GUERRA IN UCRAINA, LA PROPAGANDA IDIOTA E L’ESAME DI REALTÀ

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    Il più grande sconfitto, ampiamente sconfitto, della guerra in Ucraina è il principio o esame di realtà che dir si voglia.

    La guerra in Ucraina è, in parte, una guerra di narrazioni volte a convincere, sedurre e imbambolare le masse per distrarle dalla realtà nuda e cruda che è una guerra ibrida globale relativa ai futuri assetti del pianeta.

    Gli ucraini sono la vittima sacrificale del confronto ibrido in atto nel quale la propaganda è uno degli elementi non secondari.

    La sconfitta del principio di realtà è stata dimostrata ampiamente in questi giorni dalla descrizione, sui giornali mainstream, dello sbarco sulla riva sinistra del Dnipr di soldati ucraini per costituire una testa di ponte, inizio della controffensiva.

    In effetti si è trattato di alcuni uomini arrivati con dei barchini, i quali hanno percorso qualche centinaio di metri in una palude incustodita, per essere fermati dai russi subito dopo. Fine della testa di ponte.

    Il presidente Zelensky, il 29 aprile, durante un’intervista concessa alla stampa nazionale ed internazionale, ha affermato che “la controffensiva ucraina inizierà entro il 15 maggio e non si fermerà se non con la liberazione di tutti i territori, Crimea compresa”.

    Il capo della Wagner, Yevgeny Prigozhin, ha detto a sua volta, che l’esercito ucraino è pronto per una controffensiva che sarà lanciata entro il 15 maggio. “L’esercito ucraino è pronto per la controffensiva. È stato ostacolato dal maltempo e, forse, da alcuni problemi interni che ha dovuto risolvere – ha detto Prigozhin – Forse ci daranno un poco di riposo il 9 maggio, ma l’offensiva inizierà al 100% prima del 15 maggio”.

    Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky intanto ha invitato i partner occidentali a prendere la decisione di fornire all’Ucraina i caccia F-16, sottolineando però che la mancanza di velivoli moderni non influirà sull’inizio della controffensiva.

    Nonostante le sue speranze di successo, Zelensky ha anche avvertito che la guerra potrebbe continuare per anni o addirittura decenni. “Per gli altri Paesi è più conveniente sostenere l’Ucraina ora piuttosto che aumentare i rischi di una terza guerra mondiale”, ha infine dichiarato il presidente ucraino.

    Non vi è dubbio che siamo di fronte ad una guerra mediatica di propaganda, visto che Zelensky parla di controffensiva a maggio e poi di guerra che potrebbe durare anche dieci anni. Una controffensiva, se funzionasse, darebbe all’Ucraina la vittoria o la sconfitta, non un ennesimo stallo.

    Ha ragione Lucio Caracciolo (Limes 1/2023) quando afferma che “la comunicazione intossicata disinforma financo i decisori che la producono”.

    Secondo gli esperti militari una controffensiva è un ribaltamento totale della situazione, con la cacciata dei russi su tutto il fronte, mentre, con gli uomini e i mezzi attualmente disponibili al massimo l’Ucraina potrebbe fare un contrattacco in una zona del fronte.

    C’è chi dice dalle parti di Bakhmut, c’è di dice a nord di Bakhmut. Si vedrà.

    Rimane il fatto che Lucio Caracciolo (Limes 1/2023) scrive che “un giorno questa guerra sarà sospesa. Non finita. […]. La sospensione non ripristinerà lo statu quo ante […]. Ergo: la tregua congelerà la linea del fronte non troppo diversa dall’attuale”.

    La grande offensiva, che probabilmente si ridurrà ad un contrattacco localizzato, potrebbe permettere all’Ucraina di guadagnare qualche kilometro di territorio e di poter dire di aver conseguito una vittoria, ma non di più.

    E’ pur vero che sono state create dodici brigate, ma senza copertura aerea e con le difese aeree che si stanno esaurendo, è difficilmente pensabile che un grande evento possa determinarsi.

    Va inoltre considerato, come scrive Dug Bandow (Limes 1/2023), già special assistant del presidente Reagan, che, “a parte alcuni barricaderi in posti come l’Atlantica Council, che pratica lobbismo ufficioso per Kiev, pochi in America credono che la difesa dell’Ucraina valga una guerra e meno che mai una guerra nucleare”.

    L’America vorrebbe rendere la Russia una “potenza regionale”, come disse Barack Obama e come ha ribadito Lloyd Austin, ministro della Difesa Usa, il quale ha detto che l’obiettivo è quello di “indebolire la Russia” al punto da evitare che in futuro possa intraprendere azioni simili all’invasione dell’Ucraina.

    Tuttavia l’America non vuole disgregare la Federazione russa e così applica una linea rossa che non vuole superare per evitare il caos.

    E’ pur vero che il Baltico è diventato un lago Nato e che i Paesi baltici e la Polonia vorrebbero disintegrare la Russia, ma, come scrive Pietro Figuera (Domino 2/2023), “non sembra una mossa particolarmente astuta, quella di promuovere la disintegrazione del paese col maggior numero di testate nucleari al mondo, di aprire definitivamente la strada alla penetrazione cinese in Siberia (e non solo) , di rimettere in discussione gli equilibri dell’intera Eurasia”.

    Una cosa comunque è certa: gli Stati Uniti non vogliono combattere la terza guerra mondiale con la Russia per Kiev e così gli ucraini si sono impantanati in una guerra d’attrito che cercano affannosamente di trasformare in una guerra di movimento.

    La guerra d’attrito, stando alle dichiarazioni di dicembre, subito ritirate, della von der Leyen ha già causato oltre 100 mila morti ucraini e gli uomini sono la parte più difficile da rimpiazzare.

    Non è un caso che in Ucraina si sia anche passati al reclutamento femminile a all’impiego delle unità territoriali che, stando alla legge ucraina, dovrebbero esser impiegate solo in prossimità del loro oblast di reclutamento. L’impiego in guerra di queste unità sta provocando molte proteste da parte dei famigliari e da parte degli stessi soldati impiegati.

    Inoltre, l’idea che prima o poi i russi depongano Putin, che sarebbe il vero e solo responsabile della guerra, è un’altra di quelle perdite di senno dovute alla propaganda.

    “Solo in Occidente – afferma Figuera (Domino 2/2023) – persiste la favola di un mileu liberale oppresso dai capricci autoritari dello zar”.

    Anche se cadesse Putin la situazione non cambierebbe, in quanto potrebbe al suo posto esserci qualcuno più disposto alla guerra di quanto non lo sia lui.

    Forse è il caso di smetterla con le buffonate propagandistiche e passare all’esame di realtà che dice, salvo che non si voglia protrarre la guerra per anni, che la soluzione è un congelamento coreano del conflitto.

    Sicuramente questo non può andar bene a Zelensky. Biden, che sull’Ucraina si gioca la campagna elettorale, non può arrivare al voto con una sconfitta, ma potrebbe accontentarsi di aver stroncato il rapporto Germania Russia e di aver bloccato la Via della Seta cinese verso l’Europa, che passava anche da Kiev. A Putin potrebbe bastare di essersi di fatto assicurato il Donbass e la Crimea.

    Il realismo è difficile da digerire, ma la propaganda prima o poi si sgonfia.

    Autore

    • Silvano Danesi

      Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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