
Sul dossier più atteso, quello della guerra in Medio Oriente, i ministri degli Esteri del G7 riuniti a Tokyo si sono pronunciati con un appello a Israele affinché acconsenta a “pause umanitarie” durante l’offensiva di terra in corso a Gaza, senza invece arrivare a chiedere un cessate il fuoco nella Striscia.
Perché, come ha poi spiegato in conferenza stampa il segretario di Stato Usa Antony Blinken, “chi chiede un cessate il fuoco immediato ha l’obbligo di spiegare come gestirne le probabili e inaccettabili conseguenze”.
Nella dichiarazione congiunta diramata al termine della riunione i capi delle diplomazie delle sette economie più avanzate al mondo hanno ribadito la condanna al gruppo islamista Hamas per gli attacchi contro Israele dello scorso 7 ottobre, ma hanno condannato anche i crescenti casi di “violenza estremista” dei coloni contro i civili palestinesi.
A Tokyo si è discusso inoltre delle prospettive future di pace nella regione. Ne ha parlato lo stesso Blinken, secondo cui il tempo per fissare gli obiettivi e trovare un percorso “è ora, non domani, non dopo la guerra”. Il segretario di Stato ha negato l’intenzione d’Israele di rioccupare la Striscia, che pure era stata manifestata in settimana dal primo ministro Benjamin Netanyahu in un’intervista all’emittente statunitense “Abc News”. Secondo Blinken, l’exclave palestinese non può essere amministrata né da Hamas, né dallo Stato ebraico. Piuttosto, occorrerà fissare le coordinate di un “meccanismo” per il governo di Gaza subito dopo la fine dell’offensiva israeliana.
Ora la presidenza passa all’Italia.





