
di Paolo Falconio
Member of the Consejo Rector de Honor and lecturer at the Sociedad de Estudios Internacionales (SEI) di Madrid
Ultimamente vi è una prassi che mi lascia basito. Personaggi, anche di spessore, che però hanno avuto enormi responsabilità sia politiche che come classe dirigente, per il baratro in cui hanno gettato il mondo e la Nazione. Personalità che senza alcun senso del pudore salgono sul palco e come se nulla fosse rimontano in cattedra per spiegarci come affrontare il mondo.
Ora io a Mario Draghi riconosco di essere una delle menti più acute e preparate del Paese. In un mondo dominato dalla globalizzazione (sulla quale avevo più che una riserva), lo ho sostenuto pensando che visto che le regole le scrivevano (e le scrivono) gli altri, tanto valeva avere il migliore. Gli riconosco anche che, come Presidente della BCE, ha salvato l’economia italiana. Insomma, i meriti vanno riconosciuti.
Però Mario Draghi fa anche parte del club del Britannia del 1992, accanto ad un altro “Padre” della patria, il fu Presidente Ciampi. Quest’ultimo un Uomo che ha bruciato centinaia di miliardi di lire nel passaggio della lira alla banda stretta, senza che nessuno ce lo avesse chiesto. Arricchendo speculatori da Soros in giù (il quale dopo aver fatto plusvalenze da capogiro giustamente venne premiato con una laurea ad honoris causa dall’Università di Bologna- siamo senza vergogna). Sempre Ciampi ha fortemente voluto il film ”il mandolino del capitano Corelli” che è un insulto alle forze armate italiane, ai morti sui campi di battaglia e al popolo italiano tutto. Questi due uomini, insieme ad altri venerabili e venerati ”Padri” decisero lo smantellamento del sistema delle partecipazioni pubbliche in un grande sold out. Un fuori tutto a prezzi stracciati, di cui Draghi fu il grande liquidatore. Grazie alla sua politica estera etica, per le scelte di Draghi paghiamo l’energia cinque volte il prezzo pagato da altri paesi e sia chiaro, l’Uomo sa bene che prezzi dell’ energia troppo alti sono un fattore critico per un qualsiasi sviluppo industriale. Inutile rivangare il mancato sviluppo delle centrali nucleari. Fu una scelta scellerata, ma se domani ne entrasse in funzione una, sempre dai Russi dovremmo comprare una quota di uranio (come gli USA, la Francia etc.., e infatti non ci sono sanzioni sull’uranio). È uno dei pilastri della negazione delle grandi concentrazioni di ricchezza come male intrinseco al capitalismo quando lasciato libero da meccanismi di controllo. Guardate che questi concetti non sono marxisti. È da Tocqueville che i pensatori liberali ne discutono.
Insomma, il grande liquidatore sale sul palco mentre, oggi e per la prima volta nella storia, gli USA entrano in modo perenne in quota alle aziende che lo Stato finanzia. A fini divulgativi, fino a Biden l’ intervento dello Stato nel capitale delle aziende era sempre stato un intervento a termine. Trump ha rivoluzionato lo schema attraverso acquisizioni definitive di quote di capitale. Ossia un ritorno dello Stato esattamente come nel sistema delle partecipazioni pubbliche.
Caro Presidente, lei su quel palco la prima cosa che avrebbe dovuto dire è ”chiedo scusa agli italiani, ma ero in buona fede o non potevo fare altro”, magari un autodafé sarebbe pretendere troppo, ma un accenno a scelte scellerate lo avrebbe potuto fare. E invece come nulla fosse ci vuole spiegare nuovamente come sopravvivere al cambiamento.
Come se fosse sbarcato ieri sulla terra.
Ci parla di un welfare in continua erosione e lo definisce il migliore (quando la sanità va verso il privato). Non ci parla di una classe media in estinzione perché il lavoro non basta più per sopravvivere con un costo della vita occidentale sempre più alto. Caro Presidente, le sue parole vanno sempre ascoltate con attenzione, ma non si offenderà se non le assumiamo come verbo e personalmente credo che abbia perso un’ occasione come Uomo per dimostrare che c’è ancora qualcuno che si assume la sua parte di responsabilità.





