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Covid, incapacità politico-tecnica in un disastro epocale – Parte 2

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I provvedimenti relativi a Covid-19 e le loro tragiche conseguenze

Questi articoli sono tratti dal dossier steso da Silvano Danesi nell’anno più buio del Covid. Dossier che si concluso il 30 luglio 2020. I riferimenti temporali, pertanto, vanno contestualizzati.

Quando il Covid non era un problema

5 gennaio 2020 – “Il ministero della Salute – scrive Alessandro Gonzato su Libero il 28 marzo 2020- invia un documento di tre pagine all’ Istituto superiore di Sanità, all’ ospedale “Sacco” di Milano, allo “Spallanzani” di Roma, ad altri sei dicasteri e a una pletora di enti. Il titolo è inquietante: «Polmonite da eziologia sconosciuta». Eziologia, parliamo il linguaggio della gente, significa lo studio delle cause delle malattie. Il governo, dicevamo, in sostanza comunica che in Cina la situazione sta sfuggendo di mano.

Cinque gennaio 2020, lo stesso giorno: Cinque Stelle, Pd, Italia Viva e Leu – i partiti che formano l’esecutivo – preferiscono protestare con la Rai per la possibile esclusione dal “festival dei fiori” della giornalista palestinese Rula Jebreal. La sinistra fa fronte comune. Il ministro grillino per lo Sviluppo economico Patuanelli è infuriato: «Siamo al paradosso: non si vuole trasformare la manifestazione in una tribuna politica, ma si opera una scelta di esclusione preventiva, detta anche censura».

Sono i giorni in cui Giuseppe Conte andava dicendo che Covid-19 non era un problema.

Il silenzio della Cina e la distrazione dell’OMS

L’8 gennaio il dottor Isaac Bogoch del Dipartimento di Medicina dell’Università di Toronto ipotizzava che il virus potesse diffondersi attraverso i voli aerei.

Il testo, pubblicato il 14 gennaio sul Jornal of travel medicine, è stato ignorato dall’Organizzazione mondiale della sanità.

Il 9 gennaio la sequenza genetica ha stabilito che il virus era quello che viene comunemente chiamato Coronavirus, ma il 27 dicembre, come ha rivelato il giornale on line Caixin, la Cina aveva sequenziato il genoma del virus.

Il presidente cinese Xi Jinping, va ricordato, ha per la prima volta parlato in pubblico del nuovo Coronavirus e delle misure di contenimento decise da Pechino solo il 20 gennaio.

Il silenzio della Cina è uno degli elementi più evidenti di una condotta irresponsabile del Governo di Xi Jinping.

I Cinesi, secondo una prima versione, avrebbero avvertito di un focolaio a Wuhan il 31 dicembre, ma poi emerge una nuova versione che contraddice la prima. Riguardo al Coronavirus, infatti, la Cina non ha mai avvertito l’OMS.

“Alla fine – scrive Money.it il 4 luglio 2020 – una (sommessa) ammissione è arrivata: la Cina non ha mai avvertito l’OMS dell’arrivo dell’epidemia di Coronavirus. L’agenzia delle Nazioni Unite ha aggiornato la timeline dell’emergenza, modificando la parte relativa al 31 dicembre 2019. Sin dallo scoppio dell’epidemia a Wuhan, nella provincia cinese dell’Hubei, e dall’arrivo dei primi casi in Asia ed Europa (Italia in testa), ci si è chiesti se le autorità cinesi avessero fatto quanto dovuto per prevenire la diffusione del Coronavirus. […]. Le responsabilità di Pechino circa la sospetta mancanza di adeguata comunicazione all’Organizzazione Mondiale della Sanità e alle altre nazioni sono state molto dibattute. […]. Nella cronistoria degli eventi riguardanti la situazione pandemica, sul sito dell’OMS, fino a pochi giorni fa si leggeva che il Coronavirus era stato identificato sin dal 31 dicembre 2019 in seguito alla segnalazione da parte della Cina di un cluster di casi di polmonite. A fine giugno, segnalano alcuni media statunitensi, la storia di quel giorno è cambiata. Adesso si parla soltanto di una generica “polmonite virale” segnalata non direttamente all’OMS dalla Commissione Municipale Sanitaria di Wuhan. Dal 31 dicembre l’agenzia delle Nazioni Unite avrebbe chiesto ripetutamente informazioni. La prima volta che il nuovo Coronavirus viene nominato nei documenti ufficiali è il 9 gennaio. Fino al 14 gennaio, inoltre, i pareri dell’OMS e del Partito cinese sulla trasmissibilità fra umani discordavano: per il primo c’era «certamente una possibilità», l’altro si concentrava sulla “mancanza di prove”.

La trasmissibilità del Coronavirus viene confermata solo 5 giorni dopo.

Siamo dunque al 9 gennaio, giorno nel quale l’OMS rende noto che il focolaio è relativo a quello che poi verrà chiamato Coronavirus.

Il 12 gennaio – Circolare del Ministero della salute (vedi più avanti).

Il 14 gennaio Tedros Adhanom Ghebreyesus emette un tweet tranquillizzante: “Dalle indagini preliminari delle autorità cinesi non ci sono prove di trasmissione da uomo a uomo”.

Il 17 gennaio l’OMS afferma la possibilità che il virus possa trasmettersi agli esseri umani.

Il 23 gennaio il Comitato di emergenza dell’OMS discute se dichiarare l’emergenza globale. I delegati di Pechino si oppongono.

Il 28 gennaio Tedros Adhanom Ghebreyesus è a Pechino ed elogia la trasparenza cinese: “Elogerò la Cina ancora e ancora”. Intanto invita il mondo a non tagliare i voli commerciali con la Cina, dichiarando che “non c’è bisogno di misure che interferiscano con i viaggi e il commercio internazionale”.

Pochi giorni dopo, il 30 gennaio, l’OMS dichiara l’emergenza sanitaria mondiale (la pandemia sarà dichiarata solo l’11 marzo) e Tedros Adhanom Ghebresyesus, che è al capo dell’Organizzazione mondiale della sanità, commentando i dati di Pechino nei quali non vengono considerati gli asintomatici, dichiara che “la percentuale di infezioni veramente asintomatiche non sembra un fattore trainante della trasmissione”.

Il 31 gennaio le linee guida dell’OMS sostengono che un paziente è sospetto di Coronavirus solo se ha i sintomi di un’acuta infezione respiratoria con febbre di 37,5 gradi e ha avuto un contatto con la Cina.

Bisogna arrivare al 16 marzo 2020 per sentire la signora Van Kerkhove   dichiarare che “la nostra definizione di caso infetto include anche gli asintomatici”.

Prime riunioni dell’Istituto Superiore di Sanità

Ai primi di febbraio l’Istituto Superiore di Sanità si riunisce almeno tre volte. Alle riunioni, lo riporta il Fatto Quotidiano, partecipa anche il professor Antonio Pesenti, direttore di rianimazione al Policlinico di Milano, il quale avvisa che in caso di contagio le terapie intensive andranno in sofferenza.

Il sito dell’Università di Padova dà notizia di uno studio firmato da 16 ricercatori in base al quale il primo caso confermato di Covid-19 in Lombardia risalirebbe al primo gennaio.

Gli autori, coordinati da Danilo Cereda (dg Welfare della Regione Lombardia), Marcello Tirani (Agenzia per la tutela della salute di Pavia) e Francesca Rovida (Policlinico “San Matteo” di Pavia), riportano l’analisi dei primi 5.830 episodi confermati di Covid in Lombardia dall’inizio dell’anno all’8 marzo.

Il lavoro è disponibile su ArXiv, un database ad accesso libero che comprende opere di ricerca nella versione in cui sono state sottoposte alla revisione delle riviste scientifiche.

Ventotto febbraio. Enrico Bucci, professore di biologia dei sistemi alla Temple University di Filadelfia, sul suo blog “Cattivi Scienziati” evidenzia che nell’ultima settimana del 2019, all’ ospedale di Piacenza – a pochi chilometri dal focolaio di Codogno – c’erano già stati 40 ricoveri per polmonite, «un picco assolutamente anomalo e già all’ epoca giudicato eccezionale e indipendente da inquinanti o altre condizioni specifiche. Retrospettivamente» aggiunge il professore «sulla base di ciò che sappiamo dei sintomi causati dal Coronavirus, la cosa non poteva che destare ovvi sospetti: e infatti è risultato che molti “vecchi” pazienti di polmonite oggi presentano anticorpi contro il Coronavirus, a dimostrazione del fatto di essere stati a suo tempo infettati».

Uno studio monitora 888 casi di infezione a febbraio

Il 29 febbraio sul periodico “The Journal of infection and developing countries” viene pubblicato uno studio di Rossella Porcheddu, freelance Journalist JIDC Italy Caterina Serra, Dipartimento di Scienze Biomediche, Università degli Studi di Sassari Davide Kelvin, Department of Microbiology and Immunology, Canadian Center for Vaccinology, Dalhousie University, Halifax, NS, Canada. International Institute of Infection and Immunity, Shantou, China Nikki Kelvin Department of Microbiology and Immunology, Dalhousie University, Halifax, NS, Canada. e Salvatore Rubino, Dipartimento di Scienze Biomediche, Università degli Studi di Sassari.

 

Covid febbraio 2020

Nello studio (https://jidc.org/index.php/journal/article/view/32146445) si legge (abstract) che al “28 febbraio 2020, l’Italia aveva 888 casi di infezioni da SARS-CoV-2, con la maggior parte dei casi nel nord Italia nelle regioni Lombardia e Veneto.

I casi relativi ai viaggi sono stati la principale fonte di casi COVID-19 durante le prime fasi dell’attuale epidemia in Italia. Il mese di febbraio, tuttavia, è stato dominato da due grandi gruppi di focolai nel nord Italia, a sud di Milano, con trasmissione principalmente locale la fonte di infezioni.

La traccia del contatto non è riuscita a identificare lo zero del paziente in uno dei focolai. Al 28 febbraio 2020, 21 casi di COVID-19 sono morti. Il confronto tra i tassi di mortalità per caso in Cina e in Italia è identico a 2.3. Inoltre, i decessi sono simili in entrambi i paesi con decessi nella maggior parte degli anziani con comorbilità note.

La domanda che viene spontanea è: “Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che detiene la delega ai servizi segreti italiani, poteva non essere informato di quanto stava avvenendo?”.

Se non lo era, per quale motivo già il 12 gennaio il Ministero della Salute ha emesso una circolare sulla gestione clinica dell’infezione respiratoria?

Siamo lontani due mesi dalle settimane di marzo che hanno fatto registrare, con un colpevole ritardo, una raffica di DPCM che hanno progressivamente bloccato l’Italia. Quante vite si sarebbero risparmiate se si fosse provveduto con largo anticipo a isolare i focolai?

Alla domanda ha risposto. in un convegno organizzato a Bergamo dall’Associazione Italiana Professori di Diritto Amministrativo, Walter Ricciardi, affermando, come riporta l’Eco di Bergamo del 26 maggio 2020, che “se le decisioni fossero state prese due settimane prima e avevamo tutti gli elementi per farlo, sarebbe andata meglio. In sostanza: le vite salvate potevano essere di più”.

Walter Ricciardi è il rappresentante italiano dell’OMS ed è il consigliere del Ministro della Salute Roberto Speranza.

Inoltre, lo studio pubblicato su The Journal of infection and developing countries rende evidente che gli anziani, con comorbilità note sono i maggiori colpiti.

È del tutto ovvio che fin dalle prime analisi dei dati dei Paesi colpiti e delle morti si doveva mettere in allarme l’intero sistema sanitario e gestionale delle case di riposo, fornendole del necessario per prevenire. Non si è fatto.

L’inefficienza palese del Governo

L’inefficienza del Governo è del resto attestata da un documento della Corte di Conti (Rapporto 2020 sul coordinamento della finanza pubblica) che, come riferisce Franco Bechis sul “Il Tempo”, non risparmia così critiche all’operato del Governo Conte.

“Mancavano – scrive Bechis – medici e infermieri (9 mila addirittura erano emigrati all’estero) più che terapie intensive, che è invece il refrain di buona parte dell’attuale maggioranza politica. Di più: «la mancanza di un efficace sistema di assistenza sul territorio ha lasciato la popolazione senza protezioni adeguate»”.

“Perché – prosegue il direttore de “Il Tempo”, citando la Corte, «è sempre più evidente che una adeguata rete di assistenza sul territorio non è «solo una questione di civiltà a fronte delle difficoltà del singolo e delle persone con disabilità e cronicità, ma rappresenta l’unico strumento di difesa per affrontare e contenere con rapidità fenomeni come quello che stiamo combattendo. L’insufficienza delle risorse destinate al territorio ha reso più tardivo e ha fatto trovare disarmato il primo fronte che doveva potersi opporre al dilagare della malattia e che si è trovato esso stesso coinvolto nelle difficoltà della popolazione, pagando un prezzo in termini di vite molto alto».

Il 12 gennaio 2020 il Ministero della Salute emette una circolare dal titolo: “Gestione clinica dell’infezione respiratoria acuta grave nei casi di sospetta infezione da nuovo Coronavirus (nCoV)”, nella quale, in sintesi, si afferma: “È necessario rafforzare la gestione clinica di pazienti con sospetta infezione respiratoria acuta grave (SARI) e ottimizzare l’utilizzo delle migliori prassi, tra cui le misure di prevenzione e controllo delle infezioni (IPC) e le cure di supporto per i pazienti gravemente malati. L’OMS ha adattato il documento ‘la Gestione clinica da MERS-CoV’, del 2019, realizzando una guida aggiornata rivolta ai medici di pazienti adulti e pediatrici ricoverati con SARI quando si sospetta un’infezione da nuovo Coronavirus. Le raccomandazioni fornite in questa guida sono state revisionate dai membri di una rete globale di medici dell’OMS e da medici che hanno trattato pazienti affetti da SARS, MERS o influenza grave. La guida affronta i diversi aspetti per la presa in carico di questi pazienti: dal triage alle misure di prevenzione delle infezioni e delle complicanze, dalla diagnosi di laboratorio alla terapia, oltre che considerazioni speciali per le pazienti in gravidanza”.

In particolare, se si procede a leggere la circolare, si evince quanto segue riguardo alla terapia:

“Terapia di supporto precoce e monitoraggio. Somministrare immediatamente una ossigenoterapia supplementare ai pazienti con SARI e difficoltà respiratorie, ipossiemia o shock. Osservazioni: Iniziare l’ossigenoterapia a 5 L/min e dosare il flusso per raggiungere il target di saturazione periferica di ossigeno (SpO) di ≥90% negli adulti e SpO: ≥92-95% nelle pazienti in gravidanza.1,2 I bambini con sintomi di emergenza (respirazione ostruita o assente, difficoltà respiratorie gravi, cianosi centrale, shock, coma o convulsioni) dovrebbero ricevere una terapia con ossigeno durante la rianimazione per raggiungere un livello target di SpO2 di ≥94%; negli altri casi, il target di SpO2 è ≥90%.4 Tutte le aree in cui vengono curati i pazienti affetti da SARI devono essere dotate di pulsossimetri, sistemi di ossigeno funzionanti e interfacce monouso per la somministrazione di ossigeno (cannula nasale, maschera facciale semplice e maschera con sacca di riserva). Usare precauzioni di contatto quando si maneggiano le interfacce di ossigeno contaminate da pazienti con infezione da nCoV”.

I ventilatori polmonari ritenuti necessari per l’epidemia Covid-19 sono assemblati in Cina, la quale fornisce anche 1.100 dei 1.400 componenti che necessitano per l’assemblaggio. (Fonte: Generale Fabio Mini Limes 6/2020).

Segue

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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