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I cani impuri

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cani impuri

Per l’Islam il cane è un agente di contaminazione spirituale

Questo cieco e il suo cane guida sono immondi. Contaminano chiunque li sfiori, invalidano lo stato di purezza necessario per la preghiera e innescano una reazione a catena inarrestabile.
Se tocchi il cane sei impuro. Se tocchi qualcosa mentre sei impuro quella cosa diventa impura. Se qualcuno tocca quella cosa diventa impuro a sua volta. Una lordura spirituale che si propaga per contatto, senza fine.

Non sono impazzito. Sto semplicemente seguendo le regole a cui fanno riferimento milioni di musulmani nel mondo. In Europa. Persino in Italia.

Dunque, se avete toccato un cane, che essendo najis ha contaminato tutto il possibile, peggio delle radiazioni al plutonio, dovete sottoporvi a una purificazione obbligatoria.

Secondo gli hadith bisogna lavarsi sette volte. Di cui una con terra o sabbia. Non basta l’acqua.

Non vi azzardate poi a pregare. La preghiera sarà invalida. Un musulmano che ha toccato un cane e non si è purificato correttamente non può pregare validamente. Le sue cinque preghiere quotidiane non contano.

Persino gli Angeli si volteranno dall’altra parte.

Secondo gli hadith: “Gli angeli non entrano in una casa dove si trovano un cane o un’immagine”.

Il cane allontana il sacro.

E non è finita.

“Chiunque tenga un cane che non sia da caccia o per protezione del bestiame, due quirat saranno detratti dal suo premio ogni giorno”.

Ogni giorno col cane in casa costa punti per il paradiso. Il Golden Retriever del cieco è una cambiale con l’inferno.

Per un musulmano osservante il vostro cane non è un animale che non gli piace. È un agente di contaminazione spirituale. Mette a rischio le sue preghiere. Il suo destino eterno.

Gli episodi di intolleranza si moltiplicano.

A Milano, sui tram, italiani col cane al guinzaglio vengono apostrofati e invitati a scendere. Non con garbo. Con la pretesa di chi ritiene che lo spazio pubblico debba piegarsi alle sue regole.

A Londra i tassisti musulmani rifiutano i ciechi coi cani guida. La Federazione Nazionale Ciechi britannica denuncia che il fenomeno “sta sempre più degenerando”.

In Italia non risulta sia ancora accaduto. O, forse, accade ogni giorno e nessuno denuncia, perché non esiste il reato dello sguardo che allontana, dell’invettiva sussurrata, del posto ceduto per disgusto. L’acqua si scalda di un grado alla volta.

Ieri Londra. Oggi Milano. Domani la normalità.

Conquiste di à maturate in secoli di storia, cedute senza combattere a una religione che non ha mai lasciato il Medioevo. Chi avrebbe dovuto misurare la temperatura ha deciso che il termometro è islamofobo.

Ecco il punto vero. Non è il cane. Non è nemmeno l’Islam. È una civiltà che ha smesso di difendere i propri principi.

Dove sta la sinistra italiana che si batte per i diritti di tutti, dalle oltre 67 forme di autopercezione di genere sessuale ai matrimoni degli alberi?

Quella che scende in piazza per qualsiasi causa purché non richieda coraggio.

Dove si nasconde quando un cieco resta sul marciapiede perché il suo cane offende la sensibilità religiosa di qualcuno? Dove sono le interrogazioni parlamentari? Le campagne? Gli hashtag? Le piazze?

Da nessuna parte. Perché nella gerarchia delle vittime il musulmano occupa il gradino più alto. Il cieco occidentale col suo cane impuro può aspettare. Criticare l’intolleranza islamica verso i cani significherebbe essere islamofobi. Parola inventata apposta per chiudere la bocca a chiunque noti l’evidenza.

Il meccanismo è sempre uguale. Prima la pretesa assurda. Poi la discussione sulla pretesa. Poi il compromesso. Poi la nuova normalità.

Il solo fatto che qualcuno discuta se il tassista abbia diritto di rifiutare un cieco col cane guida significa che il principio è già stato ceduto.

La domanda non andava posta. La risposta era già scritta nella Costituzione. Nel codice civile. Nel senso comune di un paese che si pretende civile.

In Iran il divieto di portare a spasso il cane è ormai esteso ad almeno diciotto città. Non è folclore esotico. È una campagna repressiva sistematica. Arresti. Confische. Multe. Quel mondo non è lontano come crediamo.

Avanza un compromesso alla volta. Un silenzio alla volta. Un timbro alla volta. Come ad Ancona, dove il Comune ha registrato un ripudio islamico perché la moglie “voleva vestire come i cristiani”. Un funzionario ha timbrato. Un altro ha archiviato.

Nessuno ha detto: “questo in Italia non esiste”.

C’è voluta la Corte d’Appello per cancellare quell’atto e stabilire ciò che qualsiasi impiegato avrebbe dovuto sapere: il ripudio nel nostro ordinamento non esiste. Il fatto che serva un giudice per affermare l’ovvio, misura la profondità della resa.

Guardate la foto in alto. Un uomo accovacciato accanto al suo Golden Retriever. Il bastone bianco in una mano. L’altra sul collo del cane. Non vede il mondo intorno a sé. Ma quel cane è il suo mondo.

Per qualcuno, sempre più numeroso fra noi, quell’abbraccio lo rende un intoccabile. Impuro. Come il suo cane. Come la civiltà che non lo difende più.

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