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IA, UNA RIFLESSIONE SULL’AUDIZIONE DI PADRE BENANTI

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di Sergio Restelli

Valutazione dell’intervento di Padre Benanti in audizione alla camera nel suo nuovo ruolo di presidente del Comitato per l’intelligenza artificiale istituito presso il dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della presidenza del Consiglio dei ministri.

Le affermazioni di padre Benanti presentano alcuni punti che vorrei evidenziare.

1. Non esistono alternative: Padre Benanti afferma che l’Italia deve decidere se essere un Paese che fa procurement o un paese che produce risorse di intelligenza artificiale. Questa dicotomia non tiene in considerazione la possibilità di un approccio bilanciato in cui l’Italia potrebbe fare entrambe le cose, incentivando l’innovazione interna e aprendosi anche all’importazione di tecnologie esterne.

2. Esagerazione della competizione con Zuckerberg e Meta: Padre Benanti sottolinea che l’Italia non può competere con Zuckerberg in termini di risorse e investimenti nell’intelligenza artificiale. Tuttavia, questa esagerazione nella competizione può far sembrare che non ci sia spazio per l’industria italiana. In realtà, l’Italia potrebbe focalizzarsi su aree di specializzazione e innovazione uniche, piuttosto che cercare di competere direttamente con le grandi corporazioni.

3. Manca la considerazione dell’ecosistema globale dell’IA: perché si concentra sulla situazione italiana e la sua posizione rispetto ad altre grandi aziende. Tuttavia, l’innovazione nell’intelligenza artificiale avviene in un contesto globale, in cui collaborazione e partenariati possono portare vantaggi significativi. Non considerare le opportunità di collaborazione internazionale potrebbe limitare il potenziale dell’Italia nel settore dell’IA.

4. Impatti sull’occupazione: La sua visione sul futuro dell’occupazione sembra focalizzarsi principalmente sugli impieghi a più alto livello cognitivo. Tuttavia, gli impatti dell’IA sul lavoro possono essere diversi e coinvolgere una gamma più ampia di occupazioni. È importante considerare tutti i settori e le competenze che possono beneficiare dell’IA e sviluppare strategie per mitigare gli eventuali impatti negativi.

5 Mancanza di dettagli sulle politiche e le iniziative concrete: egli afferma che il paese dovrà decidere sulla sua postura nei confronti dell’IA, ma non fornisce dettagli o proposte specifiche su come farlo. Senza politiche concrete e iniziative mirate, le affermazioni restano vaghe e non offrono una guida pratica per affrontare le sfide e cogliere le opportunità dell’IA.

Alternative possibili:

1. Promuovere l’innovazione interna: Incentivare la ricerca e lo sviluppo nelle università e nelle aziende italiane per promuovere l’innovazione interna nel campo dell’IA. Ciò potrebbe includere l’apertura di centri di ricerca specializzati, l’offerta di finanziamenti e incentivi alle imprese e la creazione di collaborazioni tra università e settore privato.

2. Focalizzarsi su settori di specializzazione: Piuttosto che cercare di competere direttamente con le grandi aziende, l’Italia potrebbe focalizzarsi su settori di specializzazione e innovazione unici. Ad esempio, potrebbe concentrarsi sulla ricerca e lo sviluppo nell’IA applicata alla moda, all’arte o al design, sfruttando la sua ricca tradizione umanistica e culturale!

Padre Benanti, presidente del Comitato per l’intelligenza artificiale della Presidenza del Consiglio, sostiene che l’Italia deve prendere una decisione sulla sua strategia nei confronti dell’Intelligenza Artificiale (IA). Paragonando il momento attuale all’adozione della corrente elettrica, afferma che l’IA cambierà il modo di fare tutte le cose e il paese deve decidere se vuole solo fare appalti per acquisire risorse o se vuole produrne almeno in parte,cita l’esempio del settore elettrico italiano che si è concentrato sulla creazione di una grande azienda nazionale come l’Enel per essere competitivo. Sottolinea l’importanza di sviluppare le capacità produttive del paese, prendendo ad esempio il settore dell’auto che ha creato il proprio stile di design con marchi come Ferrari. Afferma che l’Italia non può competere direttamente con giganti come Mark Zuckerberg, ma che ci sono comunque spazi per l’industria italiana,che l’IA avrà un impatto significativo sul lavoro e sul mercato, creando concentrazione di ricchezza e controllo nelle mani di pochi grandi attori internazionali. Solo chi ha la capacità di investire nell’innovazione potrà rimanere competitivo, e attualmente solo sette grandi aziende internazionali hanno le risorse per farlo. Sottolinea che questo influenzerà soprattutto i lavori ad alto contenuto cognitivo, che attualmente sono i meglio retribuiti nella società.Il dibattito sull’IA si interseca anche con il problema della fuga di giovani laureati all’estero in cerca di lavoro,e sottolinea che i laureati in materie scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche (STEM) sono particolarmente preziosi per l’industria dell’IA, ma che l’Italia non è in grado di creare abbastanza opportunità di lavoro per loro. Questo significa che la parte più preziosa del settore viene assorbita all’estero o trova altre strade per l’utilizzo delle proprie competenze.

In conclusione,  sostiene che l’Italia deve prendere decisioni strategiche sulla sua posizione sull’IA, sviluppare le proprie capacità produttive e creare opportunità di lavoro per i giovani laureati STEM al fine di non perdere il passo con gli sviluppi tecnologici globali e bloccare la fuga dei laureati Stem all’estero

L’Italia deve decidere sulla “postura politica che vorrà avere il paese” nei confronti dell’IA: “Ci troviamo in un momento equivalente all’adozione della corrente elettrica che, come l’IA, non serve a fare qualcosa ma cambia il modo di fare tutte le cose. Dobbiamo decidere se vogliamo essere un paese che fa procurement, che cerca cioè dove comprare queste risorse, o un paese che vuole produrre almeno in parte queste risorse”.

Lo ha detto padre Benanti, presidente del Comitato per l’intelligenza artificiale della Presidenza del Consiglio, audito dalla Commissione Lavoro della Camera. Padre Benanti ha fatto l’esempio del settore elettrico dove, ha ricordato, “abbiamo concentrato tutte le capacità produttive dentro quello che chiamiamo un campione nazionale” come l’Enel. Certo, potrebbe comunque non bastare, considerato che i very player del settore sono colossi da trilioni di dollari, “ma nel settore auto, ad esempio, l’Italia non si è mai messa a fare concorrenza alle Cadillac americane: grazie al suo design ha creato le Ferrari. La nostra tradizione umanistica può dire tantissimo sullo stile di design: bisogna mettere in moto quelle parti produttive del paese”. “Tutto questo va vissuto con la consapevolezza che il mondo corre e corre forte”: a Davos, racconta, Mark Zuckerberg ha annunciato che, essendo interessato allo sviluppo dell’IA, ha deciso di raddoppiare i Gpu che possiede, comprandone altri 350mila. Il costo dell’operazione è stato di 10 miliardi, “l’equivalente di un’opera pubblica”.

Ecco, “quando dico Meta non dico neppure una delle sette conglomerate dell’IA, quando parliamo di Meta parliamo di un colosso da meno di un trilione ma che sta subito sotto questa soglia. Ciò nonostante, Meta ha raddoppiato il numero di Gpu comprandone altri 350mila”. Mentre noi abbiamo fatto adesso dei supercalcolatori che lavorano con 10-100 mila Gpu.

“Certo, non possiamo competere con Zuckerberg, ma tra quello e dire che non c’è spazio per l’industria italiana” ce ne corre. In questo contesto rientra anche la questione della cosiddetta questione della tecnologia democratica: “è vero che fino ad oggi siamo stati interessati dalla democratizzazione della tecnologia. Ma noi, e sottolineo noi. Altrimenti la tecnologia va in un’altra direzione: aiuta chi c’ha più potere”. Ecco, afferma quindi Benanzi, “recuperare alcune tradizioni del paese su questo ‘addomesticamento’ potrebbe essere una ricchezza del nostro paese”.

Forte impatto sul lavoro. Mercato rischia contrazione

L’impatto dell’IA è quello di una “sfida ad estrema velocità”. A dirlo ancora è padre Paolo Benanti, in commissione Lavoro alla Camera.
“Sull’IA generativa abbiamo già le prime applicazioni industriali”, ha ricordato, che si esplicano, inoltre, “senza regole specifiche che rendono questa corsa ancora più veloce perché non ci sono guard rail che possano indirizzare queste traiettorie”.

Tecnologia mai neutrale

“La storia ci dice che non esistono tecnologie neutrali” e anche per quanto riguarda l’Intelligenza artificiale, l’impatto sul mercato e in particolare su quello del lavoro sarà rilevante, ha ribadito. 
Secondo il presidente della Commissione per l’AI voluta dal dipartimento dell’editoria, sono due gli elementi che caratterizzano la proiezione sul lavoro del mercato dell’innovazione: la concentrazione della ricchezza e il fattore di controllo.

“L’innovazione contrarrà il mercato perché solo chi è in grado di potersela permettere andrà avanti e resterà al passo con il cambiamento del mercato: al momento solo 7 grandi player internazionali sono in grado di gestire questa forma di innovazione, hanno tutti una capitalizzazione superiore al trilione di dollari: questo significa grandi agglomerati. E solo questi sono inoltre in grado di fornire strati di controllo diverso” sul lavoro. 
“Questo produce che chi aveva la capacità di stare nel mondo del lavoro ora è invece vincolato alla capacità che questi sistemi renderanno necessario per restare sul mercato in maniera profittevole”.

Impatto sui lavori della borghesia

Stando alle sue riflessioni, l’impatto dell’AI sarà “molto più forte sui lavori a più intenso contenuto cognitivo che oggi sono i lavori meglio pagati nella società. Quindi l’aggressione sarà soprattutto su una serie di lavori della borghesia o di chi è capace di acquisire reddito”. 
Padre Benanti, sintetizza Ansa, ha spiegato la questione citando il “paradosso di Moravec” secondo il quale un ragionamento di alto livello richiede pochissimo calcolo, ma le capacità sensomotorie di basso livello richiedono enormi risorse computazionali. Come dire: “Una mano robotica che possa aprire una maniglia costa intorno ai 200mila euro. Una calcolatrice che misura una radice quadrata può costare anche meno di un euro. Quindi, nel caso umano, un bambino di 4 anni può aprire la maniglia di una porta ma dovrà avere almeno la terza media per poter calcolare una radice quadrata”.

Laureati Stem preziosi per IA, ma vanno all’estero

Il tema dell’AI va a intersecarsi anche con quello dello spostamento all’estero dei più giovani per trovare lavoro. Nel campo dell’intelligenza artificiale, “da quello che emerge dalle ricerche, la parte più preziosa sono i laureati nel settore Stem”, ha spieato. “Un laureato costa 170mila euro allo Stato e alla famiglia. Ma le ricerche ci fanno capire che in questo momento il comparto italiano non riesce ad assorbire questi lavoratori, non ci sono posti di lavoro per loro”. 
“Questa prospettiva è importante perché significa che la parte più preziosa per il settore che possiamo produrre in Italia viene assorbita all’estero o trova altre vie di utilizzo. Queste, ha chiosato, sono le sfide che abbiamo davanti”.

Autore

  • Redazione

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