Con finanziamento dimezzato futuro a rischio
Dopo l’incubo del governo Conte – quando il “gerarca minore” Crimi ci portò a un pelo dalla chiusura di Radio Radicale – pensavamo di averla scampata. Invece no.
Il rischio è tutt’altro che scongiurato, anzi si ripresenta sotto forma di un taglio inspiegabile: da 8 milioni a 4 milioni. Dimezzati.
Come se Radio Radicale fosse una spesa superflua da sforbiciare.
Ma di cosa stiamo parlando?
Stiamo parlando di un archivio unico al mondo. Solo per fare un esempio concreto: se oggi possiamo difendere la memoria di Falcone e Borsellino attraverso le loro stesse parole – non filtrate, non reinterpretate, non manipolate – lo dobbiamo a Radio Radicale.
E i processi?
Quelli trasmessi interamente, senza la mediazione di chi decide cosa farvi sapere e cosa no. Il CSM, le commissioni parlamentari, ogni stanza del potere: Radio Radicale le ha aperte al cittadino comune quando nessun altro lo faceva.
E in vent’anni il corrispettivo non è mai stato adeguato nemmeno all’inflazione. Mai. Oggi invece di aumentarlo, lo tagliano della metà. E per di più con una formulazione che lascia Camera e Senato libere di “valutare la possibilità” di stipulare accordi: il che significa che non c’è nessuna garanzia. Nessuna certezza. Solo la possibilità concreta di una chiusura.
Confido in un passo indietro da parte della maggioranza, perché Radio Radicale non è patrimonio dei radicali: è patrimonio di tutti. Senza di essa restiamo in balia della disinformazione – quella dove tutti i partiti, a seconda della convenienza, diventano vittime e carnefici allo stesso tempo. Giustizia compresa.
Radio Radicale va tutelata. Punto.
Spero in un ripensamento da parte della maggioranza parlamentare. Al contrario, il buio!





