
Exxon–Rosneft: il grande ritorno. Mentre l’Europa sanziona a vuoto, gli USA riabbracciano Mosca e Berlino si riarma
Dieci anni dopo lo stop imposto dalle sanzioni del 2014, la più grande alleanza energetica tra USA e Russia torna sul tavolo: ExxonMobil e Rosneft discutono la riattivazione di joint venture nell’Artico e nei giacimenti shale, un business da oltre 500 miliardi di dollari che già nel 2013 aveva fatto tremare i mercati.
Il paradosso è evidente: Washington torna a fare affari con Mosca, mentre Bruxelles inanella pacchetti di sanzioni che hanno prodotto poco più che titoli sui giornali. Dal 2022 a oggi, l’UE ha varato 14 round di sanzioni, con un impatto complessivo sul PIL russo stimato dal FMI in appena -3,8%. Nello stesso periodo la Russia ha aumentato del +7% le esportazioni di greggio verso India e Cina, con uno sconto medio di 25 dollari al barile che ha comunque garantito al Cremlino oltre 210 miliardi di entrate nel 2023.
Intanto Exxon non resta a guardare. Il colosso texano ha chiuso il 2023 con 36 miliardi di dollari di utili netti, posizionandosi come la prima major mondiale per capitalizzazione. Rinunciare al petrolio artico russo – riserve stimate in 85 miliardi di barili equivalenti – significherebbe cederlo definitivamente alle aziende statali cinesi.
Sul fronte europeo la fotografia è impietosa. La Germania, costretta dal “freno costituzionale al debito” e dagli impegni NATO, dovrà portare la spesa militare a 85 miliardi nel 2025, pari al 2% del PIL. Un impegno che si scontra con un buco di bilancio stimato in 30 miliardi di euro, mentre l’industria manifatturiera tedesca ha registrato un crollo del -12% rispetto al 2018 e l’indice Ifo della fiducia è ai minimi dal 2009.
Per l’Europa, i costi energetici restano la zavorra. L’LNG americano si paga a 35 dollari per milione di BTU, contro i 10 dollari del 2021. L’Italia spende 70 miliardi l’anno per importazioni energetiche, la Germania oltre 90 miliardi.
La lezione è lampante: mentre Bruxelles predica e sanziona, gli altri fanno affari. Exxon e Rosneft riscrivono le regole del petrolio globale, Berlino si riarma per salvare la faccia in NATO, Pechino incassa petrolio scontato. E l’Unione Europea? Marginalizzata, condannata a pagare il conto più salato senza incidere davvero sugli equilibri del mondo.
Vi avevo anticipato che il summit in Alaska celasse altro (leggi il report qui: https://lnkd.in/dt3kxZWG). Nei prossimi mesi vedremo altro, ovviamente queste notizie le trovate poco in Italia, dove la vera analisi lascia spazio al gossip…





