
di Gianvito Caldararo
Alberto Brambilla, direttore del “Centro studi e Ricerche Itinerari Previdenziali “, ha preso in esame le dichiarazioni del redditi relative all’anno 2022 che il MEF – Ministero Economia e Finanze – ha elaborato nel mese di maggio scorso, dai quali dati emerge la seguente situazione:
– il 23,75% dei contribuenti dichiara redditi da negativi e fino a 7.000 euro lordi all’anno, con un pagamento medio dell’Irpef di 16 euro all’anno;
– 18,84% dei contribuenti dichiara da 7.000 a 15.000 euro lordi all’anno, con un pagamento medio dell’Irpef di 250 euro all’anno;
– il 13,5% dei contribuenti dichiara redditi che vanno da 15.000 a 20.000 euro lordi all’anno, con un onere dell’Irpef medio annuo di 1.271 euro.
Una prima considerazione è che il 42,6% (23,75% e 18,84% ) dei contribuenti paga appena l’1,73% dell’Irpef totale, che ammonta a 175,4 miliardi di euro. La seconda considerazione che scaturisce dai dati presi in esame, è che il 56% (23,75% e 18,84% + 13,5%9 ) dei contribuenti paga appena l’8% dell’Irpef totale.
Il 22,1% è la fascia dei contribuenti che denunciano redditi lordi annui da 20.000 a 29.000 euro e pagano una imposta media all’anno di 3.506 euro e versano il 18,35% dell’Irpef totale. Insomma il 60% dei contribuenti vive con appena 1.000 euro al mese. I contribuenti fino a 29.000 euro lordi all’anno sono il 77,84% dei contribuenti e pagano il 25,74% dell’Irpef totale.
Lo 0,12% sono i contribuenti che dichiarano redditi superiori a 300.000 euro, cioè n. 48.217 e versano circa il 7% dell’Irpef totale.
Lo 0,16% sono i contribuenti che dichiarano redditi che vanno da 200 a 300 mila, pari a n. 67.408 e pagano il 3,75% dell’Irpef totale.
Il 3,34% sono i contribuenti che dichiarano da 55 a 100 mila euro, cioè n. 1.503.866 e che versano il 18,43% del totale Irpef.
L’1,39% sono i contribuenti che dichiarano redditi da 100 a 200 mila, pari a n. 576.452 e che versano il 22,26% del totale dell’Irpef.
In parole semplici, il 5,01% (0,12%+0,16% + 1,39% + 3,34%) dei contribuenti versa nelle casse dello Stato il 51,4% del totale Irpef.
Il 13,94% sono i contribuenti dalla fascia che va da 35 a 55 mila euro all’anno. In conclusione il 25,69% dei contribuenti versa il 70,74% di tutta l’Irpef, che ammonta a ben 175,4 miliardi di euro.
Per comprendere la critica situazione è bene evidenziare che la sola spesa sanitaria ammonta a 127 miliardi di euro all’anno, con una spesa pro-capite di 2.144 euro. Prendendo in esame il Libro blu dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che stima per il gioco d’azzardo nel 2022 a oltre 136 miliardi di euro, nel 2021 si attestava su 111,7 miliardi di euro. Su 59.236.213 milioni di cittadini residenti significa 1.886 euro pro-capite spesi in giochi d’azzardo. Siamo in presenza di una cifra che supera la spesa della sanità pubblica. Su circa 60 milioni di abitanti, i dispositivi mobili sono 78,2 milioni pari al 132,6% della popolazione residente. 50,8 milioni sono gli italiani che utilizzano internet e le persone attive sulle diverse piattaforme sono oltre 43 milioni. Si vanno diffondendo sempre di più gli “smart home device” (luci-tapparelle-citofoni-sistemi di allarme-elettrodomestici etc.etc.) per rendere la casa “intelligente”. Da queste brevi considerazioni scaturiscono le seguenti riflessioni:
a) siamo in presenza di una evasione di massa, capillarmente diffusa;
b) aumenta la propensione ai giochi d’azzardo;
c) aumenta la spesa del welfare, con il rischio di una sua insostenibilità; d) diviene impossibile l’aumento delle pensioni minime di elevarle a 1.000 euro;
e) diviene impossibile qualsiasi promessa di abolizione della legge Fornero e di ogni riforma del sistema previdenziale.
Ci attendono tempi abbastanza difficili, che richiederanno rigore, lotta agli sprechi, lotta all’evasione fiscale e l’attenzione alla più oculata gestione del bilancio dello Stato.





