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I PAESI ARABI, TRA SOLIDARIETÀ E BUSINESS E, PER NOI, LA SCELTA DEL NUCLEARE

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Gli europei, e in particolare la Germania, dopo aver legato i propri destini economici al gas russo, hanno dovuto tagliare i flussi a causa della guerra in Ucraina, con il risultato di approvvigionarsi dalla Russia con il gas reso liquido, che è lo stesso di prima in altra forma e che costa di più e con l’altro risultato di legarsi ai Paesi arabi per differenziare le fonti energetiche. Ora, con la guerra in Israele, la questione si ripropone, perché se l’Occidente starà dalla parte, come è dovuto, di Israele e smetterà di finanziare Hamas, fingendo di finanziare i palestinesi, potrebbe crearsi qualche problema di rapporto con chi ci fornisce gas e petrolio.

Si pone, pertanto, come urgente, in un mondo sempre più nel caos e cosparso di guerre locali che, messe assieme, fanno una guerra mondiale, di passare decisamente all’energia nucleare, con un piano di costruzione di centrali, mandando a quel paese le idiozie ideologiche di chi governa l’Unione Europea in funzione di deindustrializzazione e di impoverimento delle popolazioni.

Se guardiamo al breve periodo, la reazione dei Paesi arabi sembra orientata a solidarizzare con i palestinesi, ma a non mettere in discussione i rapporti economici con l’Occidente.

Il ministro libanese dell’Energia, ad esempio, ha detto che il conflitto tra Israele e Hamas non avrà impatto sulle perforazioni.

Secondo l’economista Fawad, “è stata fornita una garanzia internazionale e regionale per continuare la perforazione in tutte le circostanze, specialmente considerando che il consorzio ha finora speso circa 200 milioni di dollari nei blocchi 4 e 9”.

Non molto tempo fa Israele e Libano hanno definito le aree Zee nel Mediterrano per l’estrazione del gas e, evidentemente, il Libano non ha alcuna intenzione di venir meno ad un accordo che garantisce il business.

La produzione di gas dell’Algeria aumenterà di 10 miliardi di metri cubi a partire dal 2024, grazie agli accordi firmati con aziende straniere, tra cui Eni. Lo ha riferito Miloud Mdjelled, il capo ufficio Studi economici del Ministero dell’Energia e delle Miniere algerino, parlando ai microfoni del primo canale radiofonico pubblico.

Lo stesso funzionario ha precisato che la compagnia di idrocarburi statale Sonatrach aveva firmato lo scorso anno contratti con società straniere, tra cui Eni, per sviluppare diversi progetti con investimenti pari a 6 miliardi di dollari.
“Questi progetti – ha sottolineato Miloud Mdjelled – aumenteranno la produzione di gas dell’Algeria di 10 miliardi di metri cubi, a partire dal 2024. Queste quantità aggiuntive consentiranno di soddisfare la domanda, in particolare i contratti internazionali”.

Per quanto riguarda il greggio, ha proseguito Mdjelled, la produzione aumenterà di 20 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, per raggiungere i 210 milioni di tonnellate. Inoltre Mdjelled ha ricordato che il suo Paese intende investire dai 20 ai 25 miliardi di dollari nella produzione di idrogeno verde entro il 2035, e trasportarlo in Europa attraverso un nuovo gasdotto che lo collegherà all’Italia. L’Algeria ha prodotto circa 130 miliardi di metri cubi di gas nel 2022, di cui ha esportato 56 miliardi di metri cubi e consumato circa 50 miliardi sul mercato interno. Il resto viene reimmesso nei pozzi di petrolio e gas con l’obiettivo di aumentare i tassi di recupero.

L’Arabia Saudita, in questi giorni, ha inaugurato un progetto di interconnessione elettrica tra i Paesi del Golfo e l’Iraq. Secondo le stime dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, la domanda di elettricità dell’Iraq dovrebbe raddoppiare tra il 2019 e il 2030, anche per via di un aumento demografico previsto di oltre un milione di persone all’anno.

L’Arabia Saudita ha inaugurato una piattaforma di interconnessione elettrica tra i Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg) e l’Iraq, che potrebbe aumentare il volume annuo delle vendite di energia di Riad fino a 300 milioni di dollari.

La notizia è riferita dal quotidiano emiratino “The National”.

Il piano prevede di estendere l’iniziativa ad altri Paesi, ha spiegato Saud bin Nayaf, governatore della Provincia orientale dell’Arabia Saudita, durante l’inaugurazione della piattaforma presso la sede dell’Autorità di interconnessione del Ccg, ad Al Dammam.

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