
L’idea di Giorgia Meloni di estendere l’articolo cinque del Trattato Nord Atlantico senza che Kiev entri nella Nato ha più il senso della solidarietà che si dà in articulo mortis che di una vera e propria proposta attuabile.
Chi comanda nella Nato è Washington. E Washington ha già detto no.
Quando la Nato fu istituita nel 1949, il suo primo Segretario, il generale inglese Lord Hastings Ismay, dichiarò che era stata progettata per tenere fuori i russi, dentro gli americani e sotto i tedeschi.
Che gli americani siano dentro non v’è dubbio. Trump non ha detto che se ne va, ma che gli Usa non sono più disponibili a pagare il conto mentre gli altri godono della protezione degli States. Trump dice: fate la vostra parte e così, Giorgia Meloni, con un colpo d’ingegno, trasforma i soldi della difesa europea della von der Leyen in contributo alla Nato, elevando in un sol colpo il rapporto pil/contributo Nato e rispondendo al presidente Usa che ha fatto capire che la deterrenza Usa è proporzionale all’impegno degli Stati europei nell’Alleanza.
Dentro gli americani, dunque, è obiettivo raggiunto, mantenuto, nonostante gli idioti al servizio dei neocon che gridano all’abbandono Usa.
Tenere sotto i tedeschi. Obiettivo raggiunto, anche se con una desertificazione economica che ricorda la coventrizzazione degli edifici della seconda guerra mondiale.
La Germania, con la fondazione dell’Unione Europea di Maastricht, ha tentato (in parte riuscendovi), di riproporre la sua egemonia sul Vecchio Continente, con una sorta di IV Reich economico che ha massacrato la Grecia e sottoposto gli altri Paesi a una logica di dominio che ha visto la Berlino di Angela Merkel porsi come general contractor. L’economia tedesca si è avvalsa del gas russo a poco prezzo e della delocalizzazione in Cina, mentre Berlino comandava a Bruxelles, anche grazie ai suoi proxy dell’area nord europea e ai paradisi fiscali olandesi.
Il motivo per il quale non si è mai arrivati ad una fiscalità comune era, ed è, che bisognava salvaguardare l’Olanda, quella del socialista Timmermans, paradiso fiscale per le multinazionali che, nel frattempo, imponevano il green attuato dalla Commissione guidata dalla tedesca Ursula von der Leyen.
L’ascesa del IV Reich è stata stroncata dalla chiusura del gas russo a seguito della guerra in Ucraina e, ora, dall’imposizione, non tanto gentilmente comunicata, a lasciare il rapporto con il Dragone.
La Germania, conseguentemente, è sotto. Sotto a tal punto che deve smentire anni di blocco di rigore imposto agli altri per evitare di chiudere baracca e burattini. Sotto a tal punto che la tedesca von der Leyen, esponente del Ppe, con il suo codazzo di socialisti neocon, non viene nemmeno considerata come interlocutrice da Donald Trump, ossia dal comandante in capo della Nato.
Va così che l’idea dell’esercito europeo è finita nel cestino e per avere qualcosa che assomigli ad un esercito del Vecchio Continente si deve ricorrere alla barzelletta dei “volontari”, ai quali partecipa l’Inghilterra, che dall’Unione Europea è uscita. Alla riunione dei volontari (Francia, Germania, Italia, Polonia e Regno Unito, con aggiunta della Romania), che si terrà la prossima settimana, parteciperà anche l’Italia ma, se si capisce bene, per stare al tavolo e capire che intenzioni girano. La Germania è sotto, alla canna del gas, e non potrà sicuramente seguire Macron nella Campagna di Russia. Gli inglesi, anche se guerrafondai, hanno capito che devono allinearsi agli Usa. I polacchi, nonostante facciano la voce grossa, scontano la presenza Usa nel loro territorio e difficilmente si scosteranno da quanto deciderà la Nato. L’Italia, che ha già detto che non manderà soldati in Ucraina, si siederà al tavolo per capire cosa intende fare il comandante in capo delle atomiche francesi. Quello, per capirci, cacciato dall’Africa a piedi.
Vedremo cosa propone il pupillo dei Rothschild, anche per capire quanto lor signori dello Scudo Rosso hanno a che fare con il bellicismo del loro pupillo, essendo da secoli adusi a finanziare ogni guerra su tutti i fronti, anche tra loro opposti. Napoleone ne ha avuto un esempio, finendo a Sant’Elena.
Per mettere sotto la Germania e affermare la presenza Usa, valeva la pena di tenere fuori i russi così come è stato fatto dai neocon (vera destra estrema dalle origini trotskiste)?
La dottrina Kennan presupponeva che il contenimento della Russia (allora Unione Sovietica) avvenisse senza mai umiliare Mosca. L’allargamento continuo della Nato, condotto dai Dem Usa, ai quali si è accodato il Bush Jr (il peggior guerrafondaio Usa del secolo scorso, dopo la Clinton), è arrivato a tal punto di irritazione dell’Orso moscovita da scatenare la guerra in Ucraina, con il risultato di tagliare i tubi del gas russo e affossare la Germania e, con la Germania, anche l’economia europea, nel frattempo gravemente compromessa dalle politiche green neocon. E a proposito di neocon sarebbe interessante (lo faremo) approfondire il collegamento tra il trotskismo e la vera nuova estrema destra, cioè il neoconservatorismo Usa. Analisi ormai necessaria per capire la russofobia di certi ambienti.
Gli Usa neocon hanno scelto la strategia dell’attacco alla Russia per ridurla ad una nazione impotente e regionalmente limitata, cosa alla quale Mosca si è opposta e si oppone.
Il nodo della questione si chiama Nato, nella versione neocon. L’Ucraina è la testa d’ariete dei neocon (vedi Obama, Nuland, Biden) e di Soros & company.
La politica di Trump non è quella di essere, come dice la nota guerrafondaia Hillary Clinton, madrina di tutte le guerre perse, un pupazzo di Putin, ma di far rientrare il rapporto con la Russia nella dottrina Kennan.
In questo Trump non si discosta dalle idee di Roosevelt, il quale, come ci spiega Kissinger, “in un mondo governato dalla forza”, credeva “che l’ordine naturale delle cose fosse ben individuato nel concetto di «sfere d’influenza»”. (Henry Kissinger, L’arte della diplomazia, Sperling Paperback).
Un accordo di pace che veda come interlocutore il Cremlino non può che prendere atto che il nodo Nato, ossia “sfere d’influenza” non può essere evitato.
Da qui la questione, per arrivare all’idea di Giorgia Meloni, dell’articolo cinque, riguardo al quale va fatta chiarezza, perché chiarezza non c’è.
L’articolo cinque non implica alcun automatismo e nemmeno necessariamente l’uso delle armi.
L’articolo cinque va considerato assieme all’articolo quattro.
Articolo 4
Le parti si consulteranno ogni volta che, nell’opinione di una di esse, l’integrità territoriale, l’indipendenza politica o la sicurezza di una delle parti fosse minacciata.
Articolo 5
Le parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse in Europa o nell’America settentrionale sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti, e di conseguenza convengono che se un tale attacco si producesse, ciascuna di esse, nell’esercizio del diritto di legittima difesa, individuale o collettiva, riconosciuto dall’art. 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti così attaccate intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’uso della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell’Atlantico settentrionale. Ogni attacco armato di questo genere e tutte le misure prese in conseguenza di esso saranno immediatamente portate a conoscenza del Consiglio di Sicurezza. Queste misure termineranno allorché il Consiglio di Sicurezza avrà preso le misure necessarie per ristabilire e mantenere la pace e la sicurezza internazionali.
Va fatta molta attenzione a quanto è affermato riguardo all’assistenza che viene data a chi è attaccato, in quanto è detto che gli appartenenti alla Nato la esercitano “intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’uso della forza armata”.
L’azione ritenuta necessaria, pertanto, non è necessariamente l’uso della forza armata. L’azione ritenuta necessaria può essere l’invio di aiuti economici, di condivisione di intelligence, di armamenti; non necessariamente l’uso di forze armate.
In effetti è esattamente quello che è stato fatto dai vari Paesi europei e non europei (in primis gli Usa) in questi tre anni di guerra in Ucraina. I vari Paesi solidali con l’Ucraina hanno inviato soldi, armi, equipaggiamenti; hanno fornito intelligence; hanno di fatto realizzato l’articolo cinque senza usare le forze armate.
Macron, ormai generalissimo dei neocon, vuole andare oltre? Ci vuole trascinare in una guerra mentre si sta stabilendo la pace? Questa è la logica di chi ha guidato la politica Usa fino a ieri. Parigi, dopo essere diventata alle Olimpiadi capitale woke, ora vuole diventare capitale mondiale dei neocon? Si accomodi pure. La Macroniade non è strategia che ci possa coinvolgere.
La Russia, evidentemente, conosce bene quanto è avvenuto e fa capire che il nodo è la Nato e che senza sciogliere quel nodo non si arriva a nulla. Trump, evidentemente, conosce benissimo qual è il nodo e sta agendo di conseguenza.
Difficile capire, a questo punto, cosa significhi l’idea di Giorgia Meloni, salvo che non sia semplicemente la riproposizione di quanto è stato fatto sino ad ora e che sia una sorta di “batti cinque” a Volodymyr nel momento nel quale l’unico cinque che rimane attivo e quello del saluto del battito delle mani.





