Home Politica GOOD MORNING VIETNAM, L’ ALZHEIMER DELLA SINISTRA

GOOD MORNING VIETNAM, L’ ALZHEIMER DELLA SINISTRA

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Joe Biden, alias presidente degli Sati Uniti, dopo aver parlato per 20 minuti durante una conferenza stampa alla fine della sua visita in Vietnam, e dopo essersi profuso in una serie di divagazioni con menzioni di “John Wayne “, “cowboy”, “indiani”, ha proclamato: “Ma vi dico una cosa, non so voi, ma io andrò a letto”.

Prima di dire che se ne andava a letto il commander in chief della più grande potenza economica e militare mondiale è incorso in una gaffe affermando: “Uno dei membri del mio staff ha detto: ti ricordi la famosa canzone Good morning Vientnam. Bene, good evening Vietnam”.

L’espressione “Good Morning Vietnam” era il grido con il quale il Dj dell’aviazione americana Adrian Cronauer apriva, per l’American Forces Network, le sue trasmissioni mattutine alla radio dell’esercito americano durante la guerra del Vietnam. Locuzione che ha dato il titolo non a una canzone, come detto da Biden, ma al famoso film con Robin Williams. Gaffe doppia. 

Qualche istante dopo, al presidente è stato chiesto quali fossero i suoi pensieri sul premier cinese Li Qiang, che aveva partecipato al vertice del G20 per conto del leader cinese Xi Jinping. Biden ha risposto dicendo: “Abbiamo parlato di ciò di cui abbiamo parlato alla conferenza in generale. Abbiamo parlato di stabilità. Abbiamo parlato di garantire che il Terzo Mondo – il – scusatemi – ‘Terzo Mondo’ – il – il – l’emisfero meridionale avesse accesso al cambiamento, aveva accesso – Noi – non era affatto conflittuale. È venuto da me. Ha detto (non udibile) -“.

Proprio in quel momento, Jean-Pierre ha interrotto Biden, parlando attraverso l’impianto di altoparlanti: “Grazie, grazie a tutti”.

“Grazie…” ha risposto Biden.

La splendida performance del commander in chief della più grande potenza mondiale rivela, e non è la prima volta, che Joe Biden è ormai una maschera che viene portata in giro da uno staff di assistenti sociali, facendoci ben capire che la sinistra Dem clintonian-obamiana, che lo tiene alla Casa Bianca, è affetta da alzheimer politico.

La gaffe di Biden, suggerita dallo staff, su “Good morning Vietnam” rivela, freuidianamente, che lo staff clintoniano-obamiano, in questo in totale assonanza con i Rino (repubblicans in name only) dei Bush è coerentemente, inossidabilmente, guerrafondaia.

Citare la frase con la quale Adran Cronauer apriva le sue trasmissioni in piena guerra con Hồ Chí Minh è indice di un modo di pensare che non si scolla dall’idea della guerra come strumento di egemonia.

Di seguito possiamo mettere Good morning Afghanistan e Good morning Iraq: guerre iniziate, finite male, abbandonate malamente e che non hanno insegnato niente alla logica guerrafondaia che esce al commander in chief dai recessi dell’inconscio quando la lucidità lo abbandona.

Dire che una simile situazione è preoccupante per l’Occidente è dire, eufemisticamente, una cosa scontata.

Il problema, grave, è che gli Stati Uniti d’America stanno progressivamente perdendo credibilità e affidabilità grazie alla politica di un Partito Democratico che ormai esprime, emblematicamente, il povero Sleepy Joe, già addormentato prima di andare a letto.

A noi occidentali, forse, conviene cominciare a pensare che c’è molto da fare per non finire preda di autocrazie di varia natura e specie, a cominciare da quella che le élite legate alla finanza vorrebbero instaurare a casa nostra.

Che la sinistra abbia l’alzheimer politico è attestato anche da fatti nostrani, come l’allontanamento da parte della Cgil, con provvedimento da Jobs Act, del portavoce del segretario Massimo Gibelli, il quale ha svolto il suo incarico per quarant’anni.

Il licenziamento con le regole del Jobs Act sono fortemente contestate dal sindacato quando riguardano le aziende, ma quando riguardano la Cgil evidentemente vanno benissimo.

La vicenda, oltre a dimostrare la doppia faccia del sindacato di sinistra, ne distrugge la credibilità e l’affidabilità.

Il messaggio che esce da questa vicenda è che è stata licenziata la comunicazione di sé di quaranta anni. Cancelliamo la storia? Cancel culture. Ottimo. In perfetta linea woke.

Se poi volgiamo l’attenzione al Partito Democratico, ormai Partito Dadaista, l’alzheimer politico raggiunge livelli sovraumani.

A chi ha lasciato il Pd in questi giorni la segretaria Elly Schlein ha riservato una buona uscita di stile sovietico: “Credo che sia sempre un dispiacere quando qualcuno decide di andare via, ma se qualcuno può non sentirsi a casa in un Pd che si batte per l’ambiente, i diritti e il lavoro di qualità, allora forse l’indirizzo lo aveva sbagliato prima”.

La buona uscita è il risultato di una delle tante follie della sinistra. Il Pd, per dimostrare di essere davvero democratico, dopo aver tenuto il proprio congresso, ha aperto una consultazione con i gazebo dando a chiunque avesse due euro di votare per il nuovo segretario. Così, dal gazebo, è uscita l’armocromica Elly Schlein, la quale sta trasformando il Partito Democratico in un Partito Dadaista radical chic che sempre più si collega al movimentismo del vuoto assoluto, ossia a quel Movimento Cinque Stelle ormai frutto del più avanzato esperimento di trasformismo della recente storia politica del Paese.

Che dire? La sinistra è nel pallone più completo, dopo essersi venduta alla finanza e aver perso ogni contatto con la realtà.

Non resta che concludere con una canzone di Franco Battiato: Shock in my town.

Shock in my town

Velvet underground

Shock in my town

Velvet underground

Ho sentito urla di furore

Di generazioni, senza più passato, di neo-primitivi

Rozzi cibernetici signori degli anelli orgoglio dei manicomi.

Ho incontrato allucinazioni.

Stiamo diventando come degli insetti; simili agli insetti.

Nelle mie orbite si scontrano tribù di sub-urbani, di aminoacidi.

Latenti shock addizionali, shock addizionali

Sveglia, sveglia kundalini, sveglia kundalini

Per scappare via dalla paranoia

Come dopo un viaggio con la mescalina

Che finisce male nel ritorno.

Shock in my town

Velvet underground

Shock in my town

Velvet underground

Latenti shock addizionali, shock addizionali

Sveglia, sveglia kundalini, sveglia kundalini

Per scappare via dalla paranoia

Come dopo un viaggio con la mescalina

Che finisce male nel ritorno.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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