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FRANCIA INSTABILITA’ POLITICA E CONTI PUBBLICI

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Francia: instabilità politica e conti pubblici, il nodo che soffoca l’economia

La Francia vive una fase di forte fragilità in cui politica, debito e mercati si intrecciano, generando pressioni paragonabili a quelle vissute da Italia, Spagna e Grecia durante la crisi del debito sovrano.

Il premier François Bayrou ha legato la sua sopravvivenza politica al voto di fiducia dell’8 settembre 2025. In gioco c’è una manovra da 44 miliardi di euro che prevede:
• blocco del turnover nel pubblico impiego;
• taglio dei sussidi e riduzione della spesa sociale;
• abolizione di alcuni giorni festivi, stimata in 2 miliardi di risparmio annuo.

L’opposizione – dal Rassemblement National a sinistra e Verdi – si è già schierata contro.

L’instabilità politica si è tradotta subito in turbolenza finanziaria:
• il CAC 40 ha perso circa 2% in una sola seduta;
• le banche francesi hanno bruciato miliardi: BNP Paribas –6,1%, Société Générale –6,4%, valori simili al mini–crollo del 2011 quando lo spread francese superò i 200 punti;
• i rendimenti dei bond decennali francesi sono risaliti al 3,8%, con spread sul Bund oltre i 90 punti, quasi raddoppiati rispetto a inizio anno.

Ogni 0,5% di aumento dei tassi pesa sul bilancio statale per circa 7 miliardi annui di maggiori interessi.

Debito e deficit: numeri fuori controllo, per cui diceva agli altri di “fare i compiti a casa” è uno smacco.

Secondo la Commissione UE i consueti indici economici sono i seguenti:
• debito pubblico: 116% del PIL nel 2025, in salita al 118,4% nel 2026. In termini assoluti, oltre 3.200 miliardi di euro, secondo solo all’Italia in Europa;
• deficit: 5% del PIL, il doppio rispetto al tetto del Patto di Stabilità (3%);
• crescita: +0,6% nel 2025, contro il +1,1% stimato per la media eurozona.

Per confronto, l’Italia – pur con un debito al 140% – nel 2025 dovrebbe crescere dello 0,9%, dimostrando una maggiore resilienza industriale e una bilancia commerciale più equilibrata.

Il ministro delle Finanze Éric Lombard ha avvertito: senza stabilità politica, la Francia rischia di dover ricorrere a un intervento del Fondo Monetario Internazionale (mai accaduto all’Italia…). Uno scenario che ricorda quello della Grecia nel 2010, quando l’assenza di credibilità politica fece precipitare i mercati e costrinse Atene al commissariamento.

La Francia non è tecnicamente al collasso questo è vero, i numeri mostrano un’economia terribilmente esposta:
• crescita debole,
• debito elevato;
• spesa pubblica difficile da contenere;
• banche vulnerabili.

Con la politica incapace di garantire stabilità, il rischio di una crisi di fiducia sistemica è concreto. Un “crollo” non immediato, ma una lenta erosione (in accelerazione) che potrebbe trasformare la Francia da motore europeo a nuovo anello debole della catena dell’euro.

Questi sono i risultati della politica austera lanciata da Berlino, che porta inevitabilmente a trucchi contabili.

Autore

  • Redazione

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