Home Politica estera IL CONFLITTO IN UCRAINA CAMBIA IL PARADIGMA DELLA GUERRA

IL CONFLITTO IN UCRAINA CAMBIA IL PARADIGMA DELLA GUERRA

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Il conflitto ucraino sta cambiando la dottrina di guerra. Vale per quella occidentale e vale anche per quella russa.

Oltre ad essere una guerra di logoramento stile prima guerra mondiale, in gran parte giocata in trincea, la guerra sul fronte ucraino è guerra di droni e i droni stanno diventando, in cielo, in terra e in mare gli elementi dominanti.

Se si osservano i filmati del fronte, si vedono pochissimi veicoli e quelli che si vedono vanno di corsa a scaricare i fanti la dove li devono portare e poi tornano in fretta al riparo.

Ormai tutto quello che si muove è monitorato ed è colpibile.

Da qui la follia di aver usato dei droni di pochi soldi, quelli che si comprano su Internet o al supermercato per cifre che vanno dai 300 ai 600 dollari per compiere un attacco agli aeroporti russi.

L’azione è stata magistrale, indubbiamente, per preparazione e per esecuzione, ma ha un difetto fondamentale che è quello di aver sdoganato una modalità più consona al terrorismo che ad una guerra tra soggetti giuridici, come sono gli Stati, e che, per il basso costo e la facilità di armamento può diventare uno strumento replicabile ovunque.

Basta che una cellula dormiente di un qualsiasi servizio segreto di questo mondo compri una decina di droni giocattolo, li armi con qualche esplosivo e si avvicini tranquillamente ad un qualsiasi obiettivo sensibile per creare enormi disagi o addirittura disastri e vittime.

Andare nei pressi della rete di recinzione di un aeroporto civile, in una qualsiasi città, parcheggiando tranquillamente come se si aspettasse qualcuno o ci si apprestasse a partire (molti parcheggi sono sul limitare delle piste) per poi estrarre il giocattolo, farlo partire e prima che qualcuno se ne accorga far esplodere qualche aereo parcheggiato.

Che facciamo? Controlliamo tutte le macchine che parcheggiano?

Ecco perché usare metodi da guerriglia, in una guerra che è già ampiamente ibrida, è pura follia.

C’è un dato inquietante che riguarda ancora una volta la guerra in Ucraina e il modo con il quale gli Stati che supportano Kiev stanno creando un buco nero: il mercato nero delle armi.  

Non esistono dati precisi e verificati che quantifichino esattamente quanti armamenti destinati all’Ucraina siano finiti sul mercato nero, tuttavia diverse fonti sollevano preoccupazioni su questo fenomeno.

Un rapporto del Pentagono citato dal New York Times nel gennaio 2024 indica che circa il 60% delle armi più sofisticate inviate dagli Stati Uniti all’Ucraina, per un valore di diversi miliardi di dollari, non è stato adeguatamente tracciato, suggerendo che alcune potrebbero essere finite sul mercato nero.

Europol e Interpol hanno segnalato il rischio di traffico illecito di armi, soprattutto leggere, verso l’Unione Europea, il Medio Oriente e l’Africa, con piattaforme sul dark web che offrono armi come Javelin e Stinger a prezzi elevati. Tuttavia, la mancanza di un sistema di tracciamento efficace, complicata dall’assenza di personale sul campo e dalla porosità dei confini ucraini, rende difficile quantificare il fenomeno.

Un traffico di armi di questo genere può alimentare delle vere e proprie compagnie di ventura nelle mani delle mafie internazionali.

La guerra in Ucraina ha visto l’emergere del fenomeno consistente degli eserciti privati, ossia delle Compagnie Militari Private (PMC), organizzazioni di mercenari o contractor che operano in contesti di conflitto.

In relazione alla guerra in Ucraina, il termine richiama sia le PMC russe, come il Gruppo Wagner, sia le proposte di creazione di PMC ucraine, oltre alla presenza di contractor stranieri.

La vicenda del Gruppo Wagner, la più nota compagnia militare privata russa, utilizzata dal Cremlino per operazioni in cui l’impiego di forze regolari potrebbe essere politicamente o tatticamente sconveniente, ha dato una lezione che ci si poteva risparmiare leggendo Machiavelli.

Le compagnie di ventura richiamano le truppe mercenarie medievali e rinascimentali, come quelle guidate da condottieri italiani (es. Giovanni dalle Bande Nere). Queste erano formate da soldati professionisti che combattevano per denaro, spesso cambiando bandiera per il miglior offerente. In Italia, tra il XIII e il XV secolo, furono una piaga per la loro brutalità e mancanza di disciplina, secondo Machiavelli.

L’uso di compagnie militari private è controverso per violazioni dei diritti umani e per il loro impatto sulla stabilità regionale. Sono considerate una minaccia per l’Europa, poiché operano al di fuori delle norme del diritto internazionale e possono destabilizzare ulteriormente le aree di conflitto.

Nonostante la storia insegni, nel 2024, l’Ucraina ha discusso la legalizzazione delle Compagnie di Difesa Internazionali (CDI), un eufemismo per PMC, con un disegno di legge presentato al Parlamento (n. 11214) dal deputato Serhii Hryvko. Queste entità commerciali, registrate in Ucraina, opererebbero esclusivamente all’estero, in regioni confinanti con paesi considerati “terroristi” da Kiev (es. Russia). I dipendenti sarebbero cittadini ucraini, stranieri o apolidi con almeno un anno di esperienza militare. L’idea è di creare opportunità lavorative per i veterani ucraini e fornire servizi di sicurezza a paesi alleati, regolamentando un settore già attivo de facto. Le CDI potrebbero utilizzare armi leggere, esplosivi e veicoli blindati, sotto la supervisione di un’agenzia governativa legata all’intelligence militare.

In Ucraina è attiva la presenza di contractor occidentali.

Secondo alcune fonti, compagnie come Blackwater (ora Academi) e Lancaster-6 avrebbero operato in Ucraina, fornendo addestramento, sicurezza e supporto logistico. Gli Stati Uniti hanno investito miliardi in aiuti militari, parte dei quali destinati a PMC per proteggere infrastrutture, addestrare truppe e gestire armamenti complessi come gli F-16.

Questo proliferare di compagnie di ventura sono un altro aspetto degenerativo che indurrebbe chiunque avesse la mente sana e non fosse un guerrafondaio, delinquente e psicopatico a chiudere una vicenda che sta degenerando sotto tutti i punti di vista.

Sorprendente anche il fatto che gli ucraini facciano sapere di aver ottenuto dati riservati. Gli esperti informatici della Direzione principale dell’intelligence del ministero della Difesa ucraino hanno ottenuto accesso a oltre 4,4 gigabyte di dati riservati appartenenti al Tupolev Design Bureau, una delle principali aziende russe dell’industria della difesa.

Lo riporta l’agenzia di stampa “Rbc Ucraina” citando fonti dell’intelligence. Tra i documenti sottratti figurano corrispondenza ufficiale della dirigenza, dati personali dei dipendenti, curriculum di ingegneri, documentazione sugli approvvigionamenti e verbali di riunioni a porte chiuse.

I tecnici ucraini hanno inoltre violato il sito web ufficiale della compagnia, pubblicando sulla homepage l’immagine di un gufo che tiene un bombardiere russo tra gli artigli. “L’importanza dei dati ottenuti è difficile da sopravvalutare. Ora, infatti, non c’è più nulla di segreto nelle attività del Tupolev Design Bureau per l’intelligence ucraina”, ha commentato una fonte dei servizi.

Dove sta l’idiozia? Nel dirlo. Se hai ottenuto dei dati di grande rilevanza te li tieni e stai zitto, ma ormai, essendo gli ucraini e i loro consulenti neocon alla disperazione devono usare ogni mezzo per far propaganda, anche a discapito del loro interesse militare.

E’ del tutto ovvio che non appena diffusa la notizia, utile alla propaganda dei media conniventi con la balordaggine di diffondere notizie riservate, i russi avranno provveduto a mettere sotto controllo l’azienda e, probabilmente, anche a delocalizzarne le parti strategiche.

Ultima considerazione. Se prepari da mesi il minamento del ponte che collega la Crimea, perché al momento dello scoppio questo rimane in piedi e subisce un danneggiamento minimo? Ancora una volta interessa il colpo di teatro, la propaganda.

Forse ha ragione uno degli analisti che ho seguito ieri su vari video e su vari blog, il quale diceva che si sta assistendo, da parte ucraina e da parte dei suoi suggeritori a gesti dettati dalla disperazione.

Nel frattempo una prima risposta potrebbe essere già arrivata.

Un gruppo di ufficiali di alto rango delle Forze Armate ucraine e un loro collega britannico sarebbero stati eliminati da un attacco con drone contro due auto nel centro di Sumy. La notizia è stata confermata dai canali ucraini.

Secondo il portavoce dell’intelligence militare russa, si tratta del personale militare coinvolto nelle recenti operazioni terroristiche sul territorio russo, che fa parte dei servizi segreti ucraini GUR, dipartimento guidato da consiglieri dell’MI6 britannico.

Tra i militari ucraini eliminati c’era anche un agente della Marina britannica, presumibilmente responsabile della pianificazione degli attacchi ai treni in Russia.

L’intelligence militare russa ha seguito gli spostamenti dei militari ucraini nell’auto utilizzando un segnale GPS attivato a distanza dagli hacker russi su uno dei telefoni di una delle vittime; l’attacco è stato effettuato con estrema precisione da un missile LMUR depotenziato lanciato dal drone ad alta quota Inokhodetz.

La notizia, non confermata da fonti ufficiali, comunque fa capire che c’è da aspettarsi una vendetta russa mirata e consistente.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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