
Mettendo nel bidone della spazzatura le elucubrazioni europee sulle case green, il maltempo di questi giorni ripropone il grave problema del dissesto del territorio.
La strada da imboccare e’ solo una da tempo: un accordo oltre gli schieramenti fra politica e forze sociali riguardante un piano decennale condiviso di opere pubbliche, con priorita’ precise, monitoraggio reale, risorse da pubblico-privato con il concorso Ue.
Altrimenti siamo alle solite: nessuna prevenzione, danni ingenti per l’economia e le famiglie, costi maggiorati per metterci una pezza, ovvero porre rimedio a le continue catastrofi.
Una classe dirigente mediocremente saggia avrebbe già’ scelto il realismo di scelte che appaiono sempre più’ necessarie. Non la nostra, chissà’ perché’?
In compenso ci si delizierà’ con accuse reciproche, fantasie ambientaliste, una sostanziale inerzia, derivata da negligenza inefficenza della pubblica amministrazione, il tutto condito da una classe (si fa per dire) politica che è quella è, che sembra che alla fine confidi, che alla fine il fango si ritiri. Poi uno dice: rivoluzione…poi come evitare chi ti strappino dalla bocca qualche parolaccia.





