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Un presidente della Repubblica di destra non va bene all’UE di Ursula

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Repubblica Italiana

Lo scontro è tra il vassallaggio all’Unione Europea (al servizio della finanza) e il sovranismo delle destre europee

Giorgia Meloni ha semplicemente detto un’ovvietà, ma come c’era da aspettarsi questa ovvietà ha fatto rumore, perché per qualcuno non è assolutamente ovvio che il presidente della Repubblica italiana non sia un personaggio di centrosinistra, diciamo meglio: un personaggio della sinistra democristiana, la quale, dall’Ulivo in poi, in accordo con il comunismo dalemiano, ha pensato che il Colle fosse, e sia, appannaggio di una sola parte dell’arco costituzionale italiano. Bella idea di democrazia e di arroganza.

Dietro le quinte però si muove lo scontro tra l’Unione Europea, al servizio della finanza, e il sovranismo dei partiti di destra.

Il fatto è che c’è una parte dello schieramento politico che non riconosce all’altro il diritto di esistere e di governare, comprimendo in questo modo la democrazia in una conventio ad excludendum, che non avrebbe più alcuna ragione di esistere se dietro non ci fossero gli interessi di Bruxelles.

Il problema è che per una certa sedicente sinistra, che è semplicemente non progressista, ma regressista, chiunque non faccia parte del centrosinistra è fascista, perché la destra non può essere altro che fascista e, in quanto tale, non legittimata e tanto meno appartenente all’arco costituzionale. Un personaggio di destra al Quirinale viene vissuto come la “Marcia sul Colle” di un nuovo Duce del Fascismo. Questa la narrazione di facciata.

Tuttavia, sotto la narrazione antifascista (leggi contro qualsiasi forza che non appartenga al circolino catto-comunista) c’è solo una questione: il Quirinale deve ospitare solamente un inquilino che sia allineato con Bruxelles.

Cosa ha detto Giorgia Meloni di così strano?

«Non sono antiamericana oggi, non mi ero inginocchiata ieri. Sono una persona che crede che l’Occidente sia più forte unito, che crede che l’Italia sia più forte in un Occidente unito e ho lavorato e continuo a lavorare per questo».

Ospite di Nicola Porro a “10 minuti” su Retequattro, Giorgia Meloni è tornata sui suoi rapporti con Donald Trump dopo i nuovi attacchi del tycoon all’indomani del G7 di Évian-les-bains, ma ha anche parlato di politica interna e per la prima volta ha affrontato il tema del prossimo inquilino del Colle dopo Sergio Mattarella: «Non è detto che non possa superarsi anche questo altro grande tabù, quello di avere un presidente della Repubblica che non è di centrosinistra».

Il problema è che la Democrazia Cristiana era un partito “catch-all” (da destra a sinistra), quindi i democristiani e i loro alleati di centro sinistra pensano che si sia ancora nella logica e nei tempi dell’acchiappatutto.

Gronchi, Segni, Leone, Cossiga e Scalfaro sono spesso classificati come espressione del centro o centrodestra democristiano, soprattutto rispetto ai socialisti e ai comunisti dell’epoca.

In sintesi, 8 su 12 presidenti non provengono dal centrosinistra classico. I più “di sinistra” sono stati Pertini, Napolitano e Mattarella. De Nicola ed Einaudi rappresentavano il liberalismo storico.

Enrico De Nicola (1946-1948, provvisorio, poi presidente): Partito Liberale Italiano (PLI, centro-destra liberale). Luigi Einaudi (1948-1955): Partito Liberale Italiano (PLI). Giovanni Gronchi (1955-1962): Democrazia Cristiana (ala di centrosinistra della DC, ma eletto con appoggio ampio; spesso collocato nel centrodestra o centro moderato dell’epoca).

Antonio Segni (1962-1964): Democrazia Cristiana (ala centrista/destra della DC). Giovanni Leone (1971-1978): Democrazia Cristiana (ala moderata/destra). Francesco Cossiga (1985, dimissioni 1992): Democrazia Cristiana (ala destra, poi fondatore di partiti di centrodestra). Oscar Luigi Scalfaro (1992-1999): Democrazia Cristiana (ala moderata, presidente durante Tangentopoli; spesso visto come garante istituzionale più che di parte).

Se guardiamo al centro sinistra, la stagione dei presidenti progressisti coincide con l’arrivo dell’Unione Europea, l’avvio dell’Euro e con la presenza alla presidente della Commissione Europea di Romano Prodi (1999-2004), l’inventore, con Massimo D’Alema dell’Ulivo, dal quale è poi nato il Pd.

Fu proprio sotto il suo mandato che l’euro fece il suo debutto ufficiale nelle tasche dei cittadini europei il 1º gennaio 2002.

Romano Prodi, quando era Presidente del Consiglio italiano (1996-1998), impose la forte volontà politica di agganciare l’Europa fin dal primo gruppo di testa, guadagnandosi la poltrona di Commissario UE.

Carlo Azeglio Ciampi, come Ministro del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica, fu il vero “architetto finanziario”.

Lamberto Dini, come Ministro degli Affari Esteri, gestì le delicatissime trattative diplomatiche con gli altri partner europei, in particolare con la Germania.

Guarda caso Carlo Azeglio Ciampi (1999-2006), Indipendente (ex governatore Bankitalia, con trascorsi nel Partito d’Azione) diventò presidente della Repubblica dal 1999 al 2006, sostenuto da maggioranze di centrosinistra.

A seguire, Giorgio Napolitano (2006-2015), ex PCI, poi PDS/DS (sinistra) e Sergio Mattarella (2015-oggi, rieletto 2022): ex DC, poi PPI/Margherita/PD (centrosinistra).

Per concludere la serie dei presidenti, dobbiamo inserire nella lista Giuseppe Saragat (1964-1971): Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI, socialdemocratico) e Sandro Pertini (1978-1985): Partito Socialista Italiano (PSI), ma non hanno nulla a che fare con l’attuale dibattito.

Giorgia Meloni, ecco il punto, ha detto un’ovvietà, ma ha toccato il vero punto dirimente di tutta la questione: a Roma ci deve essere solo un presidente della Repubblica di centrosinistra, perché così i poteri di Bruxelles (finanza internazionale, Affare Verde o Green Deal che dir si voglia,), sono sicuri di avere un guardiano delle loro politiche.

Per capirlo è sufficiente fare una rassegna delle dichiarazioni pro Europa dei presidenti dal 1999 in poi e il quadretto di famiglia è completo.

Giorgia Meloni non ha detto, apparentemente, niente di strano, ma senza dirlo, ha fatto capire che al Colle non possono aspirare quelli che custodiscono un’Europa asfissiante, coloro che l’anno costruita, alimentata, a cominciare da Romano Prodi, per arrivare a Mario Draghi.

Non sarà lei la candidata eventuale, perché il suo compito è guidare la coalizione di centro destra verso la vittoria elettorale del 2027.

Mattarella scade nel 2029 e dal 2027, se vincerà il centrodestra, ci sono tutti i tempi necessari per scegliere il candidato più opportuno, possibilmente condividendolo con lo schieramento più ampio possibile.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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