Home Politica estera IL DELIRIO POLITICO EUROPEO E IL REALISMO U.S.A.

IL DELIRIO POLITICO EUROPEO E IL REALISMO U.S.A.

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di Adolfo Tasinato

Negli ultimi giorni in relazione alle notizie sulla guerra in Ucraina, ho letto da più parti che taluni leader europei fantasticano di contrastare militarmente gli USA e la Russia. Ora, mi chiedo: sono dichiarazioni serie o un nuovo genere di satira geopolitica?

Se qualcuno lo ha dimenticato l’Europa sta affrontando da anni tagli alla difesa, utopie burocratiche e una fatica quotidiana nel garantire anche semplicemente la propria sicurezza interna, abbiamo visto di recente i gravissimi attentati in Germania.

Eppure, tra un summit e un aperitivo, a Bruxelles si gioca la partita della retorica geopolitica, dove si ritiene che si possa sfidare il mondo con regolamenti, multe sulle emissioni di CO2, sulle flatulenze delle mucche e cose simili.

È una visione tanto ambiziosa quanto disconnessa dalla realtà.

Il discorso non è solo un capriccio retorico: è il simbolo di una politica europea che, davanti alla sofferenza dell’economia e dell’industria innescata dalla idiozia green filo cinese, si affida a slogan e illusioni. Proprio come abbiamo visto in questi giorni, durante un recente summit europeo, alcuni esponenti hanno attaccato la posizione di Trump sulla guerra in Ucraina, definendola un’inaspettata dose di realismo crudo.

Mentre certi leader europei si limitano a criticare il pragmatismo americano, la verità è che il vecchio continente fatica persino a mettere in piedi un apparato difensivo degno di questo nome. Inutile far finta di niente, senza l’ombrello USA l’Europa sarebbe in grado da sola di fare il solletico a livello militare alla Cina ma anche alla Russia, che è si una economia di livello inferiore con una industria generalmente antiquata, ma è pur sempre una potenza nucleare.

Fa sorridere a questo punto l’atteggiamento dell’opposizione italiana che critica Giorgia Meloni perché non partecipa al coro delle critiche contro Trump. Fanno finta di non sapere che la Presidente del Consiglio non è nata ieri, ha esperienza politica da vendere e non ha bisogno di mettersi in luce sul palco degli oratori da social ma usa la diplomazia e sicuramente potrà essere un ponte tra Europa e Stati Uniti in questa complessa vicenda.

Mi permetto di sottolineare un mio pensiero, Meloni può rappresentare la nuova Europa, quella che potrà venire, gli altri, compresa certa politica italiana sponsorizzata dai Dem Usa, guarda caso i nemici di Trump, sono la vecchia UE, una sigla e nulla più. Lo dico anche a proposito del discorso che ha tenuto alla Convention dei Conservatori Cpac dove ha si elogiato la visione geopolitca e sociale del Presidente Trump, come anche ha attaccato le idiozie woke e cancel culture ma è stata coerente con quanto fatto dal suo Governo nei confronti dell’Ucraina. Un vero leader rimane coerente sempre e questo ha fatto Giorgia Meloni che per la serietà dimostrata può veramente farsi carico delle istanze di una nuova Europa alleata degli USA ma capace di avere un ruolo a livello internazionale e un proprio sistema difensivo coordinato con la Nato a conduzione americana.

Trump, con il suo approccio “America First”, ha sempre puntato su un realismo spietato, ben lontano dalle fantasie politiche di Bruxelles. Donald non parla usando i filtri della diplomazia, parla chiaro e si rivolge direttamente ai popoli e ai loro capi.

Non si tratta solo di divergenze di opinione, ma di un contrasto tra chi sa che la guerra non si combatte con le chiacchiere e chi, invece, si perde in una retorica da copione teatrale. Basta pensare a quella recente dichiarazione in cui un noto politico europeo ha ironizzato, definendo le posizioni americane “provocazioni da salotto”, mentre Trump non ha esitato a replicare che l’Europa vive in un mondo di illusioni e come dargli torto?

Il confronto diventa così un palcoscenico dove il delirio politico si scontra con il pragmatismo. In un continente in cui i tagli alla difesa sono all’ordine del giorno e l’apparato industriale bellico è, per molti versi, un ricordo del passato, le ambizioni di sfidare superpotenze nucleari appaiono più come un tentativo disperato di distogliere l’attenzione dai propri fallimenti interni che come un progetto concreto.

La posizione di Trump sulla guerra in Ucraina, in questo contesto, diventa il contraltare di una politica europea che rimane teoria appena abbozzata. Il Presidente USA ha sempre sostenuto la necessità di evitare un coinvolgimento militare prolungato, invitando a una strategia più pragmatica e calcolata, contrapposta ai proclami infiammati che troppo spesso si limitano a scaricare colpe e a esibire frasi ad effetto.

Quello che emerge è un netto contrasto: da una parte, gli USA che insistono sul realismo, dall’altra un’Europa che, pur criticando aspramente, non è in grado di progettare una politica estera efficace non avendo neanche un sistema comune di difesa.

In definitiva, il confronto tra un’Europa in preda a deliri ideologici e gli USA che si fanno portavoce della concretezza appare come una contraddizione tragica. I politici europei, con le loro fantasie di una ipotetica capacità di sfidare le superpotenze, rivelano ben presto di utilizzare la retorica come scudo per mascherare il fallimento delle proprie politiche.

Forse la lezione è chiara: prima di puntare il dito contro chi, come Trump, si propone di agire con concretezza, l’Europa dovrebbe fare un serio bilancio delle proprie capacità, anzi dovrebbe ancor prima capire cosa vuole fare da grande ma forse è troppo tardi.

È comunque tempo di un risveglio politico, dove le critiche non siano più il riflesso di un fallimento strutturale, ma il punto di partenza per una vera riforma della Unione europea che è stata tale solo nel determinare la pericolosità del lardo di Colonnata mentre ai bambini greci veniva tolto pure il latte.

Se gli europei insisteranno sul terreno della satira geopolitica senza senso, non faranno altro che alimentare un circolo vizioso di illusioni e contraddizioni, in un mondo che non può più permettersi spunti da un copione di teatro di serie B.

In sostanza, se l’Europa continua a restare prigioniera di una retorica che non traduce in fatti concreti le proprie aspirazioni, il confronto con le superpotenze rimarrà un miraggio: una idiozia totale, destinata a sfumare tra slogan e illusioni e allora la colpa non la potremo certo dare a Putin.

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  • Redazione

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