Home Opinioni Il surreale programma di AVS

Il surreale programma di AVS

0
AVS

Tra finte libertà, autentica negazione di altre e ulteriore spesa folle

Dite a Bonelli che i soldi non crescono sugli alberi. È un verde, deve aver frainteso.

Tra AVS e 5 Stelle è partita la gara a chi la spara più grossa in vista delle prossime elezioni.

Reddito a tutti, stipendio pieno lavorando meno, mezzi pubblici gratis, l’affitto pagato dallo Stato a chi non lo paga. Gratis, tutto gratis.

E chi paga? Qualcun altro, come sempre. Noi.

Bonelli e Fratoianni, gli Otto e Barnelli di Alleanza Verdi e Sinistra, hanno messo online più di 80 proposte, chiedendo agli adepti di votarle entro il 18 ottobre.

Nei loro sogni dovrebbero finire nel programma del campo largo, cioè della coalizione che si candida a governare l’Italia. E a gettarla in un burrone.

Basta scorrere le prime 10 per capire l’aria che tira e avere un’irresistibile voglia di imitare Totò, con una delle sue mitiche pernacchie.

Reddito universale “per scardinare il ricatto del capitalismo”, roba da fancazzismo sovietico alla riscossa. Riduzione dell’orario di lavoro a parità di stipendio, ovvero aumentano i prezzi per tutti.

Cannabis legale. Ius soli. Chiusura dei Centri per il Rimpatrio. Stop agli aerei dove c’è un treno sotto le 3 ore. Saluto romano sempre reato.

Lezioni di Resistenza in ogni classe anche se, vista la difficoltà a trovare un idraulico, sarebbe più utile studiare quella dello scaldabagno.

Bonus: la misteriosa giustizia climatica, che Bonelli ripete a mitraglia.

A fine programma sei mantenuto, preparato sulla Resistenza e abbastanza rintontito da non chiedere le coperture economiche.

Sembra il volantino di un’assemblea studentesca finita all’alba. È la proposta di governo di un partito che siede in Parlamento.

Proviamo a immaginare la giornata tipo dell’elettore modello di AVS. In banca è già arrivato il reddito universale.

Bus gratis fino al cannabis social club, 4 tiri per rilassarsi, poi a casa, dove l’affitto non pagato lo salda il fondo nazionale. Una giornata faticosa: ha dovuto riscuotere tutto da solo.

A pagare è il vicino di pianerottolo, che alle 7 è già sul tram. Con il biglietto.

Reddito universale, almeno a stare al nome, vuol dire a tutti. Pure al notaio. Finalmente qualcuno pensa a queste persone, costrette da anni a vivere dei propri redditi.

Il fondo per gli affitti non pagati è un capolavoro di psicologia applicata. Se l’affitto lo salda lo Stato, chi te lo fa fare di pagarlo?

Il proprietario onesto diventa il fesso del condominio, l’inquilino moroso un cittadino tutelato.

Del resto, in AVS la materia la conoscono. A Ilaria Salis, la loro eurodeputata, l’ALER chiede circa 90mila euro per una casa popolare di Milano.

Lei contesta tutto. Più che una proposta, sembra un’autobiografia.

Sulle coperture, a dire il vero, per Fratoianni l’albero dei soldi esiste davvero: è la canapa. Quella da fumare.

Il ragionamento è semplice. Si legalizza la canna, si aprono i club in città, lo Stato tassa ogni grammo e incassa, a quanto si legge, fino a 7 miliardi l’anno da girare a sanità e scuola.

Insomma, più fumate, più finanziate la sanità. Se smettete di drogarvi per stare meglio, mettete in crisi gli ospedali.

Conte, l’inventore del “Tutto gratuitamente”, aveva aperto le danze a settembre.

15mila euro a chi compie 18 anni, se mamma e papà guadagnano meno di 300mila euro l’anno. Il figlio del primario ringrazia.

Poi il ritorno del reddito di divananza: fino a 6.500 euro l’anno, più l’affitto, pure agli “occupabili”.

Seguono 1.000 euro al mese a chi lavora nella cultura e nella creatività, voto ai sedicenni. Dentro c’è pure l’abbonamento unico nazionale per i trasporti, identico a quello di AVS.

Che carini, si copiano i compiti, pur di non farli.

Il reddito creativo merita una riflessione a parte. Lo Stato mecenate che stipendia il poeta, il cantautore, il performer.

Chi stabilirà chi è creativo? Una commissione. Perché in Italia anche la fantasia deve conoscere qualcuno.

Per valutare le proposte di Giuseppi basta guardare indietro. Il reddito di cittadinanza è costato 34 miliardi in 5 anni e una caterva di truffe.

Il Superbonus doveva rifare le case gratis agli italiani. Invece ha ristrutturato 8 castelli, un po’ di seconde case e ha lasciato in mutande i conti dello Stato. Oltre 165 miliardi, certificati dalla Corte dei conti.

Il film l’abbiamo già visto. Adesso ci propongono il sequel, con il budget raddoppiato.

Perché lo fanno? Perché funziona.

Il regalo ha un volto, il costo no. I 15mila euro arrivano a un ragazzo con nome e cognome, le tasse per pagarli si spalmano su milioni di contribuenti che non se ne accorgeranno mai.

Il pubblico, poi, è scelto con cura. Non chi cerca un lavoro, ma chi ritiene un diritto avere un reddito senza lavorare.

È il Paese di Bengodi: mezzi gratis, affitto garantito, assegno universale. La canna serve a riprendersi dalla fatica.

È il welfare dell’adolescenza prolungata. Lo Stato fa da genitore, allunga la paghetta e non chiede mai di uscire di casa.

La psicologia è quella del figlio che apre il frigorifero e non si chiede mai chi l’abbia riempito.

Nel 2007 Tommaso Padoa-Schioppa, ministro di centrosinistra, li chiamò bamboccioni. Quasi 20 anni dopo, la sinistra ha deciso di mantenerli.

Il conto, alla fine, lo pagheranno proprio loro, con gli interessi. Comprano il voto dei figli con i soldi dei loro futuri nipoti.

Margaret Thatcher lo disse 50 anni fa: il guaio del socialismo è che prima o poi finiscono i soldi degli altri. A Roma, evidentemente, la notizia non è ancora arrivata.

E nessuno lo spacci per un programma di libertà. Lo stesso foglio che libera lo spinello vieta l’aereo per Milano.

Trasforma un braccio teso in reato sempre e comunque, mentre nel 2024 la Cassazione a sezioni unite ha stabilito che serve un pericolo concreto.

Liberi di fumare, non di volare.

Lezioni di Resistenza in ogni classe, poi. Quale Resistenza? Quella che vale per i partigiani del 1944 e mai per gli ucraini di oggi?

Tradotta in pratica, la giustizia climatica di Bonelli allarga i confini del permesso di soggiorno per calamità, che esiste dal 2018.

In futuro, con il caldo di luglio, a Roma potremo dichiararci tutti rifugiati. Chi non ci sta, è un climafreghista.

Se poi non si commuove davanti ai sassi dell’Adige, diventa un delinquente climatico. Non è una battuta: il reato di negazionismo climatico Bonelli l’ha già chiesto.

Ridere delle proposte di Bonelli e Fratoianni è naturale. Il problema è che sono indispensabili alla Schlein.

Senza AVS  e senza i 5 Stelle il campo largo non esiste. Ogni punto di questi elenchi è una cambiale che la poveretta dovrà firmare per tenere in piedi la coalizione.

Quante ne firmerà? E chi le onorerà?

L’albero dei soldi, in fondo, esiste davvero. È chi lavora e paga le tasse.

Per lui è tutto a pagamento.

Autore

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui