
di Sergio Restelli
Il recente attacco a Tel Aviv con un drone lanciato dagli Houthi ha provocato una vittima e diversi feriti. L’attacco ha evidenziato un “errore umano” nella difesa aerea israeliana, che non è riuscita a intercettare il drone. L’incidente ha portato la città di Tel Aviv a un alto stato di allerta, con il sindaco Ron Huldai che ha dichiarato che la città è pronta per ulteriori sviluppi
Gli Houthi, ufficialmente conosciuti come Ansar Allah (Partigiani di Dio), sono un movimento politico e militare sciita Zaidi con base nello Yemen. Originariamente emerso negli anni ’90 sotto la guida del leader spirituale Hussein Badreddin al-Houthi, il gruppo ha guadagnato notorietà a partire dal 2004, quando iniziò a ribellarsi contro il governo yemenita, accusandolo di corruzione e di essere eccessivamente allineato con gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita.
Dopo la morte di Hussein al-Houthi, il gruppo è stato guidato dal fratello Abdul-Malik al-Houthi. La loro ideologia è radicata nello Zaiddismo, una forma di Islam sciita, ma il gruppo è anche noto per il suo nazionalismo yemenita e per la sua opposizione a interventi stranieri nello Yemen.
Gli Houthi sono stati coinvolti in una guerra civile che è esplosa nel 2015, quando presero il controllo della capitale Sanaa, costringendo il presidente Abd-Rabbu Mansour Hadi a fuggire. Questo evento ha innescato un intervento militare guidato dall’Arabia Saudita, che ha formato una coalizione di Paesi arabi per sostenere il governo yemenita riconosciuto internazionalmente. La guerra ha portato a una delle peggiori crisi umanitarie del mondo, con milioni di persone sfollate e in condizioni di estrema povertà.
Gli Houthi sono sostenuti dall’Iran, che fornisce loro assistenza finanziaria, armamenti e addestramento. Questo legame ha contribuito a inserire il conflitto yemenita nel più ampio contesto della rivalità regionale tra Iran e Arabia Saudita. L’Iran nega di avere un controllo diretto sugli Houthi, ma il supporto è evidente attraverso il tipo di armamenti in loro possesso, come il drone ‘Samad-3’, che è di fabbricazione iraniana.
Gli Houthi hanno esteso il loro raggio d’azione al di fuori dello Yemen, colpendo obiettivi in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti con droni e missili balistici. L’attacco a Tel Aviv rappresenta una nuova escalation, dimostrando la loro capacità di colpire a lunga distanza e di bypassare sofisticati sistemi di difesa aerea.
Il portavoce degli Houthi, Yahya Sare’e, ha rivendicato l’attacco a Tel Aviv definendolo una “operazione di qualità” e ha promesso ulteriori dettagli. Ha anche dichiarato che Tel Aviv continuerà ad essere un obiettivo primario per il gruppo.
Il ministro israeliano della Difesa, Yoav Gallant, ha promesso che Israele rafforzerà immediatamente tutti i suoi sistemi di difesa e che risponderà a chiunque minacci lo Stato di Israele. Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) stanno continuando a esaminare l’attacco per determinare la risposta appropriata.
L’attacco ha sollevato preoccupazioni significative sulla capacità di Israele di difendersi contro minacce asimmetriche come i droni, specialmente considerando il fallimento nel rilevare e intercettare l’attacco. Inoltre, l’uso di droni avanzati di fabbricazione iraniana mette in evidenza il livello di supporto tecnologico che gli Houthi ricevono dall’Iran, complicando ulteriormente la situazione geopolitica nella regione.





