Dalla cecità dei social allo sblocco transatlantico del diesel russo, fino all’azzeramento straordinario di via Bellerio: la materia pesante distrugge la messinscena
Buongiorno a tutti.
Questa mattina mi sento di affrontare un tema che a molti è capitato qualche volta nella dinamica dei social, cioè lo strano fenomeno per il quale quando capita che un post raggiunge un po’ più di visualizzazioni del solito, entrano personaggi che fanno veramente riflettere sulla situazione mentale che, forse, è sempre stata una realtà ma oggi è perfettamente visibile grazie alla tecnologia.
Parlo di quel fenomeno che va collocato in quella ingegneria sociale applicata alle masse e che, evidentemente, è riuscita per qualcuno nell’impresa di azzerare completamente la volontà di sapere la verità sulle situazioni che colpiscono una Società di persone che ogni giorno vivono all’interno di un sistema che, ormai da decenni, non solo lima costantemente la possibilità di ricevere servizi adeguati e approvvigionamenti di risorse, ma è andata vicino a scatenare guerre indicibili.
Questo fenomeno lo si riscontra quando si va a toccare quelli che sono gli argomenti “caldi” degli ultimi anni, cioè la questione sanitaria e la Russia.
Arrivano persone, e tra loro posso anche mettere prezzolati assunti per applicare il fenomeno descritto sopra, non cambia la questione, che proprio negano l’evidenza e la possibilità di una ricerca che gli strumenti tecnologici oggi rendono facile anche per un bambino di pochi anni.
Capita quindi, per esempio, che esistano persone che negano l’esistenza delle Repubbliche Indipendenti del Donbass, quando per esempio basterebbe ricercare semplicemente o addirittura chiedere, adesso appena entrati su Google, per ricevere un link come il seguente: Rapporti dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR).
Non è difficile.
Ma niente, si ostinano ormai come un folle che intende attraversare un muro a forza di testate a negare cose che per un uomo che ha la dignità, anche minima, di definirsi libero dovrebbero essere la base dell’esistenza Naturale.
Allora diventano ovvie le definizioni “ingegneria sociale” e “Guerra di informazione”, perché solo un secolo e più di applicazione di ingegneria sociale introdotta per plasmare le menti è l’unica motivazione attraverso la quale si può spiegare questo fenomeno.
Va registrato, comunque, che il fenomeno è in notevole calo e registra una ormai certa situazione che conferma come la solidità delle situazioni reali mondiali abbiano ormai sconfitto anche le propagande becere e, forse, reso più consapevoli della realtà molte più persone di quelle che erano solo pochi anni fa.
Infatti, la tecnologia, forse pensata da qualcuno anche per continuare a produrre alienati, che prima o poi sarebbero stati destinati a diventare automi, ha avuto come controindicazione anche la possibilità di ricerca sempre più avanzata che mette in mano le armi per contrastare sempre meglio questa situazione disastrosa per le menti degli esseri umani.
Il tutto, poi, mentre le condizioni sociali arrivate al limite, mettono di fronte a tutti un prezzo alla pompa di 2,30 euro al litro per fare rifornimento all’auto e beni di prima necessità che hanno raggiunto un costo che, rapportato alle entrate, dovrebbe ormai rendere evidente che tutti i proclami resi ogni giorno da media o funzionari di partito siano fuori da ogni realtà oggettiva.
È lo stesso analfabetismo logico di chi, davanti alla fisica dei bisogni industriali mondiali, si presenta nei commenti a calcolare il consumo di carburante sul pallottoliere quotidiano, sostenendo che l’invio di milioni di tonnellate non sposti i mercati globali.
Non capiscono che l’economia reale si muove sui colli di bottiglia e sulla materia pesante, non sulle opinioni.
Infatti, mentre i chierici dei social si perdono in calcoli virtuali o in nostalgie post-belliche di reduci che la durata reale in trincea e la sostituzione biologica con mercenari sudamericani rendono impossibili sul terreno, i Titani globali si muovono unicamente sulla cassa pesante.
La dimostrazione è formale: il Tesoro statunitense, per blindare la costa atlantica, ha scavalcato in blocco i veti offshore emanando la General License 135 valida fino al 2027 per importare diesel russo, spegnendo la propaganda quando le cisterne fisiche rischiavano il blackout.
Al contrario, il sistema burocratico sovranazionale europeo rimane murato vivo nell’asfissia fredda dei suoi stessi decreti nominali e di mercati finanziari virtuali, con il gas all’ingrosso al TTF olandese scambiato stabilmente a ridosso degli 83 euro al megawattora e i gestori delle reti che mettono a verbale un rischio di deficit invernale strutturale del 15%.
Questo scontro tra la finanza di carta e la termodinamica delle risorse trova in queste ore un riflesso speculare persino nelle dinamiche politiche interne all’Italia.
È notizia di ieri che, con la mossa eccezionale delle dimissioni formali di Matteo Salvini, mai avvenuta prima, si è assistito a un azzeramento preventivo totale dei vecchi equilibri strutturali, con la decadenza automatica dei tre vicesegretari storici federali: Claudio Durigon, Silvia Sardone e Alberto Stefani, qualcosa di diverso stia succedendo anche nelle prossime dinamiche politiche che dovranno affrontare momenti epocali della Storia.
I media atlantisti grideranno alla crisi o a altre amenità, seguiti dai chierici vittime dell’ingegneria sociale, ma l’analisi forense delle scartoffie svela un’anomalia regolamentare mai vista nei passati congressi, finalizzata ad azzerare preventivamente i vecchi pesi interni della segreteria.
È il preludio a una profonda riorganizzazione logistica per riprendere il territorio in vista del congresso straordinario del 24 e 25 ottobre e delle prossime elezioni politiche, stringendo forse le maglie attorno all’economia reale e a figure come Borghi o Bagnai, decisamente più sintonizzate sul nuovo ordine multipolare.
Qui lo accenno solamente come eventualità, perché ogni avvenimento in questo momento storico, per avere una comprensione il più possibile realistica, va ormai valutato sotto questi aspetti, vedremo comunque gli sviluppi.
I venditori di slogan commerciali e le tifoserie da bar vengono ovunque disarmati dalla matematica del potere reale. Di fronte a un’Europa che cade a pezzi, lo scudo di ferro delle nostre 2.452 tonnellate d’oro, dichiarate proprietà esclusiva dello Stato in nome del popolo, resta la base materiale insuperabile che manterrà l’Italia pronta ad affrontare le grandi sfide che ci aspettano.
La realtà ha già vinto la sua battaglia contro la messinscena della propaganda.





