Home Opinioni I “genocidari” ebrei sfamano le loro “vittime” e Hamas lo impedisce

I “genocidari” ebrei sfamano le loro “vittime” e Hamas lo impedisce

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Ma per i media occidentali questa verità è Ḥarām

Dev’essere una forma di genocidio ancora sconosciuta ai manuali di storia: quella in cui il presunto carnefice sfama con abbondanza la popolazione che, secondo la vulgata dominante, starebbe cercando di sterminare.

Forse gli storici del futuro dovranno aggiungere un capitolo. Finora avevamo studiato Auschwitz, il Gulag, il Ruanda, Srebrenica. Adesso scopriamo una nuova categoria: il genocidio alimentare.

Si consuma inviando tonnellate di cibo, medicinali, acqua potabile, carburante e materiali sanitari.

Naturalmente, è un genocidio molto particolare. Ma c’è, c’è stato e guai a negarlo nell’agorà dei media occidentali.

Intanto, però, i fatti continuano ad avere il cattivo gusto di contraddire la propaganda.

Il rapporto appena pubblicato dal COGAT, l’organismo israeliano che coordina le attività civili nei Territori, basato non soltanto sui dati dell’esercito israeliano ma anche su quelli delle Nazioni Unite, delle ONG internazionali e delle principali agenzie umanitarie, racconta una storia assai meno spendibile nei talk-show.

Dal cessate il fuoco dell’ottobre 2025 fino al giugno scorso sono entrate nella Striscia circa un milione e settecentottantamila tonnellate di alimenti: quasi tre volte il fabbisogno definito dal Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite. E persino escludendo il commercio privato, i soli aiuti umanitari superano gli standard internazionali.

I prezzi dei beni di prima necessità sono crollati di oltre il settanta per cento. L’acqua distribuita quotidianamente supera i parametri fissati dalle organizzazioni umanitarie. Sono entrate oltre diciottomila tonnellate di medicinali e la disponibilità di posti letto ospedalieri è cresciuta di oltre la metà.

Insomma, i “genocidari” fanno arrivare cibo, medicine e acqua alle loro presunte vittime.

La parte più divertente – si fa per dire – viene dopo.

Per mesi chiunque osasse ricordare che Hamas sequestrava gli aiuti umanitari veniva liquidato come propagandista sionista, servo del Mossad, complice di Netanyahu, nemico del popolo palestinese.

Era il riflesso pavloviano di una parte dell’informazione occidentale: qualsiasi cosa dicesse Israele era, per definizione, una menzogna.

Poi è arrivata l’ONU.

Con il consueto ritardo che caratterizza le grandi burocrazie internazionali – quando la verità è ormai impossibile da occultare – il vice coordinatore speciale delle Nazioni Unite, Ramiz Alakbarov, ha finalmente scoperto ciò che Israele denunciava da anni.

Ha denunciato uomini armati di Hamas che assaltano i centri di distribuzione degli aiuti. Camionisti picchiati. Magazzini del Programma Alimentare Mondiale presi d’assalto. Operatori umanitari intimiditi. Tentativi sistematici di sabotare la distribuzione del cibo. Un modello, dice l’ONU, non episodi isolati.

Benvenuti.

Noi lo sapevamo già.

Lo sapevano gli israeliani.

Lo sapevano gli operatori umanitari.

Lo sapevano perfino numerosi dirigenti palestinesi, che da tempo accusano Hamas di trasformare gli aiuti internazionali in una gigantesca fonte di finanziamento e di controllo politico sulla popolazione.

Mancavano soltanto le Nazioni Unite.

Sono arrivate con qualche anno di ritardo. Ma, come si dice, meglio tardi che mai.

Naturalmente, nessuno chiederà scusa.

Nessun giornale che per mesi ha titolato sulla “carestia provocata da Israele” aprirà domani con la notizia che il principale ostacolo alla distribuzione degli aiuti è proprio Hamas.

Nessun opinionista che ha trasformato l’accusa di genocidio in una parola d’ordine si prenderà il disturbo di spiegare come possa conciliarsi un genocidio con tre volte il fabbisogno alimentare certificato dagli stessi organismi internazionali.

Nessuno.

Perché la parola “genocidio” non è mai stata una conclusione. Era il punto di partenza. Serviva a trasformare Israele nello Stato-canaglia per eccellenza, nell’ebreo delle nazioni, nel colpevole assoluto.

La vecchia storia, insomma.

Cambiano le epoche. Cambiano gli slogan. Cambiano i social network. Resta immutata la necessità di attribuire agli ebrei una colpa metafisica.

Ieri avvelenavano i pozzi.
Oggi affamerebbero Gaza.

Peccato che, a quanto pare, il cibo lo mandino loro. E che siano invece i terroristi di Hamas a sequestrarlo, rivenderlo, tassarlo e usarlo come arma contro la propria popolazione.

La tragedia dei palestinesi continua ad avere un responsabile principale. Solo che quel responsabile indossa il passamontagna verde di Hamas, non la kippah.

Ma questa verità è poco televisiva.

È molto più redditizio continuare a tacere la storia dei “genocidari” che sfamano le loro vittime.

In tempi di antisemitismo risorgente, il silenzio funziona magnificamente.

Autore

  • Biagio Buonomo

    Biagio Buonomo, napoletano, Dottore di Ricerca in Storia e a lungo professore a contratto di Letteratura Italiana presso l'UNISOB, è stato per ventitré anni notista culturale dell'Osservatore Romano. Scrive saggi di letteratura che pubblica e romanzi che, almeno fino a ora, tiene ben chiusi nel cassetto.

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