
di Ugo Busatti
Con il caos nel Mondo degli ultimi anni, caos che purtroppo sta estendendosi piuttosto che il contrario, ci sono una serie di vicende che attenzionavo in passato che si sono evolute.
Una di esse, estremamente importante per l’Italia e per la economia di Taranto, é la ex ILVA, eufemisticamente ribattezzata ” Acciaierie d’Italia.”
62% Archelor Mittal, 38% Invitalia. Si stima in 15 miliardi di euro il costo per le casse pubbliche degli ammortizzatori sociali e della decennale procedura di salvataggio dell’ex Ilva. Dai 12 milioni di tonnellate di acciaio prodotto quando funzionava, la ex ILVA avrebbe dovuto produrne almeno 6 per salvare 10.000 addetti. La guida sconsiderata dell’azionista privato ha portato la produzione a raschiare il fondo: poco piú di 3 milioni. Uno scarso 20% del mercato italiano.
Il mercato richiede acciaio, i prezzi sono saliti, tanto per cambiare, e Acciaierie Italia chiede altra cassa integrazione. Lo Stato (noi) abbiamo giá finanziato prima con 400 milioni, poi con 680 un presunto rinnovamento tecnologico, ma ormai da piú fonti si sostiene che questi soldi vanno a coprire deficit di cassa piuttosto che a servire per lo sviluppo. Quindi ancora soldi pubblici per interessi privati.
Antonio Gozzi, presidente di Duferco e di Federacciai in una intervista al Giornale si esprime cosí: «È l’ora della verità per l’ex Ilva, se non si investe subito, e si decarbonizza, Taranto è morta. E l’Italia perderà definitivamente un asset strategico per la catena di approvvigionamenti dell’industria italiana»
Per chi é interessato, vada a cercare i post che ho scritto sulla vicenda qualche anno fa. Avevo preannunciato che regalare la ILVA al gigante Indiano, ci avrebbe solo portato piú velocemente alla eliminazione di un concorrente pericoloso, piuttosto che ad una soluzione dei problemi della societá.
La strada era facile allora: intervento pubblico al 100%, decarbonizzazione, incremento delle produzioni dato che il mercato é solido, e recupero degli investimenti collocando la societá in borsa. I Fondi pensione avrebbero potuto acquistare azioni e produrre ricchezza.
Invece é stata scelta la strada del fallimento annunciato. Sprecando altri soldi pubblici. Tanti sono gli attori politici di questa sciagura: Calenda, di Maio, Conte, ed altri. Possibile che nessuno debba mai pagare per lo spreco delle risorse pubbliche?





