“Lo Stato è quella grande finzione attraverso la quale tutti cercano di vivere a spese di tutti.” — Frédéric Bastiat
2018-2022: le tasse, che in presenza di uno stato inefficente vengono percepite come persecuzione fiscale, se non addirittura pizzo di stato
Negli anni tra il 2018 e il 2022, l’Italia ha vissuto un periodo di vera e propria oppressione fiscale. Il sistema tributario è percepito per molti, soprattutto per chi paga, come una sorta di estorsore legalizzato, con uno Stato che, anziché incentivare la crescita economica, si è comportato come un soggetto assetato di introiti.
L’Italia, con una pressione fiscale complessiva che ha sfiorato il 65% tra imposte dirette e indirette, si è distinta per la sua capacità di strangolare piccoli imprenditori, lavoratori autonomi e professionisti. Le partite IVA sono diventate il bersaglio prediletto del fisco, trattate alla stregua di criminali, con controlli ossessivi, sanzioni sproporzionate e una burocrazia che sembra costruita apposta per impedire a chi lavora di sopravvivere.
Il sistema fiscale si è rivelato non solo inefficiente, ma anche ingiusto. Da un lato, grandi aziende e multinazionali hanno continuato a godere di scappatoie e privilegi, potendo spostare capitali all’estero o beneficiare di accordi di favore. Dall’altro, i cittadini comuni sono stati sottoposti a una continua spremitura, con tasse sempre più alte e controlli sempre più invasivi.
Chi pagava regolarmente veniva comunque vessato con nuovi balzelli, mentre chi osava mettere in discussione il sistema si trovava presto nel mirino dell’Agenzia delle Entrate, con cartelle esattoriali impossibili da saldare e il rischio concreto di vedersi pignorare beni e conti correnti.
La promessa di ridurre le tasse è rimasta solo uno slogan elettorale. In realtà, il messaggio del fisco era chiaro: paga senza fiatare, o preparati alla guerra.
2023-2025: La nuova era della fiscalità di Stato
Chi sperava che il periodo 2023-2025 segnasse un’inversione di rotta ha dovuto presto ricredersi. Anzi, con l’alibi della digitalizzazione e della lotta all’evasione, il sistema si è fatto ancora più feroce e automatizzato.
L’introduzione della fatturazione elettronica obbligatoria, l’incrocio di dati bancari e fiscali e il controllo costante delle transazioni hanno trasformato lo Stato in un vero e proprio Grande Fratello Tributario. Se prima il fisco aveva bisogno di controlli mirati per colpire i contribuenti, ora la sorveglianza è continua, preventiva e onnipresente.
La lotta all’evasione si è trasformata in una persecuzione indiscriminata. La presunzione di colpevolezza è diventata la regola: se guadagni troppo, sei un evasore; se guadagni poco, sei comunque sospetto. Intanto, le piccole imprese continuano a chiudere, i giovani fuggono all’estero e chi resta è costretto a lavorare metà anno solo per pagare le tasse.
Ma il peggio deve ancora arrivare: il fisco non si accontenta più di prelevare il denaro, ora vuole anche decidere quanto puoi spendere e cosa puoi fare con i tuoi soldi. Tra nuove imposte patrimoniali, controlli sui conti correnti e restrizioni sulle transazioni in contanti, lo Stato si avvicina sempre più al controllo totale della ricchezza privata.
Conclusione: quando lo Stato diventa un vero e proprio oppressore
C’è una verità scomoda che nessuno osa dire: lo Stato ha adottato le stesse logiche non del tutto ortodosse. Chiede denari sotto forma di tasse, minaccia chi non paga con sanzioni e pignoramenti, e si assicura che nessuno possa sfuggire alla sua morsa.
Il vero problema non è l’evasione fiscale, ma un sistema che tratta i cittadini come sudditi, costringendoli a pagare sempre di più per mantenere un apparato pubblico inefficiente e sprecone. Chi paga regolarmente le tasse non riceve servizi adeguati, mentre chi evade su larga scala continua a farlo senza troppe difficoltà.
Se questa è la legalità, viene quasi da chiedersi se il problema non sia proprio la legge stessa. Perché quando lo Stato diventa iniquo, soprattutto con gli onesti, la ribellione non viene più sentita, per chi la attua, come un atto illegale, ma una necessità di sopravvivenza.
Ma gli italiani non sono francesi. Non fanno rivoluzioni. Piegano la testa, sempre.