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Epstein, le radici del male come strumento di dominio

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le radici del male

Evitare i cialtroni e scavare nel marciume

Gli Epstein file, al di là della stupida strumentalizzazione che ne fanno alcuni cialtroni a fini di bassa politica da cortile, man mano sono visitati e analizzati, evidenziano come Epstein e Ghislaine Maxwell fossero lo strumento di un sistema di potere complesso della cupola globalista che ha governato l’Occidente per quasi 35 anni.

Un sistema di potere che, tra le altre cose, contemplava una macchina di ricatto che si è spinta fino al coinvolgimento di alcuni nei crimini più orrendi, ma anche in finanziamento di studi ed esperimenti che sono già stati operati dal nazismo e che hanno alcuni dei loro fondamenti nell’eugenetica e nel malthusianesimo elaborati in ambito inglese nei due secoli precedenti al nostro attuale.

Ci sono file che non sono stati resi pubblici per evitare problemi alle vittime, ma che sono consultabili dai parlamentari Usa ed è ormai chiaro che contengono la prova di abuso sessuale sui minori, di morte, di abuso fisico o lesioni a persone.

Due dati sono certi.

Il primo è che gli Epstein file contengono migliaia di citazioni di nomi di persone che sono citate per i motivi più vari, non necessariamente catalogabili come reato.

Epstein era un miliardario che faceva affari in tutto il mondo e intratteneva rapporti di affari con vari soggetti, così come aveva attività filantropiche e intratteneva rapporti con varie persone in relazione a tali attività filantropiche.

Dobbiamo, pertanto, considerare pattume cialtronesco per bassi fini di propaganda politica la caccia al nome, quando il nome è citato solo per questioni che nulla hanno a che fare con il male, il ricatto o attività da inserire nel novero di quelle che oggi possiamo dire naziste in chiave moderna.

Il secondo dato è che nei file ci sono le tracce di finanziamento di studi relativi all’eugenetica, come la inseminazione di giovani donne in imitazione del nazista lebensborn o la clonazione umana in Ucraina, con il “baby design” Bryan Bishop o, ancora, della creazione di bambini geneticamente modificati.

Epstein costrinse giovani donne minorenni a partorire figli dopo averle violentate e inseminate, utilizzandole come”incubatrici umane”. Nel suo Zorro Ranch nel New Mexico ingravidò fino a 20 donne per volta.

Anche nel caso di questi efferati delitti è necessario distinguere quelli che riguardano un progetto eugenetico, volto, probabilmente, nella mente malata di una cupola di delinquenti nazisti in versione moderna, da quelli di abuso di minorenni, spinto fino all’infanticidio e al cannibalismo, utilizzati per ricattare al più alto livello personaggi altolocati in vari ambienti e per soddisfare lo statu satanico di alcuni personaggi appartenenti al mondo ristretto della cupola di potere.

In questo ultimo caso siamo di fronte al satanismo, al male in sé, al male che alberga in alcuni umani. Male che va analizzato, in quanto, non è solo strumentale, ma ontologico.

Esistono umani che sono ontologicamente il male? Argomento da considerare in tutta la sua valenza.

Gli Epstein file, così come il satanismo di Crowley o il nazismo, ci mettono di fronte, ancora una volta nella storia, alla questione del male ontologico e al male così come si è presentato più volte nella storia.

Le vicende umane della storia e quelle dell’attualità, infatti, attivano costantemente all’attenzione la questione del male, della malvagità, della cattiveria e pongono la domanda se il male sia consustanziale all’essere umano e se sia una delle infinite possibilità esistenti nell’universo.

La risposta dello psicologo James Hillman è che tra gli umani esiste il cattivo in quanto l’essenza umana (la ghianda angiosperma, come la chiama) può celare un cuore malvagio e corrotto e in questo caso il dáimon (spirito guida nella concezione platonica) si fa demonio.

Jung ha riflettuto molto sulla questione del male come privatio boni, concetto che ha radici platoniche e che non riconosce al male un suo statuto ontologico.

Carl G. Jung, nel suo “Risposta a Giobbe” affronta l’archetipo della divinità e scrive di Yahwèh.

“Esistevano in lui contemporaneamente ponderatezza e sconsideratezza, bontà e crudeltà, energia creatrice e volontà di distruzione”.[1]

“Yahwèh – afferma Jung – non è diviso in due, egli è un’antinomia[2], una totale opposizione interna, l’indispensabile presupposto della sua mostruosa dinamica, della onnipotenza e della sua onniscienza”. [3]

“Per l’uomo dell’antichità più lontana le cose erano diverse: le sue divinità fiorivano e s’inturpidivano di tutte le virtù e di tutti i vizi. Si poteva perciò punirle, incatenarle, aizzarle l’una contro l’altra senza che, perlomeno a lunga scadenza, il loro prestigio ne soffrisse minimamente. L’uomo di quegli eoni era talmente assuefatto alle contraddizioni del comportamento divino che il loro insorgere non lo turbava eccessivamente”. [4]

“Egli [Yahwèh] è ogni qualità nella sua totalità, perciò la giustizia assoluta ma, allo stesso tempo, anche il suo contrario, pure questo altrettanto perfetto”. [5]

Jung introduce una riflessione sul brutale potere del Demiurgo, il quale dice di sé stesso: “Ecco cosa sono Io, il Creatore di tutte le invincibili, spietate forze della natura, che non sono state sottomesse a nessuna legge morale; anch’Io stesso sono una potenza amorale della natura, una personalità del tutto fenomenica, che non vede il proprio rovescio”. [6]

Lascio a chi ne sa più di me di entrare nel merito di quanto afferma Jung in relazione alla divinità ebraica, limitandomi a registrare il parere di un illustre studioso quale è Jung.

Una della più evidenti distinzioni tra bene e male ci viene dal mazdeismo (o zoroastrismo), antica religione iranica fondata dal profeta Zarathustra (Zoroastro), la quale si basa su un profondo dualismo etico e cosmico, incentrato sulla lotta tra le forze del bene e quelle del male. Questa visione divide il mondo in due principi opposti e in costante conflitto, ma con un esito finale che prevede la vittoria del bene.

Ahura Mazdā (Spenta Mainyu) è la divinità suprema, il “Signore Sapiente”, creatore del bene, della luce, della verità (Asha) e dell’ordine. Spesso associato allo Spirito Santo o Benefico (Spenta Mainyu), rappresenta la forza creativa. Angra Mainyu (Ahriman) è lo spirito distruttivo, il principio del male, dell’oscurità, della menzogna (Druj) e del caos. Non è un dio creatore, ma un avversario che corrompe la creazione di Ahura Mazdā.

La realtà pertanto è il teatro di una battaglia tra l’ordine (bene) e il caos (male). Ahriman attacca la creazione, causando malattie, invecchiamento, disastri naturali e morte. Il dualismo si riflette nell’interiorità umana. Zarathustra ha insegnato che gli esseri umani sono chiamati a scegliere tra il bene e il male, utilizzando il proprio libero arbitrio.

Interessante, al fine di questa riflessione, la questione della gnosi, che ci presenta come sia possibile collocarsi, da parte dell’umano, dalla parte del bene o dalla parte del male.

Ernesto Bonaiuti, uno dei maggiori studiosi del cristianesimo del secolo scorso, descrive lo gnosticismo nelle sue origini e nella sua evoluzione.

“Iniziato vigorosamente col secondo secolo, il movimento gnostico – scrive Bonaiuti – raggiunge il suo più alto sviluppo all’epoca degli Antonini”. [7]

Lo gnosticismo ha un suo lato volto al male che ci può dare un interessante quadro di come certe pratiche, che troviamo nell’orrore di Epstein e della cupola che lo ha usato, abbiano una loro radice in certi filoni gnostici.

C’è, giusto per cominciare, un parallelo interessante con l’attualità.

“Lo Gnosticismo – scrive Bonaiuti – fenomeno essenzialmente aristocratico, non è uscito dalle file delle classi elevate e colte. […]. Innanzitutto noi dobbiamo osservare che lo Gnosticismo è fenomeno dei grandi centri cittadini, e nello stesso tempo raccoglie manipoli più copiosi di seguaci nelle classi colte della società: in quelle classi che, avide di cultura ed educate a sentimenti affinati e a preoccupazioni scientifiche, costituiscono quella élite della società, a cui, secondo filosofi individualisti, spetta la missione di governare sulla turba anonima e ignara della plebe”. [8]

Quando Bonaiuti, citando Schmit, ci riferisce in merito agli Ofiti, ci presenta una realtà nella quale “questi erano divisi in due frazioni, che professando lo stesso fondo di idee speculative, seguivano due diverse morali. Gli uni (Saveriani, Arcontici, Sethiani) praticavano l’ascetismo più rigoroso; gli altri si davano sistematicamente ai vizi contro natura (Nicolaiti, Cainiti, ecc.”).[9]

Bonaiuti riporta quanto è scritto nel 2° Libro di Jeû: “Non comunicate (i misteri) a uomo o donna che credono in qualche modo a questi 72 arconti o ad essi offrono culto; né rivelateli a coloro che venerano otto potenze del grande arconte, cioè che mangiano il sangue dei mestrui della loro impurità e la semenza dei maschi, dicendo: noi possediamo la vera conoscenza e adoriamo il vero Dio”. [10]

Interessante quanto scrive Bonaiuti a proposito dei Carpocraziani, “i quali affermavano sfacciatamente che occorre abbandonarsi ad ogni genere di indegnità, bere fino a vuotare il calice del piacere, inebriarsi fino all’esaurimento nelle voluttà della carne, per affrancarsi dai vincoli di questa, per non costringere lo spirito, che non ha percorso tutto il cammino del pervertimento sessuale, a tornare in un corpo dopo la morte, per continuare, in una metempsicosi di nuovo genere, la soddisfazione delle più raffinate orge sessuali”. [11]

I “discepoli di Carpocrate – aggiunge Bonaiuti – concludono col dovere di non frenare mai gli istinti e, con un mostruoso capovolgimento del senso morale, dichiarano che il peccato non è un abbassamento, ma una elevazione e un affrancamento dal corpo”. [12]

Non è da meno Marco (un valentiniano), il quale, “secondo Ireneo, aveva come suo assistente un demonio, era assiduo frequentatore di salotti aristocratici, e specialmente intorno alle matrone ricche e colte, esercitava un’opera lenta e piena di risorse, per attirarle nell’orbita del suo pensiero teosofico e ottenerne i favori. […]. I proseliti di Marco erano rotti ad ogni libidine. Sul cumulo poi della loro moralità, gettavano un velo inconsapevolmente ipocrita di devozione, che si manifestava con preghiere insulse e vuote di senso”. [13]

Quando guardiamo al fondo satanico degli Epstein files, dobbiamo metterci nella prospettiva che nei secoli, certe idee sono transitate in sette che non hanno mai cessato di esistere e che, di volta in volta, anche assumendo nomi nuovi e mascherature varie, hanno operato.

Guardando alla cupola del globalismo e al fetore satanico che esce dai file che riguardano il loro burattino, ricattatore e attivatore di reti, per capire è necessario scavare a fondo nella storia del male che alberga nell’umano.

[1] Carl Gustav Jung, Risposta a Giobbe, Adelphi

[2] L’antinomia è un particolare tipo di paradosso che indica la compresenza di due affermazioni contraddittorie che possono essere entrambe dimostrate o giustificate. In questa situazione non è possibile applicare il principio di non-contraddizione.

[3] Carl Gustav Jung, Risposta a Giobbe, Adelphi

[4] Carl Gustav Jung, Risposta a Giobbe, Adelphi

[5] Carl Gustav Jung, Risposta a Giobbe, Adelphi

[6] Carl Gustav Jung, Risposta a Giobbe, Adelphi

[7] Ernesto Bonaiuti, Lo stoicismo, Storia delle lotte religiose, Tiemme edizioni

[8] Ernesto Bonaiuti, Lo stoicismo, Storia delle lotte religiose, Tiemme edizioni

[9] Ernesto Bonaiuti, Lo stoicismo, Storia delle lotte religiose, Tiemme edizioni

[10] Ernesto Bonaiuti, Lo stoicismo, Storia delle lotte religiose, Tiemme edizioni

[11] Ernesto Bonaiuti, Lo stoicismo, Storia delle lotte religiose, Tiemme edizioni

[12] Ernesto Bonaiuti, Lo stoicismo, Storia delle lotte religiose, Tiemme edizioni

[13] Ernesto Bonaiuti, Lo stoicismo, Storia delle lotte religiose, Tiemme edizioni

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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