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GRANDI INFRASTRUTTURE PER UNA POLITICA MULTIPOLARE

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La storia Telecom (oggi Tim) iniziò con i capitani coraggiosi di D’Alema, mentre lui bombardava Belgrado con il suo fido ministro della Difesa, per conto terzi, lasciando tante tracce utili ovunque e oggi finisce dove era già programmata finisse .

Sui capitàni di ventura c’è una lunga tradizione che la storia si incarica di raccontare e ricordare per chi non ha memoria ,vale anche per i sinistri Fabiani – sempre gli stessi -di tradizione consolidata, usati anche di recente con l’operazione vaccini e covid19….

Forse serve una ripassatina alla cronaca e alla storia ….o no !

Ogni risorsa strategica importante alla fine va collocata in una visione di gioco di squadra specialmente se per ragioni storiche ci si ritrova su una frontiera molto importante e delicata .

Macron è salito sul trapezio di un circo per creare illusioni alternative al sistema democratico. Il presunto piccolo Napoleone, cacciato dai paesi del Sahel, ha creato oggettivamente un vuoto strategico di tali proporzioni che non può oggi essere trascurato. Sarebbe una follia di ampie proporzioni per l’Europa , l’Africa e il Mediterraneo.

Sono le grandi infrastrutture le fonti e la frontiera su cui si basa nel futuro una saggia politica di multipolarità. Proprio per questo serve attrezzarsi e prepararsi con una fortificazione e una simmetria delle maggiori risorse disponibili da mettere in campo.

Ieri nel mondo dell’economia e della finanza veniva chiesto un atto di fede basato sulla forza e la protervia politica ,una convergenza sulla montagna incantata di Davos ,dove era in atto un processo monopolistico che concentrava la ricchezza e impoveriva le persone che abitavano il mondo.

Oggi, per molte concause e follie di adultoidi e ottimati a servizio ,quella montagna simbolica si sta sgretolando e frana vistosamente.

Gli alti colli, abitati da un potere frutto di cooptazioni e di interessi, non sono più in grado di parlare la stessa lingua e ogni giorno che passa avanza la trama di un gioco usurato che sa solo di un ridicolo non più occultabile .

Macron ne rappresenta l’esempio più evidente proiettando di conseguenza tutta la fragilità di una postura sugli altri presunti presidenti europei.

Le verifiche pur dolorose oggi più che mai vanno fatte …

Amen !!!

Autore

  • Pietro Imberti

    Pietro Imberti, sindacalista della UILM (metalmeccanici) di Brescia, Membro della Ceca (Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio) dal 1980 al 1992. Presidente del CREL (Centro Ricerche Economia del Lavoro) della Lombardia. Giornalista, ha contribuito attivamente al dibattito sociopolitico ed economico, firmando interventi e saggi.

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