
Cosa resterà di questi ultimi trent’anni? Un “residuo”, che è ciò che in ogni tempo, sempre (!), rimane; dopo che la disgregazione del vecchio “corpo” e la ricostruzione del nuovo “corpo” è iniziata, e non trova mai pieno compimento.
La realtà è un “plenum” e il medesimo plenum è, metafisicamente, un “corpo”. Così che, dice Parmenide: “Lo stesso è comprendere e essere”.
Il corpo qui in questione, che ci inter-essa da vicino, è il corpo in frantumi dell’Unione europea, sorta sulle ceneri del vecchio mondo “bi-polare”, nato dalle ceneri della seconda guerra mondiale.
Il corpo dell’Unione europea è stato costruito in forza di un nuovo “credo” – pratica del tutto diversa da quella degli “antichi” sacerdoti, e in particolare vedici, che erano misuratori e giammai costruttori: “la fine della storia e l’ultimo uomo” di fukuyama memoria.
E ora? Chi si farà carico di ri-costruire il nuovo mondo? E su quali basi? Dato che ogni metanarrazione – che sia stato il “corpo” di Purusha, Prajapati, Osiride, Dioniso, Cristo e quanti altri – è caduta sotto il peso “indistruttibile” del “corpo di realtà”?!
E allora “c’è un tempo per ogni cosa”, secondo la “ruota del tempo” o ciò che persino il “moderno” Leibniz chiamava “il labirinto del continuo”. Nient’altro che il “corpo di realtà”.





