompagniamo le persone…”
“Purtroppo noi parliamo due linguaggi differenti” “che diventano sempre più lontani l’uno dall’altro”. “Siamo pronti a pagare qualunque prezzo per salvare la Chiesa”, ha aggiunto il Superiore Generale precisando che Dio chiede oggi “il sacrificio” di essere “trattati da ribelli”.
“Noi vogliamo servire la Chiesa come una madre in difficoltà che soffre, a volte tradita, una madre che ha bisogno e che merita di essere aiutata”.
E ricordando che monsignor Marcel Lefebvre fu condannato, ha citato le Beatitudini “Beati siete voi quando vi perseguiteranno, quando diranno falsamente ogni cosa contro di voi a causa mia, godete ed esultate perché la vostra ricompensa è grande nei Cieli”.
In migliaia hanno partecipato alla consacrazione dei nuovi vescovi, nel piccolo comune del Canton vallese. Monsignor Alfonso de Galarreta, vescovo consacrante e i due co-consacranti hanno imposto l’imposizione del Vangelo e delle mani sui futuri vescovi.
Dopo la formula “Accipe Spiritum Sanctum” (Ricevi lo Spirito Santo) si è pronunciato il prefazio consacratorio che magnifica il sacerdozio del Nuovo Testamento in confronto a quello dell’Antico.
Le parole “Comple in sacerdotibus tuis…” (Porta a compimento nei tuoi sacerdoti…) insieme all’imposizione delle mani, costituiscono l’essenza del sacramento. Una volta completato, i candidati sono a tutti gli effetti vescovi.
I lefevriani si riferiscono a San Pio X (Papa dal 1903 al 1914, canonizzato nel 1954) perché lo considerano un modello di difesa della fede cattolica tradizionale contro il modernismo.
San Pio X definiva il modernismo la “sintesi di tutte le eresie” e ha promulgato l’enciclica Pascendi Dominici Gregis (1907), che condanna le idee moderniste. Il Catechismo di San Pio X, ancora molto apprezzato dai tradizionalisti per la sua chiarezza dottrinale.
La Fraternità Sacerdotale San Pio X vede nel post-Concilio Vaticano II (soprattutto negli anni ’60-’70) un ritorno di errori modernisti (relativismo, ecumenismo eccessivo, riforme liturgiche). Per questo ha scelto San Pio X come patrono: per continuare la sua battaglia in difesa della dottrina immutabile.
Marcel Lefebvre, fondatore della Fraternità nel 1970, voleva formare sacerdoti secondo la tradizione pre-conciliare. San Pio X promosse la liturgia tradizionale, la devozione eucaristica e il catechismo chiaro e la Fraternità celebra la Messa Tridentina (Messale del 1962) e usa i libri liturgici pre-Vaticano II, in linea con lo spirito di Pio X.
Lo scisma, comunque lo si voglia considerare, interviene in un momento di sbandamento politico e sociale della Chiesa cattolica apostolica romana dovuto alla deriva imposta dalle idee della Mafia di San Gallo e di Jorge Mario Bergoglio, mettendo a nudo le divisioni dottrinali interne al mondo cattolico.
Papa Leone XIV, che ha tenuto sino ad ora una linea prudente, ma determinata, di recupero delle tradizioni cattoliche dopo gli sbandamenti bergogliani e che ha aperto un’importante riflessione sulle sfide dell’attualità con la sua prima enciclica Magnifica Humanitas, ora, da questo evento è richiamato, con un gesto chiaramente di rottura, a rivisitare molte delle scelte bergogliane, perché, è del tutto probabile, che una chiesa politicizzata, relativista, simile a una ONG, lascia alla Fraternità Sacerdotale San Pio X uno spazio enorme di proselitismo.





