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GLI INGLESI FABIANI SI CONFERMANO I GUERRAFONDAI D’EUROPA

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Come ha riportato ieri su questo giornale Elena Tempestini, nel suo primo discorso dopo la nomina a direttrice di MI6, il Secret Intelligence Service inglese, Blaise Metreweli, ha detto che “Viviamo in uno spazio tra pace e guerra” e ha avvertito come la Russia rappresenti una “grave minaccia” per l’Occidente, mentre la Cina, definita minaccia alla sicurezza nazionale britannica, costituisce la “parte centrale della trasformazione globale in atto in questo secolo”.

Il discorso della direttrice dell’MI6 segue di pochi giorni quello del capo di Stato maggiore della Difesa britannico, Richard Knighton, il quale ha detto che le famiglie britanniche devono essere pronte a mandare i loro figli e le loro figlie in guerra contro la Russia, aggiungendo che “più persone” devono essere pronte a imbracciare le armi per proteggere il Paese.

Sebbene le possibilità di un attacco russo diretto sul suolo britannico restino remote – ha spiegato intervenendo ieri sera a un evento del Royal United Services Institute a Westminster – ciò “non significa che le probabilità siano pari a zero”.

Parole al vento, sintomo di perdita di lucidità? No. L’obiettivo di Londra è uno solo, mettere i bastoni tra le ruote al processo di pace in Ucraina per condizionare le elezioni di medio termine negli Usa, in quanto se Trump continua nella sua azione Londra chiude bottega e smette di pensare di essere una potenza globale, sognando di essere ancora governata dalla regina Vittoria.

In ogni caso se gli inglesi vogliono andare a morire in Ucraina ci vadano pure, con tanti saluti e auguri. Del resto, sotto banco, ci sono già. Il Regno Unito mantiene una presenza militare limitata e ufficialmente non combattente sul territorio ucraino, principalmente per addestramento e supporto logistico alle forze ucraine, osservazione di test di equipaggiamenti difensivi (come sistemi anti-drone), protezione di personale diplomatico britannico.

Questa presenza è stata confermata ufficialmente solo di recente, in seguito alla tragica morte (9 dicembre 2025) del Lance Corporal George Hooley, un parà del Parachute Regiment, avvenuta in un incidente durante l’osservazione di un test di armamenti ucraini, lontano dalla linea del fronte.

Fonti come il Ministero della Difesa britannico e media (Guardian, BBC) indicano che si tratta di un “piccolo numero” di personale (stime intorno ai 100-200), inclusi elementi delle forze speciali, ma non di un dispiegamento combattente.

Il Regno Unito fornisce un massiccio supporto militare all’Ucraina (armi, addestramento di oltre 60.000 soldati principalmente nel Regno Unito, tramite Operation Interflex, e aiuti per miliardi di sterline).

Vogliono un conflitto con la Russia? Si accomodino. Probabilmente rimarranno solo in compagnia dei francesi, sempre che Starmer e Macron rimangano dove sono.

Ormai i due leader rappresentano solo una minoranza nei loro rispettivi Paesi e se ci fossero elezioni domani sarebbero licenziati in tronco.

L’Italia, grazie alla chiarezza di Giorgia Meloni, non si presta all’avventurismo inglese.

Pur ribadendo l’appoggio a Kiev, Giorgia Meloni ha detto a chiare lettere che nessun soldato italiano metterà i piedi in Ucraina.

Per quanto riguarda le garanzie di sicurezza per Kiev, ha puntualizzato Meloni al Senato mercoledì, «sono tre gli elementi dei quali si sta discutendo: la garanzia di un solido esercito ucraino; l’ipotesi di dispiegamento di una forza multinazionale, in Ucraina, per la rigenerazione delle forze armate, guidata dalla cosiddetta coalizione dei volenterosi, ma con partecipazione volontaria di ciascun paese; garanzie da parte degli alleati internazionali – a partire dagli Stati Uniti – sul modello dell’articolo 5 del patto atlantico, opzione che tutti ricordate essere stata proposta proprio dall’Italia, a dimostrazione del contributo fattivo della nostra Nazione all’obiettivo di una pace giusta e duratura»

Detto questo Giorgia Maloni ha detto a chiare lettere che «l’Italia non intende inviare soldati in Ucraina».

Vladimir Putin, citato dalla Tass ha detto martedì che i politici in Europa stanno alzando il “livello di isteria” e “alimentando timori” sull’inevitabilità di uno scontro con la Russia, definendo le ipotesi di uno scontro con la Russia “sciocchezze”.

“In Europa, alla gente viene inculcata la paura di un inevitabile scontro con la Russia, come se dovessero prepararsi a una guerra di vasta portata – ha denunciato Putin – Diverse figure che presumibilmente ricoprivano o ricoprono ancora posizioni di responsabilità sembrano aver semplicemente dimenticato le loro responsabilità. Sono guidate da interessi politici a breve termine, personali o di gruppo, ma non dagli interessi del loro popolo, e stanno aumentando sempre di più il livello di isteria. L’ho detto molte volte: questa è una bugia, una sciocchezza, semplicemente una sciocchezza”.

“Gli obiettivi dell’operazione militare speciale saranno certamente raggiunti – ha ribadito Putin parlando nel corso di una riunione al ministero della Difesa -. Preferiremmo farlo e affrontare le cause profonde del conflitto attraverso la diplomazia, ma se il Paese avversario e i suoi alleati stranieri rifiutassero di impegnarsi in discussioni sostanziali, la Russia otterrà la liberazione dei suoi territori storici con mezzi militari”.

“Le nostre truppe – ha continuato il leader del Cremlino – stanno avanzando con sicurezza e annientano il nemico, i suoi gruppi e le sue riserve, comprese le cosiddette unità d’élite”. E secondo il presidente russo, le forze di Mosca stano anche annientando “unità addestrate nei centri militari occidentali e dotate di moderne tecnologie e armi straniere”.

Il leader del Cremlino ha quindi sottolineato che la Russia “accoglie con favore i progressi compiuti nel nostro dialogo con la nuova amministrazione americana” guidata dal presidente Donald Trump. E Mosca sostiene la cooperazione con i Paesi europei e la formazione di un sistema di sicurezza unificato in tutta la regione eurasiatica, ma la maggior parte dei paesi europei, a differenza degli Stati Uniti, non è impegnata nel dialogo.

Torniamo agli inglesi e alle loro ansie di guerra. Sebbene le possibilità di un attacco russo diretto sul suolo britannico restino remote – ha spiegato Knighton intervenendo ieri sera a un evento del Royal United Services Institute a Westminster – ciò “non significa che le probabilità siano pari a zero”.

Lo avrebbe detto anche Jacques II de Chabannes de La Palice. In un remoto futuro è possibile anche che l’Inghilterra confligga con le Baleari o con le Isole Vergini. Mai dire mai.

Knighton, senza nemmeno per un momento vergognarsi, ha chiesto alle scuole di incoraggiare i bambini a intraprendere lavori nell’industria bellica e ha affermato che più famiglie britanniche “sapranno cosa significa il sacrificio per la nostra nazione”.

Che gli inglesi stiano dando prova di essere completamente presi da una follia bellica è del tutto evidente, ma questa follia è direttamente proporzionale alla loro perdita di peso nel consesso internazionale.

Meno contano e più gridano.

Il ministro delle forze armate Al Carns ha affermato che il Paese si trova “sul piede di guerra” e ha avvertito che “l’ombra della guerra è alle porte dell’Europa”. Ha affermato: “L’ombra della guerra bussa alla porta dell’Europa e questa guerra potrebbe essere più grande e sanguinosa di quella che abbiamo vissuto negli ultimi tempi”.

Non si capisce se dobbiamo pensare che dica sul serio, se sia prossimo al delirio psichiatrico o se veda i fantasmi a causa del delirium tremens che agita i vertici del Regno Unito.

Knighton ha invitato i civili a contribuire a rafforzare la resilienza nazionale per garantire il funzionamento del Regno Unito in caso di crisi. Ha affermato: “Ogni giorno il Regno Unito è oggetto di una serie di attacchi informatici da parte della Russia e sappiamo che gli agenti russi cercano di compiere sabotaggi e hanno ucciso sulle nostre coste. L’hard power della Russia sta crescendo rapidamente”. Grazie all’aumento della spesa per la difesa e alle esperienze in Ucraina, la Russia – ha aggiunto – ha un esercito “imponente, sempre più sofisticato dal punto di vista tecnico e ora anche con una grande esperienza di combattimento”.

Evidenziando lo sforzo di “tutta la società” necessario per rispondere alla situazione sempre più pericolosa in Europa, il Capo di Stato Maggiore della Difesa ha affermato: “Innanzitutto, significa avere più persone pronte a combattere per il proprio Paese”. Ciò non significa solo forze regolari, ma anche un aumento delle riserve e dei cadetti, ha affermato. Anche il ritmo “dolorosamente lento” degli investimenti privati ​​nel settore della difesa dove accelerare. “Per sviluppare questa capacità industriale abbiamo bisogno anche di più persone che lascino la scuola e l’università per entrare in questo settore”.

“Abbiamo quindi bisogno che i leader politici e della difesa spieghino l’importanza del settore alla nazione, e abbiamo bisogno che le scuole e i genitori incoraggino i bambini e i giovani adulti a intraprendere una carriera nel settore”, ha aggiunto il Capo di Stato Maggiore della Difesa. “Il nostro obiettivo – ha infine detto – deve essere quello di evitare la guerra, ma il prezzo per mantenere la pace sta aumentando. Se non riusciamo a spiegare i rischi, non possiamo aspettarci che i decisori politici o la società in generale paghino questo prezzo”.

Torniamo ora all’MI6 e al discorso di Blaise Metreweli.

Metreweli ha definito la Russia una funzione sistemica di disturbo, capace di operare nello spazio grigio attraverso sabotaggi, cyber-attacchi, disinformazione e pressione psicologica. La frase “la linea del fronte è ovunque” ridefinisce il concetto di dominio strategico: infrastrutture digitali, sistemi finanziari e fiducia sociale diventano ambiti di confronto, e l’intelligence si pone come guida per la forza dello Stato, in un contesto in cui non esiste più una separazione netta tra interno ed esterno.

La direttrice ha inoltre evidenziato il ruolo della tecnologia come moltiplicatore di instabilità: intelligenza artificiale, biotecnologia e informatica quantistica trasformano il conflitto, rendendo possibili operazioni ad alto impatto e bassa visibilità. L’ MI6, ha ribadito, deve integrare competenze analitiche, tecnologiche e operative, formando agenti “a proprio agio con le righe di codice quanto con le fonti umane”, in grado di operare in uno spazio strategico sempre più complesso.

Il Regno Unito di Sua maestà Carlo III è stato trasformato dai labouristi fabiani in uno Stato orwelliano e non a caso, Keir Starmer è in caduta libera.

Un rilevamento dell’istituto Find Out Now assegna ai laburisti appena il 14 per cento delle intenzioni di voto, facendone la quarta forza politica dietro a Reform Uk (31 per cento), Partito conservatore (20 per cento) e Verdi (18 per cento). Dietro al Labour si collocano solo i Liberaldemocratici con l’11 per cento. Si tratta del peggior risultato per il partito da oltre un secolo.

Stesso scenario viene dato da Politico.eu.

Conseguentemente c’è da chiedersi a nome di chi parlano tutti questi signori seduti su sedie militari e di servizi segreti, dal momento che chi li comanda è ridotto assai male, con il popolo britannico che dice chiaramente che i labouristi (noti alleati dei neocon) devono andare a casa.

C’è, infine, da chiedersi se, visto che l’Inghilterra è un regno, se Carlo III, che cura piante e giardini e si preoccupa del clima e del pianeta, è convinto che il suo popolo debba attrezzarsi alla guerra per attivare uno scenario che ha come scopo quello di impedire la pace con la Russia in Ucraina così da mettere il bastone tra le ruote all’Amministrazione Trump in funzione delle elezioni di medio termine.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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