di Giuseppe Augieri
Scusate, faccio troppe domande.
Sono il primo ad avere consapevolezza che, questo in carica, è un Governo di centro-destra, conservatore, liberista in molte sue proposte, lontano mille miglia dal programma di Bad Godesberg che è invece uno dei miei riferimenti. Ma il chiamarlo fascista (come se qualsiasi cosa si posizioni alla destra di un centro-sinistra – oggi peraltro inesistente- si possa definire fascista), lo dico con rispetto, è una ferita per chi il fascismo lo ha davvero vissuto ed ai morti che ci sono stati per combatterlo. Il timore che si possa riaprire una piaga già vissuta è, per me, inoltre, uno sfregio a chiunque, nel Paese, metta, con il suo voto, sotto accusa la “sinistra” per quello che avrebbe potuto fare e non ha fatto. L’alternanza è dunque vietata?
Sento dire: la destra? Vabbè, ma non questa! E quale? Quella che vorremmo costruire noi, i suoi oppositori, secondo i nostri parametri? Andando alla ricerca dell’isola che non c’è? Cari compagni, rassegnatevi: Hic Rhodus…
Questo sugli atteggiamenti. E’ la prima volta…. dice un mio compagno. Certo. E’ la prima volta che abbiamo un governo di centro destra, (visto che – ma non per me – il Conte1 non lo si classifica di destra): qualcuno vuole sforzarsi di capire perché e cosa è mancato?
Nel concreto poi, definire “fascista” ogni proposta di questo Governo ha il difetto, a mio parere grave, di distogliere il dibattito dalle cose concrete, riportando tutto nell’alveo della ideologizzazione. Se quella che viene avanzata è una proposta “in sé” fascista, non c’è discussione che tenga. E se questa considerazione riguarda ogni proposta sul tappeto…… I risultati li vediamo. Non mi sembra che questa strada, che parte da premesse nella quali francamente non credo, porti lontano. Il Governo è di centro-destra: qualcuno pensa che possa fare proposte socialiste, posto che anche queste siano accettabili ad un pezzo della sinistra? Quelle sul tappeto non possono avere nessuno spazio di mediazione?
Quest’ultima è, a mio parere, la domanda cardine. Non credo nella contrapposizione tra blocchi, come non credo nelle svolte “rivoluzionarie” per la gestione della nostra composita società. Non credo che il liberalismo sia un nemico da battere, ma un riferimento con il quale fare i conti. Non credo che vi siano strade diverse da quelle graduali segnate da una logica riformista. Ritengo valido, oggi più di prima, che l’esistenza di una classe media – e, nel concreto economico, dei lavoratori non dipendenti e delle PMI – debba essere riconosciuta come area dalla quale attingere consensi e non contrapposizioni. E dunque interessi da gestire. E contemperare. Bernstein, Turati, Kuliscioff………
Ma se è così sul piano della strategia, su quello del day-by-day non immaginiamo possibile che, anziché lo scontro frontale, possa funzionare l’allontanamento delle istanze di centro di questa coalizione rispetto a quelle di destra? E questo sulle proposte concrete. Le crepe ci sono e si vedono: vale la pena tentare di allargarle? Meglio fornire noi un collante per un loro “coeso” irreale, stimolando lo scontro? Certo, se sono tutti fascisti, tutti impresentabili… e come si fa.
No. Francamente a me questa risposta sembra una scorciatoia: molto comoda per una sinistra che ha deciso di non fare i conti con se stessa, con le sue divisioni, con i suoi fallimenti, con i suoi ritardi culturali.
Mi sbaglio?




