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Gli Stati Uniti faranno pagare all’Italia il no al PURL?

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Stati Uniti, Italia PURL

La partita vera è sull’industria della difesa

La scelta italiana di non aderire al PURL, Prioritised Ukraine Requirements List, il programma NATO pensato per acquistare armamenti statunitensi da destinare all’Ucraina, non è un dettaglio tecnico.

È una decisione politica e industriale che può aprire una fase nuova nei rapporti tra Roma, Washington e Bruxelles.

Il ministro Guido Crosetto ha posto il tema con chiarezza: l’Italia continuerà a sostenere Kiev, ma preferisce farlo acquistando sistemi prodotti dall’industria italiana ed europea.

Tradotto: se servono missili di difesa aerea, meglio puntare sugli Aster prodotti da MBDA, realtà franco-italiana, invece di finanziare automaticamente le aziende americane.

Gli Stati Uniti potrebbero farcela pagare? Sì, ma difficilmente con una ritorsione frontale. Washington userà strumenti più sottili: pressioni diplomatiche, richiami sugli impegni NATO, maggiore rigidità nei dossier commerciali, minore disponibilità nei programmi industriali congiunti.

Il messaggio potrebbe essere semplice: volete la protezione americana, ma non volete comprare americano.

Gli USA non difendono soltanto una linea geopolitica. Difendono anche il proprio apparato industriale-militare, uno dei pilastri della loro potenza.

Ogni euro europeo speso in sistemi americani rafforza Lockheed Martin, Raytheon, Northrop Grumman, Boeing e l’intero ecosistema tecnologico statunitense. Ogni euro speso in Europa, invece, consolida Leonardo, MBDA, Thales, Rheinmetall, Fincantieri e centinaia di imprese della filiera.

Per l’Italia, dunque, la scelta è tutt’altro che marginale. Non si tratta di antiamericanismo, ma di politica industriale.

Se i Paesi europei aumentano la spesa militare, ma comprano quasi tutto fuori dall’Europa, la difesa diventa una gigantesca leva di trasferimento di ricchezza tecnologica verso gli Stati Uniti.

Se, invece, una parte crescente degli investimenti resta nel continente, si crea occupazione qualificata, ricerca, brevetti, capacità produttiva e autonomia strategica.

Il rischio di tensioni con Washington esiste. Soprattutto con un’amministrazione americana più transazionale, pronta a collegare sicurezza, commercio, dazi, energia e rapporti bilaterali.

Gli Stati Uniti potrebbero chiedere all’Italia maggiore fedeltà industriale, non solo politica. In altre parole: più spesa NATO, ma orientata verso forniture americane.

Questa autonomia va costruita ora. Non quando scoppia la prossima crisi. La difesa è industria pesante del XXI secolo: richiede fabbriche, ingegneri, semiconduttori, software, materiali avanzati e catene di fornitura sicure.

Per questo il no italiano al PURL non è uno strappo. È un segnale. L’Italia vuole restare nella NATO, ma non intende trasformare la nuova corsa agli armamenti in un bancomat per l’industria americana. E questa, per Washington, è la vera notizia.

Autore

  • Marco Pugliese

    Marco Pugliese, docente di ruolo area STEAM, giornalista economico scientifico, analista per il CISINT, cura corsi di geopolitica, geoeconomia, politica energetica. Docente di coding, ambito didattico, e nuove tecnologie, IA applicata alla didattica. Presidente di OpenIndustria.

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