
di Giuseppe Augieri
L’errore – grave – di Meloni nel suo intervento nel “premier time” di qualche giorno fa circa un inesistente rapporto tra spread e sicurezza dei conti italiani è stata occasione per qualche battuta sulla sua incompetenza, peraltro rilevata con un’occhiataccia dal suo stesso Ministro Giorgetti. Ma la cosa si è fermata lì: il successivo – lo dico chiaro – sciacallaggio fa parte del più deteriore ormai consolidato modo di fare politica. Inutile, volgare, controproducente.
Ed invece era proprio sui fondamenti di quell’errore che bisognava affondare il colpo. Sbagliato da parte dell’opposizione non apprezzare un fenomeno economico comunque importante; sbagliato non ricordare che l’affidabilità dei conti italiani, certo non misurati dallo spread, è un dato comunque vero e misurato dai rating. Ma soprattutto sbagliato non affrontare un fatto economico-politico-sociale di immensa rilevanza: nel confronto tra Italia e Germania la riduzione dello spread non dipende dalla riduzione dei tassi di interesse sul debito pubblico dell’Italia (peraltro ancora molto alti) ma dall’aumento di quelli tedeschi. E questo aumento è il risultato di investimenti diretti di 1.300 miliardi che la Germania ha deciso nel campo delle infrastrutture e della difesa, accelerando per questa via la ripresa competitiva del Paese.
A Meloni andava chiesto quale risultato in termini economici ha prodotto l’investimento del PNRR, (non polemizzare su quanto si è riusciti a spendere, che serve a poco) in quali settori, con quali moltiplicatori economici. I dati Istat dicono che un qualche risultato c’è, forse nel Sud qualcosa in più. Ma sono quelli attesi? E se no, perché? Insomma l’elementare controllo non solo “morale” delle politiche del Governo che l’opposizione ha il diritto/dovere di fare.
E poi il domandone: pur apprezzando le politiche di prudenza sui conti pubblici, gli investimenti in Italia quale sviluppo avranno, proprio considerando che la ripresa della “locomotiva tedesca” porterà alcuni vantaggi all’economia di scambio italiana ma anche ad alcune antiche “sottomissioni”?
Il confronto con le economie più solide ha senso solo se si guarda allo sviluppo internazionale competitivo tra Paesi: la favola di una “economia europea” è ormai meno del libro dei sogni. Crescita, innovazione e sviluppo strutturale, piuttosto che inseguire confronti con economie più solide sui parametri finanziari, vanno guardate proprio confrontandosi con le prospettive di sviluppo degli altri Paesi.
Meloni non ne ha parlato. E la domanda non le è stata fatta. Questa è la politica oggi.





