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HAMAS SCONVOLGE LA POLITICA ESTERA MONDIALE

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di Gianvito Caldararo
La crisi tra Israele e i Palestinesi dura dal lontano 1947, sin da quando l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) adotterà la prima risoluzione del 29 novembre del 1947, che  “riguardava la divisione della Palestina mandataria in due stati: uno ebraico, comprendente il 56% del territorio, l’altro arabo, sulla parte restante, mentre Gerusalemme sarebbe stata sotto l’amministrazione delle Nazioni Unite”.
Tale risoluzione fu accettata dallo stato ebraico e respinta dalla comunità araba, senza mai essere attuata. Il conflitto tra Israele e i Palestinesi proseguirà sino ai giorni nostri e vedrà impegnata l’ONU  con una miriade di soluzioni che non saranno mai attuate ed alcune non vedranno la luce per il veto degli Stati Uniti d’America, da sempre a difesa di Israele.
Il 7 ottobre u.s. dal movimento di Hamas, senza nessuna provocazione, ha sferrato un violentissimo attacco contro Israeale, con l’uccisione di bambini e anziani prendendo peraltro numerosi ostaggi.
Di fronte a tale genocidio di Hamas, il leader israeliano ha annunciato la pianificazione della invasione di Gaza, per fare tabula rasa dei terroristi di Hamas, ma con il rischio di coinvolgere il popolo palestinese che non condivide l’attacco sferrato da Hamas. Ed ecco registrare un primo autorevole intervento del segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, che ha sottolineato che questa drammatica vicenda necessita di un minimo di equilibrio che tutta la Comunità internazionale farebbe bene a mantenere. E Guterres, “pur condannando senza mezzi termini l’attacco di Hamas del 7 ottobre u.s.”, ha sottolineato che questo “non viene dal nulla, ma da 56 anni di soffocante occupazione”.
Lo stesso segretario generale dell’ONU, Guterres, ha inoltre detto: ” che nulla legittima le atrocità commesse ma che queste non giustificano la punizione collettiva di un intero popolo. E la rabbiosa reazione di Israele è emblematica. La verità brucia, ma è necessaria. E se l’obiettivo davvero fosse la pace, la stabilità dell’area, la sicurezza e non la distruzione totale e la completa sottomissione della Palestina, bisognerebbe trovare il coraggio di dirla sempre”.
Qualcuno ha ricordato il periodo di luglio 1976, quando si era in presenza della ennesima crisi mediorientale, con la guerra in Libano con le milizie di Hetzbollah contro Israele, quando Giulio Andreotti, interviene nel dibattito in Senato con parole che “fecero scendere il gelo”: “Credo che ognuno di noi, se fosse nato in un campo di concentramento  e da cinquant’anni fosse lì e non avesse alcuna prospettiva da poter offrire ai figli, sarebbe un terrorista”. Lo stesso Andreotti, spiegò che la politica, “prescinde dal carattere strutturale del governo, perchè è nata nel ’70 a Venezia, quando per la prima volta si parlò della necessità di dialogo tra israeliani e palestinesi. Ricordando che nel 1948 l’ONU stabilì la creazione dello stato di Israele e dello stato palestinese, ma lo stato di Israele esiste, lo stato arabo no. E poi Andreotti offre un gran finale con una acrobazia semantica: “nel nostro vocabolario abbiamo la parola “equidistanza” ma non esiste la parola “equivicinanza” . E Andreotti , suggeriva “che servirebbe realmente riattivare, attraverso un nostro stimolo un interessante intervento dell’Unione Europea per questa è una situazione che moralmente dovrebbe impegnarsi in più”.
Ancora oggi il suggerimento di Andreotti è di viva attualità, stante l’assenza proprio del ruolo dell’Unione Europea. Mentre la dichiarazione di Guterres, ha messo in moto la diplomazia americana. Infatti, lo stesso Joe Biden ha esplicitato che “la risposta israeliana non avrebbe dovuto trasformarsi in una guerra su vasta scala capace di investire altri fronti”. E a tal proposito ha inviato a Tel Aviv il generale James Glynn, comandante dei Marines, sia per sostenere lo sforzo militare di Netanyahu, ma anche per evitare errori capaci di inficiare i relativi piani di intervento. Anche il francese Macron, è volato a Tel Aviv per ribadire il diritto di difesa di Israele, ma contemporaneamente incontra anche il presidente dell’Autorità nazionale palestinese, Abu Mazen , al quale ha detto che l’attacco di Hamas è stata una catastrofe per i civili palestinesi coinvolti nella guerra. Comunque, resta dura la posizione di Israele, che con il ministro degli esteri, Eli Cohen, ha scritto: “dopo il 7 ottobre non c’è spazio per un approccio equilibrato. Hamas va cancellato dal mondo”.  

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