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ETICA DEI MANAGER

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di Bruno Chiavazzo

Sembra incredibile, ma ogni giorno in Italia e nel mondo si tengono centinaia, forse migliaia, di convegni, conferenze, tavole rotonde, sulla funzione manageriale in azienda. Si fanno, corsi, team building, riunioni dove si parla del ruolo sociale dell’impresa, la necessità di fare squadra, della responsabilità del leader, di quanto sia importante il “valore” dell’azienda, di reputazione, e tutta la retorica che ne consegue.

Chi ha lavorato in grandi aziende con qualche ruolo rilevante, sa benissimo che tutto il teatro che si crea intorno alla “centralità” del manager è pura fantasia. Nel corso degli anni è venuta avanti una specie di “economia parallela” che vive su questa retorica che nei fatti non produce alcunché.

Agenzie, consulenti, comunicatori, giornalisti, offrono alle aziende corsi, ovviamente ben retribuiti, per “formare” i quadri aziendali, instillare la competizione, aggredire il mercato, battere la concorrenza, tutto finalizzato all’aumento delle vendite o dei servizi offerti. Che di per se non sarebbe un male in un regime capitalistico come quello in cui viviamo.

Ma poi una mattina apriamo i giornali e leggiamo quello che è la dura realtà del vissuto aziendale. Gianni Mion, ex amministratore di Atlantia, la holding dei Benetton che aveva in pancia anche la Società Autostrade, interrogato in tribunale a proposito del crollo del Ponte Morandi a Genova, ha detto: “ Nel 2010 si tenne una riunione con i massimi dirigenti del gruppo Autostrade, durante la quale i tecnici rivelarono l’esistenza di un difetto strutturale che metteva a repentaglio la stabilità del ponte di Genova. Nessuno dei presenti batté ciglio”.

Nessuno tranne lo stesso Mion che chiese di sapere a chi spettasse certificarne la sicurezza. La risposta fu: “ce la certifichiamo da soli”. E lui, il potente manager con uno stipendio a sei zeri, formato in tanti team building reputazionali, in anni di partecipazioni e interviste sull’etica manageriale, non disse nulla “per paura di perdere il posto”. Sono passati otto anni dal crollo, 43 persone morte innocenti, un danno economico e di reputazione per le aziende italiane incalcolabile.

Gilberto Benetton, presente a quella fatidica riunione, viene fotografato il giorno dopo il disastro, vestito di bianco, insieme ai suoi fratelli, in una foto ad una feste campestre nella loro tenuta. E, sempre a proposito di retorica, pochi mesi prima della tragedia di Genova, Gianni Mion aveva mandato in stampa un libro, edito dalla Bocconi, dal titolo “Manager Oggi”, in cui veniva descritto così: “Un manager che ha svolto un ruolo importante nel processo di diversificazione e sviluppo di un grande gruppo familiare italiano, partecipando a importanti processi di privatizzazione quali SME e Autostrade e a significative operazioni finanziarie, alcune delle quali tuttora in corso”.

Come diceva Pitigrilli: “il passato non ci appartiene”. Mai come in questo caso.

Autore

  • Redazione

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