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IL CASO EFFE E DINTORNI

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di Lucio Leante

Il signor Tony Effe canta – o piuttosto farnetica – così: “Lei la comando con un joystick / Non mi piace quando parla troppo / Le tappo la bocca e me la f…”. O anche “Volano schiaffi da ogni parte (…)  Sono Tony, non ti guardo nemmeno / Mi dici che sono un tipo violento/ Però vieni solo quando ti meno”. E ancora: “Ti sputo in faccia solo per condire il sesso / Ti chiamo ‘puttana’ solo perché me l’hai chiesto / Ti sbavo il trucco, che senza stai pure meglio / Ti piace solamente quando divento violento”.

Ci si deve chiedere se la politica contro le parole di odio e di violenza, in specie contro le donne, non valga per quel signore, altri “trapper” come lui ed altri “artisti” del genere molto amati dalla “sinistra sanremese” (e non solo quella). Ci si deve chiedere anche come mai molti intellettuali e persino alcune femministe lo difendano parlando di linguaggio “ironico” e “iperbolico” che sarebbero “caratteristici del genere t/rap”.

Ci si deve chiedere anche come mai un trapper violento e misogino trovi tanti follower nel pubblico soprattutto giovanile.

Ci si deve chiedere soprattutto come mai un “artista” del genere trovi credito a sinistra e come mai sia stato invitato (molto più del perché sia stato poi “disinvitato”) dalla giunta comunale di Roma per il Concerto di fine d’anno al Circo Massimo.

A noi sembra che la topica della giunta Gualtieri sia come un proverbiale “lapsus freudiano” che, all’analisi, si scopre non casuale e rivelatore di significati e pulsioni retrostanti.

E’ un fatto che in Italia (e in Occidente in generale) oggi basti darsi una vernice di “alternativi” o “antagonisti de sinistra” che si possa dire e fare di tutto, anche degradare le donne (o anche esprimere sentimenti sessisti, violenti e persino razzisti) con l’appoggio di politici, intellettuali e giornalisti “liberal” e “progressisti” e persino delle nuove “trans-femministe intersezionali”.

Quei rap violenti e trucidi sono difesi apparentemente in nome della libertà di espressione “artistica” e “contro la censura”, (anche quando violano i principi liberali proclamati e “difesi” da quegli stessi “progressisti”) perché quegli “artisti” portano comunque il loro tizzone al rogo della cultura euro-occidentale-italiana. Incenerire quest’ultima è da tempo il vero obbiettivo di una buona parte della sinistra radicale. Quei principi liberali ne sono solo le maschere occasionali e opportunistiche, intercambiabili secondo l’occasione.

Così avviene che, in nome della “lotta alla censura” e della libertà di espressione, ci si permetta di ignorare la dignità delle donne, mentre contemporaneamente in nome dei diritti delle minoranze LGBTQI+ (o delle stesse donne) si ignori spesso e tranquillamente la libertà di opinione e di espressione ed, anzi, si pratichi allegramente – spesso da parte degli stessi personaggi- la censura, mascherata da anti-omo-transfobia e, in genere, da “antifascismo” culturale. Quel che conta per loro è continuare l’opera di distruzione culturale dell’intero esistente, sulla falsariga del rivoluzionarismo culturale marxista, gramsciano e dei suoi epigoni francofortesi e post-moderni.

E’ questo odio distruttivo per la propria cultura e la propria casa natale che spiega il successo di quei trapper come il signor Effe e “artisti” consimili anche tra quella parte delle giovani generazioni che istintivamente vi trovano una parvenza di identità politico-culturale “antagonista” e “alternativa” (una comoda “alternativa” anche allo studio ed al lavoro) e che è il nuovo conformismo “anti-conformista” di molti giovani fuorviati dai chierici del nichilismo neo-progressista.

E’ a causa di questi ultimi che Tony Effe ed altri “artisti” analoghi hanno successo. E’ a causa loro e della loro corsa al nulla, che il nichilismo sia oggi l’unica “cultura” che abbia successo e che faccia “progressi”.

Autore

  • Redazione

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