
Anwar Sadat arrivò a Tel Aviv il 19 novembre, visitò Gerusalemme e si rivolse alla Knesset, il parlamento israeliano, il 20 novembre 1977. L’Egitto fu sospeso dalla Lega Araba fino al 1989, quando caduto il Muro di Berlino, l’influenza sovietica precipitò.
La visita di Sadat del 1977 sconvolse i piani dell’Unione sovietica e propiziò l’invito a Camp David da parte di Jimmy Carter, affinché Sadat e il primo ministro israeliano Menachem Begin iniziassero negoziati diretti a settembre 1978, che portarono agli Accordi.
La politica di Aldo Moro[1] fu perfettamente intesa con Israele, con gli USA e l’OLP, sostenuta da Carter, dalla CIA e dal Mossad, è incontrovertibile. Aldo Moro fu sempre favorevole alla politica di dialogo e di equilibrio nel Mediterraneo, al multilateralismo e alla mediazione. Egli per il conflitto israelo-palestinese e le relazioni arabo-israeliane volle un processo di pace inclusivo, tenendo conto della sicurezza di Israele e dei palestinesi.
L’Accordo di Camp David aprì all’autonomia della Cisgiordania e della Striscia di Gaza. La preparazione di quegli accordi, cui partecipò Aldo Moro, risale a ben 5 anni prima di via Mario Fani.
Nella seconda metà del 2008 – trentennale dell’assassinio di Aldo Moro – Cossiga ebbe un problema: si svelava il suo ruolo col “mio amico Aldo”. Cossiga attirò l’attenzione sul “Lodo Moro”[2], dando a intendere che avesse irritato Israele, che quindi ebbe interesse a liquidare Moro. Cossiga commise due sviste.
La prima. Minimizzò i danni inflitti dai terroristi palestinesi marxisti, affermando che non avevano ucciso o ferito italiani nell’attentato a Fiumicino e non avevano leso interessi italiani. Fu assurdo negare il danno agli interessi italiani per l’attacco terroristico a Fiumicino, il principale aeroporto nazionale.
La seconda. Ancor più grave fu mentire sulla presenza di vittime italiane. Morirono molti italiani negli 11 attacchi terroristici islamico marxisti dal 1972 al 1985 (anno della Gastnost). Basti dire che morirono due italiani nell’attentato a Fiumicino del 27 dicembre 1985. Innumerevoli altri furono tra i feriti gravi e gravissimi dei sessantacinque colpiti dagli attentatori marxisti islamici; la stessa formazione di terroristi palestinesi che il precedente 9 ottobre 1982, sparando e lanciando bombe tra la folla che usciva dalla Sinagoga di Roma, causarono la morte d’un bambino di 2 anni, Stefano Gaj Taché, e il ferimento di 37 persone, ebrei e italiani. Non erano italiani?
Abu Abbass e Abu Nidal, a capo di due formazioni di terroristi sanguinari, agirono a man salva in Italia, contro obiettivi italiani ed ebraici fra il 1979 e il 1985, cioè dopo la morte di Aldo Moro. Perché poterono farlo per riscuotere una cambiale firmata da chi lasciò Moro nelle loro mani?
Cossiga dimenticò inoltre che il “Lodo Moro” fu coerente con la politica di normalizzazione nel Mediterraneo di Jimmy Carter. L’accordo fu fra l’Italia e Yasser Arafat e fu indispensabile per la nostra sicurezza ma anche per il successo dei negoziati impostati dall’amministrazione Carter. Yasser fece una politica doppia? È possibile ma non si può darne la colpa a Israele, agli USA o a Moro. Il Lodo Moro fu con Yasser Arafat, non col Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), alle dipendenze dei servizi sovietici, con Carlos nelle sue fila e al di sopra dei BR.
In quel 2008 Cossiga non poteva non sapere che, 14 anni prima, nel 1994, a Baku, fu pubblicata una serie di articoli sul quotidiano Zerkalo, sconosciuto in Occidente, ma molto seguito in Russia e in Asia Centrale. Gli articoli furono di Gaidar Aliev, ex KGB, e primo presidente dell’Azerbaigian dopo la fine dell’Unione sovietica. Egli doveva fronteggiare la resistenza di Mosca all’indipendenza di Baku. Pubblicò un dossier col quale svelò il ruolo di agente sovietico di Licio Gelli, così dando a intendere ai russi che avrebbe potuto pubblicare ben altro di più compromettente. Aliev svelò che tutto il terrorismo, rosso e nero, era diretto da Alexei A. Soldatov, colonnello del KGB, da Beirut. Aliev ribalta tutta la storia italiana. L’ambasciata comunicò tutto a Roma ma le autorità italiane tacciono.
Questo occorre tenere presente, per capire perché gli Accordi di Camp David non furono risolutivi per la questione palestinese: s’oppose Alexei A. Soldatov cioè i servizi segreti militari dell’Unione sovietica. Il FPLP cioè il sostegno logistico e operativo dei BR. Il FPLP, il cui stato maggiore fu salvato da Bettino Craxi a Sigonella.
Gli Accordi avrebbero sguarnito la sponda armata dell’Unione sovietica accanto a Suez. Certo, i “se” e i “ma” non fanno la politica, proprio per questo s’uccide, ieri come oggi. Uccisero Aldo Moro e la seconda sponda dell’accordo, Anwar El-Sadat, il presidente egiziano[3]. Chi fu l’assassino dei due? Il Mossad e la CIA, su ordine di Carter e di Begin, promotori di Camp David? È la tesi del PCI e di intossicati cattolicucci.
Ma rimane la “minaccia” di Kissinger ad Aldo Moro, dicono. Un conto è la percezione d’una minaccia, altro è se abbia avuto un seguito operativo, per mano del Dipartimento di Stato e della CIA; i quali sostenevano Aldo Moro, com’è provato da un documento nascosto da Cossiga. Perché nascosto? Nessuno pone la domanda. Eppure la risposta sarebbe importante perché gli Stati Uniti furono così favorevoli al compromesso storico, voluto da Aldo Moro, da favorire in ogni modo le relazioni col PCI, anche coi soldi, finanziando il Partito Comunista Italiano, nonstante Il Tempo sostenga che un memorandum della Casa Bianca riporti il veto di Kissinger per i comunisti al governo. E veniamo alla quarta delle sei prove.
La condivisione statunitense della politica di Aldo Moro verso il PCI ha una delle prove più convincenti nel denaro. ll 30 mar. 1977, il governo Andreotti III, per bocca del suo ministro del Tesoro, Gaetano Stammati, comunicò al Parlamento l’intenzione di chiedere un prestito di 650 milioni di dollari alla Banca Mondiale (BM), “per affrontare la crisi economica e sostenere lo sviluppo del paese”. Aldo Moro non era più al governo ma avrebbe potuto obiettare e frapporsi. Non obbiettò e non si frappose. Il prestito andò in porto a queste condizioni:
– finanziare progetti di sviluppo e l’approvvigionamento alimentare;
– tasso fisso, a garantire stabilità nei costi di rimborso;
– rimborso superiore a 5 anni; 2 pagamenti al quinto e settimo anno, saldo annuale degli interessi;
– garanzie dello Stato italiano.
I 650milioni di dollari (equivalenti a 2,7 miliardi €) furono immediatamente girati all’Unione sovietica per acquisto d’alimentari, attraverso le cooperative agroalimentari industriali dell’Emilia Romagna, cioè quei 650 milioni di dollari andarono al PCI con la benedizione degli Stati Uniti.
L’Italia era già il paese più indebitato d’Europa; ricevette la borsa dalla Banca Mondiale, dov’era dirigente Lamberto Dini, per girarla a Mosca, al nemico della NATO, nel 1977. Non c’è dubbio: a Washington seppero e concordarono sul compromesso storico e sulla politica di Aldo Moro verso il Partito Comunista Italiano. A dimostrazione misero mano alla borsa.
Di quel prestito, accordato senza difficoltà; molti milioni tornarono, per essere usati leale senso leninista contro lo Stato italiano[4]. Se gli Stati Uniti fossero stati contrari alla collaborazione col PCI, il prestito non sarebbe mai passato. Aldo Moro non era più al governo. Il prestito invece passò.
Il nemico di Aldo Moro nel 1978 era a quindi Mosca non a Washington. I sovietici inscenarono una maskirovka[5] per tutelare i mandanti italiani e additare gli Stati Uniti. Prima di inoltrarci nella quinta delle sei prove, facciamo qualche deduzione.
La CIA, in quanto a capacità operativa nel 1978, non fu, non è un servizio segreto da due soldi, come ormai lo sono i nostri servisegreti e come furono in buona parte ai tempi di via Mario Fani, allorché misero fuori gioco il generale Vito Miceli, e senza rimedio dopo il colpo di Stato del 1992.
La CIA dipende dalla Casa Bianca che s’avvalse del Dipartimento di Stato, il quale, non occorre più ripeterlo, voleva Aldo Moro vivo non morto. Che senso ha quindi, con le prove evidenziate sinora, chiamare in causa la CIA?
Supponiamo che gli Stati Uniti avessero voluto Aldo Moro morto. Ce lo assicurano i venerati maestri e gli “esperti”, nascosti dietro al nome d’un filo sovietico, il defunto Giulietto Chiesa. Se fosse vero, la CIA avrebbe organizzato un attentato fulmineo, attribuendolo a terroristi d’ogni colore, allora dilaganti e disponibili sul mercato.
I BR furono infiltrati dalla CIA, lo assicurano i venerabili maestri del caso Moro, grandi giornalisti come Sigfrido Ranucci di RAI3, Paolo Cucchiarelli e Giovanni Fasanella. In un video, Giovanni Galloni sostiene che glielo confidò Aldo Moro. Con questa notizia mezza vera iniettano l’equivoco. Supponiamo abbiano ragione.
Non hanno ucciso Aldo Moro, sibilano, perché volevano interrogarlo. Gli Stati Uniti volevano interrogare Aldo Moro?
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FALSO |
VERO |
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1 |
USA 2025 uguale a USA 1978 |
Jimmy Carter, nulla da spartire coi presidenti USA successivi. |
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2 |
La Russia = L’Unione Sovietica |
L’Urss nel 1978 preparava la guerra per invadere l’Europa. |
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3 |
Dipartimento di Stato ostile ad Aldo Moro |
Il Dipartimento di Stato scrisse a Cossiga di trattare per la vita di Aldo Moro. Cossiga celò la comunicazione al Parlamento. |
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4 |
Pieczenick inviato nel 1978 dagli USA per fare uccidere Moro. |
Pieczenick è uomo di George Bush nel 2008, ma non c’è traccia nelle dichiarazioni del 2008 del documento dello stesso Dipartimento di Stato del 1978. |
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5 |
USA ostili alla politica di Moro |
Gli USA favorirono un prestito di 650 milioni $ all’Italia, girato all’Urss e da questa alle cooperative rosse. |
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6 |
Berlinguer ruppe con Mosca |
Berlinguer era in pieno accordo coi sovietici. |
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7 |
La politica mediterranea di Moro infastidiva gli USA. |
Moro e il SID del generale Vito Miceli lavorarono col Dip. di Stato, con la CIA, con il Mossad e con i servizi egiziani di Anwar Sadat. I sovietici uccisero Moro e Sadat. |
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Fig.1 “Falso” e “Vero” nei rapporti fra Moro-USA nel 1978 |
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Piuttosto dicano perché i burattini BR prima dissero che avrebbero pubblicato i verbali poi fecero trovare fotocopie manipolabili pure coi mezzi rudimentali del 1978.
C’è una sola risposta: Aldo Moro non fu interrogato dai burattini BR e i verbali non potevano essere integralmente pubblicati, altrimenti sarebbe affiorata l’identità di chi condusse torture e interrogatorio, tuttavia svelati da Aldo Moro con due distinti anagrammi: sono sovietici.
Neppure possono esibire i nastri delle registrazioni, nei quali s’odono le urla del torturato; nastri spariti, come le 4 costole rotte, come l’esplosivo ad alto potenziale, come le radiografie del cadavere di Aldo Moro, come i rullini delle fotografie scattate da Oreste Leonardi, come le foto scattate da un teste a via Mario Fani. Tutto scomparso. Ma che distratti!
Le incompatibilità logiche, le incongruenze nello sgangherato teorema fondato sul nulla sono evidenti ictu oculi. Mossad, CIA o altri servizi stranieri sono chiamati in causa per nascondere le responsabilità degli inquirenti italiani che hanno fatto sparire delle prove. I venerati maestri e i giornalisti che li hanno coperti.
Che cosa c’entra quanto abbiamo esposto qui e nelle precedenti puntate (Fig.1) col Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, di Jimmy Carter del 1978? (3-Continua)
[1] A proposito delle relazioni fra Aldo Moro e l’Organizzazione Per la Liberazione della Palestina: P.Laporta “Bufale di Lotta e di Governo La Disinformazione al Potere” https://shorturl.at/rkmzI
[2] Menachem Gantz «Cossiga agli ebrei italiani: “Vi abbiamo venduto”», Yediot Aharonot, 3 Ottobre 2008
[3] Anwar El-Sadat, presidente dell’Egitto, fu assassinato il 6 ottobre 1981. L’attentato avvenne durante una parata militare al Cairo, in occasione della commemorazione dell’inizio della guerra del Kippur. Il suo assassino, Khalid al-Islambuli, era un militante di un’organizzazione terroristica legata alla Jihad islamica egiziana, che lo colpì per il trattato di Camp David.
[4] Nel 1994 il pm di Roma Franco Ionta archiviò l’inchiesta sui fondi neri sovietici al PCI motivando: «Certo, appaiono inquietanti i riferimenti a corsi di addestramento al sabotaggio, all’uso di armi ed esplosivi e/o a tecniche di travisamento, accompagnati da un notevole flusso di denaro protrattosi fino a epoca relativamente recente spesso su richiesta di parte italiana e a facilitazioni commerciali per ditte vicine al Pci. Purtuttavia, non è possibile processualmente dimostrare che l’interesse dell’Urss nei confronti dei militanti comunisti italiani si sia tramutato in vera e propria corruzione del cittadino per interessi contrari allo Stato italiano». https://shorturl.at/PCxyJ
[5] “maskirovka”, cioé “mascheramento” o “camuffamento”; nella dottrina militare sovietica sviluppata a partire dagli anni ’20, subito dopo la rivoluzione del 1917.





