
di Marco Pugliese
Bollette basse? Si può. Ma serve coraggio politico e un minimo di competenza. Oggi paghiamo il gas a prezzi insensati, eppure la soluzione è a portata di mano. Basta conoscere i fatti e voler intervenire.
All’inizio degli anni 2000, l’Italia produceva quasi 21 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Poi, scelte ideologiche e immobilismo hanno frenato tutto. Mentre noi chiudevamo i rubinetti nell’Adriatico, altri trivellavano anche davanti alle nostre coste. Siamo arrivati così a dipendere quasi totalmente dall’estero, pagando a caro prezzo ciò che prima producevamo in casa.
Ma non è tutto. Il prezzo che paghiamo per il gas è deciso in un mercato chiamato TTF, con sede ad Amsterdam. Sembra una Borsa, ma in realtà è poco più di un mercato rionale: scambi ridotti, pochissimi operatori, volumi irrisori. Questo significa che basta pochissimo – una voce, una speculazione, un’asta andata a vuoto – per far esplodere i prezzi anche del 100% o del 200% nel giro di pochi giorni. È successo più volte. Eppure continuiamo a usare quel prezzo come riferimento per tutte le nostre bollette.
Negli Stati Uniti, invece, il prezzo del gas è fissato su un mercato vero, l’Henry Hub. È trasparente, liquido, globale. I prezzi sono pubblici, aggiornati ora per ora, e molto più bassi. E c’è un altro dettaglio fondamentale: le società che importano gas sono obbligate a dire allo Stato a quanto lo comprano. Da noi, invece, questa informazione resta nascosta, anche alle autorità. Perché? Le società sostengono di non poter rivelare i dati per via della quotazione in Borsa, ma è una scusa. Le regole si possono cambiare. E chi rappresenta lo Stato ha il diritto – anzi, il dovere – di sapere.
Draghi lo aveva detto chiaramente: la Borsa di Amsterdam è al centro di manovre speculative. Ma nonostante la denuncia pubblica, nessuno ha avuto il coraggio di intervenire.
E allora, cosa bisognerebbe fare? Tre mosse semplici: uscire dal TTF e adottare un riferimento serio come l’Henry Hub americano; riprendere la produzione nazionale nel nostro Adriatico; valorizzare nuovi giacimenti – come quello individuato da Eni a Cipro – con una politica energetica autonoma, pragmatica e non ideologica.
Questo significa abbassare i costi reali, spezzare le logiche speculative e proteggere famiglie e imprese da bollette insostenibili.
Non è utopia, è realismo. Ma serve volontà. E soprattutto, servono politici che capiscano davvero di cosa parlano. Perché di analisi serie, in giro, se ne vedono pochissime. Tanta propaganda, molto tifo. Ma chi ci rimette, come sempre, siamo noi.





