Home Opinioni GAZA, QUANDO MANCANO LE IDEE ALLA PSEUDO SINISTRA RESTA SOLO LA PROPAGANDA

GAZA, QUANDO MANCANO LE IDEE ALLA PSEUDO SINISTRA RESTA SOLO LA PROPAGANDA

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di Adolfo Tasinato

L’opposizione italiana ha trovato un nuovo bersaglio per la sua indignazione a orologeria: Giorgia Meloni, colpevole, secondo loro, di essere troppo morbida con Israele. A detta loro, appunto. Perché se si guarda ai fatti, il racconto della sinistra crolla come un castello di carta costruito su sabbie mobili.

Negli ultimi mesi, il Presidente del Consiglio ha più volte condannato apertamente l’escalation militare di Israele nella Striscia di Gaza, chiedendo con fermezza che lo Stato ebraico agisca con misura, tuteli i civili e rispetti il diritto internazionale. “Prudenza, umanità, proporzionalità”: sono parole pronunciate pubblicamente da Meloni in diverse sedi ufficiali, in Parlamento come nei consessi europei.

Eppure, questo non basta alla sinistra che, priva di una vera linea politica, si rifugia nel consueto schema: attaccare sempre e comunque Giorgia Meloni. Un riflesso automatico che serve a mascherare un vuoto strategico profondo. Nessuna proposta, nessuna visione, nessuna alternativa: solo slogan. Un’opposizione che non si oppone a nulla se non al Governo in quanto tale, incapace di incidere nel dibattito geopolitico e affogata nei cliché.

Lo vediamo anche negli interventi in Aula, atteggiamento scomposto degli oratori, agitazione e discorsi urlati, uno stile da mercato rionale di frutta e verdura più che da luogo di dibattito politico, di critica legittima ma che dovrebbe essere finalizzata ad elaborare proposte nell’interesse dei cittadini.

Ma la vera ipocrisia risalta quando si ricorda che la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, non ha mai contestato e anzi ha spesso difeso le azioni militari israeliane, soprattutto nei primi mesi del conflitto. La sua posizione ufficiale, più volte ribadita, è stata quella di sostenere il diritto di Israele a difendersi. Un punto, guarda caso, non troppo distante da quello dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. E voglio anche ricordare che quando nel passato Israele compiva azioni militari nella Striscia di Gaza e in Italia governava la sinistra, non si è alzata alcune voce di condanna, nessun attacco allo Stato di Israele.

Allora la domanda è: dov’era tutta questa indignazione fino a ieri? Perché ciò che è stato accettabile per la Schlein a ottobre, diventa improvvisamente intollerabile a luglio? La risposta è semplice: non è cambiato il conflitto, è cambiata l’urgenza politica dell’opposizione di ritagliarsi uno spazio mediatico.

D’altronde proprio in questi giorni possiamo ammirare il leader di ItaliaViva, Matteo Renzi, mister 2%, l’uomo che rottama tutto compreso se stesso, impegnato a distribuire volantini contro la Meloni davanti ai supermercati. Dire che siamo arrivati alla frutta (e verdura) è scontato.

Va ricordato che Giorgia Meloni ha il dovere istituzionale di mantenere rapporti costruttivi con Israele, Nazione amica dell’Italia, partner strategico in economia, sicurezza e diplomazia internazionale. Ma al tempo stesso ha dimostrato di non chiudere gli occhi di fronte alle sofferenze dei civili palestinesi. Non è questione di schieramenti ideologici, ma di equilibrio, di responsabilità, di capacità di stare al proprio posto di leader.

Questo non significa rimanere immobili ed accettare tutto ciò che avviene, ad esempio per quanto riguarda l’assistenza umanitaria alle popolazioni civili di Gaza il Governo italiano sta dando un contributo importante. Di seguito riassumo brevemente alcune di queste iniziative concrete.

Cosa ha fatto il governo Meloni per Gaza
  • Iniziative umanitarie: sin dall’inizio della crisi, l’Italia ha attivato una task force umanitaria, coordinata dalla Farnesina e dalla Protezione Civile, per inviare aiuti sanitari e alimentari alla Striscia di Gaza.
  • Ospedale da campo: è stato organizzato l’invio di materiale medico e l’assistenza sanitaria ai civili palestinesi, in particolare donne e bambini, in collaborazione con la Mezzaluna Rossa egiziana e altri partner internazionali.
  • Evacuazioni e assistenza: il governo ha favorito l’evacuazione di minori feriti da Gaza per essere curati negli ospedali italiani, tra cui il Bambin Gesù di Roma.
  • Fondi aggiuntivi: l’Italia ha stanziato milioni di euro per progetti di aiuto immediato, in particolare attraverso l’UNRWA e organizzazioni umanitarie presenti sul campo, nonostante le critiche e polemiche attorno ad alcuni attori coinvolti.
  • Diplomazia: Meloni ha partecipato attivamente ai vertici europei per promuovere pause umanitarie e corridoi di aiuti, posizionando l’Italia come ponte tra l’Occidente e i Paesi arabi.

Insomma, mentre altri parlano e si agitano sui social, il governo Meloni ha operato, silenziosamente ma concretamente, per salvare vite a Gaza.

Il Governo sicuramente ha avuto alti e bassi nei suoi primi mille giorni di attività ma è fisiologico, su diverse cose si dovrà fare meglio ma non si può certo dire che manchi la determinazione e la visione per ridare un ruolo all’Italia anche a livello internazionale a tutela dei propri interessi geopolitici, nel Mediterraneo ma anche nei Balcani ad esempio.

Il tutto in una situazione internazionale che non è esagerato definire la più difficile e complessa dalla fine della seconda guerra mondiale. In una situazione del genere la stabilità di governo, una leadership autorevole e azioni concrete in sinergia coi partner internazionali sono elementi fondamentali per attraversare le acque agitate di un mondo dove si stanno delineando nuovi equilibri geopolitici. 

Non voglio pensare cosa saremmo se sul ponte di comando avessimo l’avvocato del popolo senza alcuna esperienza politica, Giggino e Speranza, lo scrittore che ritira i libri che ha scritto.

Per tornare sulla vicenda di Gaza, chi oggi accusa Meloni di “connivenze” con Israele dimentica, o finge di dimenticare, che fare politica estera non significa urlare slogan da un palco, ma tenere saldi i rapporti con gli alleati, promuovere la pace senza rinunciare alla fermezza, parlare a tutte le parti senza cedere alla demagogia.

L’Italia non è un mondo a sé, fa parte della Unione Europea e di una Alleanza militare, il Presidente del Consiglio non può prescindere da queste realtà e deve quindi mantenere una posizione di equilibrio anche perché le situazioni a livello internazionale sono talmente fluide e variabili che si rischia di ritrovarsi nel giro di 24 ore dalla parte sbagliata.

L’opposizione che condanna il sovranismo ora vorrebbe un’Italia che gioca la partita internazionale per proprio conto? Magari dichiariamo guerra ad Israele e già che ci siamo anche agli USA?

L’opposizione, se vuole tornare credibile, dovrebbe abbandonare il teatrino del “contro per forza” e cominciare a fare ciò che da tempo ha dimenticato: costruire una visione, offrire una prospettiva, dire qualcosa di serio. Fino ad allora, continuerà a scivolare su ogni attacco che prova a lanciare, come in questo caso, sotto i colpi della propria inconsistenza.

 

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  • Redazione

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