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Non siamo adatti al bipolarismo

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bipolarismo

Distorsione e degenerazione di un sistema forse poco congeniale al nostro Paese

Ci siamo abituati a un chiacchiericcio rancoroso e litigioso, nel quale non c’è spazio per le mediazioni e, soprattutto, manca il senso dello Stato e della Nazione.

Seguire il dibattito politico giornaliero e ascoltare i comizi che sostituiscono il confronto in Parlamento restituisce l’immagine di un Paese di faziosi senza cervello che perseguono solo l’interesse della loro fazione.

Il bipolarismo ha peggiorato i mali italiani perché ha esasperato i contrasti, e poiché è un finto bipolarismo ha aumentato le compensazioni di gruppi e sottogruppi a carico della spesa pubblica.

Si diceva di tutti i mali della Prima Repubblica, ma adesso è scomparso il confronto maggioranza opposizione ridotto al tiro al bersaglio contro chi governa.

La stabilità è additata come una colpa assoluta e ogni problema sociale diventa l’ultima spiaggia sulla quale i compromessi sono impossibili.

Ho sempre in mente i consigli che venivano dati tempo fa alle opposizioni di “parlare” di temi sociali che è considerata la chiave per conquistare gli elettori. Basta stimolare le insoddisfazioni e la tensione si crea da sola.

Chi ci tiene alla propria nazione non deve “usare” i temi sociali per agitare le folle, ma deve individuare una strada per conciliare le tante esigenze che compongono le società complesse.

In Italia ascoltando le opposizioni si ha l’immagine di un popolo ridotto quasi alla fame.

Poi le analisi dei dati rivelano consumi da Paese ricco, inefficienze amministrative che nessun governo riesce a superare, sprechi immensi – lo scandalo della politica dei bonus, ma anche i lavori pubblici -, sussidi a pioggia senza filtri di effettiva necessità, sistemi di calcolo dei prezzi dell’energia che favoriscono la speculazione e trasformano le rinnovabili in una rendita assurda.

Un’ingiustizia fiscale che coinvolge decine di milioni di italiani inclusa un’area di evasione come fenomeno di massa; chi evade riceve ogni vantaggio assistenziale, chi paga le imposte oltre i 35 mila euro resta escluso, gli autonomi pagano aliquote che sono meno della metà dei lavoratori dipendenti.

Il problema dell’Italia è il corporativismo e la prevalenza degli interessi particolari su quelli generali.

Qualcosa si potrebbe fare se le forze politiche riconoscessero una base comune nella difesa degli interessi nazionali, che oggi non possono esistere al di fuori della dimensione europea. Avrebbe senso se tutte si impegnassero a non premiare il parassitismo e il corporativismo.

Di sicuro, sarebbe un bene chiudere la stagione del finto bipolarismo. Ormai l’imperialismo russo e l’assalto islamista agli equilibri mediorientali e in Europa hanno messo a nudo la vera natura delle forze politiche e non ha più nessun senso raccogliersi dietro etichette – destra e sinistra – sempre più finte

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