
di Alessandro Roazzi
Fra il dire e il fare nel mondo c’è di mezzo la menzogna. E la corda si tira. L’Europa era uno stagno immobile, ora è un Arlecchino, ma si muove.
Scegliere sembra difficile assai, però almeno si può ragionare non sulle fesserie buro-elitarie ma sulle contraddizioni.
Tornano a farsi vedere Germania, Francia e Gran Bretagna, l’Europa a più velocità nei fatti c’è anche se può non piacere…ad Orban ad esempio.
Coesiste ma per poco forse la rigidità delle regole di Maastricht e indebitamenti colossali con la nuova Germania che mostra una insolita spregiudicatezza.
Gli arsenali nucleari sono a disposizione, la guerra commerciale forse seguirà e forse no anche perché i dazi risentono di un clima di bugie a tinte forti.
Forse l’unico vero obiettivo che potrebbe allontanare tempi minacciosi sarebbe quello di riconoscere fra Europa e Russia comuni radici cristiane, ma la religione non è in voga di questi tempi.
È’ invece sugli scudi tutto un “altolà’” (con i morti…purtroppo) senza una vera direzione di marcia, ma pur tuttavia qualche pretesa sta tramontando: quella dell’oltranzismo verde, delle élite senza vergogna, di un progressismo a parole, di nazionalismi vuoti.
E su un piano internazionale più vasto un equilibrio multipolare, che la lotta per le egemonie “regionali” rende il tutto poco realistico.
Non siamo ai falò ma chissà’, intanto si vive una tragicommedia con un finale tutto da inventare. Dalla nostra politica il contributo è per lo più di un patetismo da fiction in economia con tanto di liti nei vari cortili.
La mediocrità non offre nulla di più, ma si sapeva.





